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Attualità | mercoledì 05 dicembre 2018, 15:00

I dipendenti del Centro Riabilitazione Ferrero di Alba e Robilante "bocciano" il nuovo contratto tramite referendum

L'88% ha espresso un parere negativo. La Fp Cgil contesta il non riconoscimento dello scatto di anzianità che sarebbe dovuto partire per il mese di dicembre ad Alba e ad aprile 2019 a Robilante

I dipendenti del Centro Riabilitazione Ferrero di Alba e Robilante "bocciano" il nuovo contratto tramite referendum

Un referendum partecipato quello promosso dalla Fp Cgil e autogestito dai lavoratori del Centro Riabilitazione Ferrero. Le votazioni si sono concluse nella giornata di ieri, martedì 4 dicembre, nei due centri di Alba e Robilante. Nel primo operano circa 160 dipendenti, mentre in valle Vermenagna l’ex centro Climatico dà lavoro a più di 100 persone. 260 lavoratori tra oss, infermieri, logopedisti, fisioterapisti e anche medici.

La votazione è stata indetta affinché i dipendenti si esprimessero sull’applicazione del nuovo contratto con partenza dal 1° novembre 2018 sottoscritto da Fp Cisl e Uil Fpl. Accordo separato che secondo Cgil “comporterà una riduzione dei diritti e del salario dei propri dipendenti, professionisti da anni impegnati nella cura e nell’assistenza di bambini e giovani disabili e di anziani non autosufficienti”.

In particolare quello che la Fp Cgil contesta riguarda il non riconoscimento dello scatto di anzianità che sarebbe dovuto partire per il mese di dicembre ad Alba e ad aprile 2019 a Robilante. Inoltre l’accordo Aiop siglato nei mesi scorsi eviterebbe gli aumenti salariali previsti con i prossimi rinnovi dei contratti nazionali del settore.

“Ho avuto modo di lavorare in altre strutture”
– ha dichiarato un lavoratore durante la conferenza di oggi presso la sede della Cgil – “dove è applicato il contratto nazionale della sanità privata. Lì gli stipendi si aggiravano intorno ai 1.500 euro netti per 36 ore settimanali, qui andiamo verso salari che si aggirano intorno ai 1.000 euro con 38 ore settimanali di lavoro”.

Alle votazioni hanno partecipato 209 dipendenti con 184 contrari e 25 favorevoli. L’88% (non tutti iscritti alla Cgil) dei dipendenti votanti ha quindi bocciato l’accordo. In contrapposizione a quello che successe tra il 2009 e 2010.  In quegli anni l’attuale proprietà applicò un contratto – secondo il sindacato di via Coppino – “peggiorativo” rispetto a quello in vigore fino ad allora. In quell’occasione fu votato dai lavoratori – sempre tramite referendum – in quanto la clausola di acquisizione del passaggio di proprietà dalla precedente (in fallimento) all’attuale, riguardava il cambio di contrattazione.

“Nella serata di ieri abbiamo inoltrato una missiva per richiedere un incontro urgente con la proprietà” – ha dichiarato Alfio Arcidiacono segretario cuneese della Fp Cgil – “Auspichiamo che la direzione aziendale colga il significato di questa presa di posizione. I bilanci dell’azienda sappiamo che sono sani, non ci sono giustificazioni sulla scelta di operare un contratto al ribasso. Metteremo in campo tutti gli strumenti per far valer il diritto di questi lavoratori.”

Daniele Caponnetto

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