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Ad occhi aperti | 24 novembre 2018, 18:30

Diritti: maneggiare con cura - Quanto basta

Autismo - Quanto Basta

Quanto basta

Quanto basta

“Quanto basta” è un film italiano del 2018 scritto da Filippo Bologna, Ugo Chiti, Francesco Falaschi e Federico Sperindei e diretto dallo stesso Falaschi. Protagonista della vicenda è Arturo, chef celebre oltre che per il proprio talento soprattutto per il proprio brutto carattere, e a causa di questo caduto in disgrazia davanti all’opinione pubblica; l’incontro con il giovane asperger Guido (dotato proprio in forza della disabilità di capacità culinarie sopraffine) riuscirà a rimettere in carreggiata la sua vita.

Esiste un’importante differenza tra un articolo di giornale classico e uno inserito all’interno di una rubrica, ed è lo “spazio di manovra” concesso all’autore: nel secondo caso, per farla breve, ci si può prendere un po’ più di libertà dal punto di vista dei pareri e delle opinioni personali. E penso che voi - miei cari dieci lettori, soliti e fedeli - ormai abbiate capito quanto sia incline a farlo con “Ad occhi aperti”.

Ma questa volta è difficile, molto difficile, farlo. 

Non credo ci sia una singola persona della nostra provincia che si sia perso l’ampio dibattito relativo al giovane Francesco - ragazzo autistico grave che sin dallo scorso 18 ottobre non frequenta più il liceo “De Amicis” di Cuneo - , specie dopo l’ampio risalto mediatico avuto dalla campagna di sensibilizzazione lanciata dalla madre. 

Tra discussioni su cosa significhi trattare con giovani affetti da autismo e sul valore vero e proprio dell’inclusione scolastica, la questione ha tenuto banco per diversi giorni, spingendo anche il Provveditore agli Studi a organizzare un incontro aperto sia alla famiglia che allo staff scolastico per risolvere la situazione e per chiarire, una volta e per tutte, se e come Francesco possa esercitare il proprio diritto allo studio. 

Questione spinosa. Perché sembra assurdo ma anche nella nostra società moderna e tecnologicamente sempre più avanzata giudicare qualunque situazione di cui non si faccia esplicitamente parte è sempre molto più semplice del previsto (qualunque posizione si decida di tenere). 

La tematica dell’inclusione sociale e scolastica mi tocca - abbastanza - da vicino, avendo due delle persone più importanti della mia vita direttamente coinvolte nella questione. E per chi si trova nella mia stessa situazione, o in una posizione ancora più distante, film come “Quanto basta” possono aiutare a comprenderne la difficoltà. 

La pellicola tratteggia bene la realtà di chi è autistico e di chi si trova (o sceglie) di avere a che fare con l’autismo. E sottolinea come nel farlo sia necessario modificare del tutto la propria concezione del mondo, della quotidianità e dei rapporti interpersonali in modi e maniere che nessuno può davvero immaginare: non ci sono leggi e regole, è davvero “terra di nessuno”, e si procede progressivamente a tentoni cercando di fare più di un passo in avanti a fronte di meno di due indietro. 

Da esterno non posso non pensare che tutta la discussione su Francesco e sulla sua famiglia un vero risvolto positivo indubitabile possa darlo. E cioè l’opportunità impagabile di riflettere su cosa siano, come si muovano e fin dove possano arrivare i nostri diritti in quanto esseri umani: una discussione esageratamente ampia per un solo articolo e che, forse, troppo spesso dimentichiamo in qualche angolo oscuro della nostra identità senza risolvere (o tentare di risolvere) per davvero. Sempre che sia possibile farlo.

simone giraudi

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