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Attualità | 21 novembre 2018, 18:30

Tramonta la riapertura dei Tribunali soppressi? A Saluzzo Calderoni “chiede certezze: o si riaprono o si ammette che è stata una boutade”

Il guardasigilli Bonafede nutre “poche speranze sulla possibilità di rivedere quanto disposto dalla riforma Severino”. Sulla querelle interviene anche l’avvocato Bonatesta: “Il ministro lasci perdere trifole, passerelle e gli inutili ‘sportelli di prossimità’ ed apra un tavolo serio con tutte le comunità interessate”

Immagine di repertorio

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Tramonta l’ipotesi di riapertura dei Tribunali soppressi con la riforma – datata 2012 – a firma Paola Severino, all’epoca ministro per la Giustizia del Governo di Mario Monti.

In Granda, il taglio provocò la chiusura dei Palazzi di Giustizia di Alba e Saluzzo. A nulla valsero, in quei tempi, le levate di scudi in difesa dei due presidi, che vennero poi chiusi, con l’accorpamento ai Tribunali di Cuneo (per Saluzzo) e Asti (per Alba).

Sino al “Contratto per il Governo del cambiamento”, il documento d’intenti sul quale si basa l’attuale Esecutivo, quello guidato da Giuseppe Conte.

“Occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria – si legge nel documento - modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni con l’obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese”.

Un impegno chiaro, messo nero su bianco, che – però – sembra già esser venuto meno.

Perlomeno stando alle parole di Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia del Governo Conte.

Bonafede sabato scorso si è recato ad Alba, in occasione del 25esimo convegno promosso dall’Associazione albese “Studi di Diritto commerciale”.

Il ministro, accolto dal sindaco Maurizio Marello e dal garante comunale per i diritti dei detenuti, Alessandro Prandi, è stato incalzato dal primo cittadino sulle situazioni che riguardano il carcere albese ed il Tribunali.

Durante il colloquio con Marello, Bonafede ha chiaramente rivelato di “nutrire poche speranze rispetto alla possibilità di rivedere quanto disposto negli anni addietro con la riforma Severino”.

Sul caso specifico di Alba, il guardasigilli ha “dimostrato attenzione all’esperienza dell’ufficio di prossimità già aperto presso l’ex Tribunale, dicendosi interessato ad approfondire una buona pratica di gestione della giustizia diffusa che gli interesserebbe estendere a 1.000 sedi in Italia”.

Su Saluzzo, ovviamente, non sono state spese parole.

Ma, limitandoci alla prima parte della dichiarazione di Bonafede, quelle “poche speranze” potrebbero valere anche per il Palazzo di Giustizia saluzzese.

Una pagina del “contratto di Governo”, dunque, cancellata – sembrerebbe – con un colpo di spugna?

Ne abbiamo parlato con il sindaco della città, Mauro Calderoni.

Penso di incarnare il pensiero comune, di maggioranza, minoranza e dipendenti, nel chiedere certezze. – ci ha detto - Noi chiediamo certezze.

Non si governa a colpi di dichiarazioni. Vogliamo atti d’indirizzo: riaprano i Tribunali come hanno detto mesi fa, o chiariscano che era una boutade.

Non si scherza con le persone: dietro questi continui cambi di rotta ci sono famiglie, persone, progetti di vita che dipendono anche dai luoghi di lavoro. In ogni caso diano subito il via libera per il trasferimento nell’ex Tribunale della Polizia stradale, che sarebbe compatibile con ambo le soluzioni, vale a dire sia in caso di riapertura che non”.

Sulla querelle interviene anche l’avvocato Maurizio Bonatesta, l’ultimo a ricoprire la carica di presidente dell’Ordine degli avvocati di Saluzzo che, con un ragionamento a 360 gradi, non risparmia alcune considerazioni critiche.

Onore al merito ai colleghi ed alla comunità albesi, che riescono a creare e promuovere eventi scientifico-culturali di rilievo, costituenti una sicura vetrina per varie personalità: e da ciò non abbiamo che da imparare.

Ma, al di là delle apparenze, non va dimenticato che ‘nei fatti’ - in questa materia - chi fa il bello ed il cattivo tempo è il Consiglio superiore della Magistratura ed il suo muro di gomma, contro cui, come in passato, nessun partito intende evidentemente schierarsi: lo dimostra il fatto che, in un ‘amen’, è svanita in silenzio una pagina del programma di governo.

Di certo, ho sempre detto che riaprire i tribunali - ad oggi - sarebbe un passaggio logisticamente e tecnicamente delicato e difficile, ma andrebbe fatto, perché abbiamo toccato con mano che nessun obbiettivo di specializzazione e di risparmio è stato raggiunto: la riforma Monti-Severino è stata solo un bluff per procrastinare di un paio di lustri il disastro del sistema, come molte altre che hanno tagliato, depenalizzato, aumentato i costi e le difficoltà di accesso ai tribunali, perseverando in riforme modellate ad uso e consumo e sulle necessità dell’‘apparato’ e non su quelle della domanda di giustizia.

Il ministro dovrebbe lasciar perdere trifole, passerelle pubblicitarie e ‘fumi negli occhi’ come gli inutili ‘sportelli di prossimità’ ed aprire, invece, un tavolo serio con tutte - dico tutte - le comunità interessate, che avevano realtà giudiziarie premiate (parole de ‘Il Sole24Ore’ dell'epoca) per efficienza e produttività, come lo è stato il Tribunale di Saluzzo, e quindi assurdamente soppresse, con enorme danno sia sotto il profilo del servizio giustizia che dell’indotto economico.

La nostra città, che dispone (visto che è stato oggetto di intervento) di un carcere ampliato ed in piena efficienza e di un palazzo progettato ad hoc come Tribunale, oltre ad essere centro gravitazionale di un vastissimo ed operoso territorio, ha già invitato il Ministro a riscontrare una precisa richiesta in tal senso.

Ma, sino ad ora, solo silenzio...”.

Nicolò Bertola

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