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Cronaca | mercoledì 05 dicembre 2018, 18:05

"Case di appuntamenti” nel cuneese e nel Nord Italia, continua il processo banda italo-cinese

L’operazione “lussuria orientale” era partita nel 2014 dopo la telefonata anonima di un cuneese

"Case di appuntamenti” nel cuneese e nel Nord Italia, continua il processo banda italo-cinese

Continuano davanti al tribunale di Cuneo le audizioni degli operanti che parteciparono alle indagini dell’operazione “Lussuria orientale”. Il 24 ottobre 2014 un uomo avvisava che a Cuneo in via Coppino c’era una casa di appuntamenti, spiegando di aver risposto ad un annuncio su un sito internet per prenotare dei massaggi, ma una volta arrivato presso l’appartamento aveva trovato ragazze che si prostituivano.

Nel processo sono imputati cittadini cinesi e italiani accusati di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo l’accusa avrebbero gestito un giro di prostituzione che operava in appartamenti non solo in provincia di Cuneo, ma anche in altre città del Nord Italia, come Vicenza e Mantova, nei quali vi avrebbero lavorato una sessantina di ragazze arrivate dalla Cina.

Le indagini, coordinate dal pm Chiara Canepa, sviluppatesi con pedinamenti, accessi negli appartamenti e intercettazioni telefoniche, erano durate otto mesi, e portarono all’arresto nel giugno 2015 di diciotto persone. Alcune di queste hanno già patteggiato le pene.

Questa mattina i carabinieri del nucleo radiomobile di Cuneo hanno riferito sulle indagini che nel gennaio 2015 portarono all’identificazione di un 74 enne pensionato milanese che avrebbe gestito, insieme ad una donna cinese, un appartamento in corso Santorre di Santarosa a Cuneo. Fingendosi clienti, i carabinieri avevano risposto ad un annuncio pubblicato su un sito internet. Al telefono aveva risposto una donna con accento orientale che dava informazioni sul luogo degli incontri e sui prezzi delle prestazioni sessuali, che andavano dai 50 ai 100 euro.

I militari erano entrati nel mese di febbraio dello stesso anno in un’abitazione a Barge. Sempre spacciandosi per clienti, avevano trovato all’interno una donna cinese che li aveva accompagnati nella camera da letto, dove li aspettava una ragazza semi nuda “già pronta”. Le donne erano state portate in caserma per l’identificazione, ma già il girono dopo avevano lasciato Barge per “traslocare” da un’altra parte.

Il processo continua con altri testi dell’accusa.

Monica Bruna

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