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Attualità | 07 dicembre 2018, 18:05

Salvaguardia dei boschi e tracciabilità strade obbligate nel futuro del Tartufo Bianco d’Alba

L’appello dell’avvocato Ponzio all’inaugurazione della tartufaia didattica sperimentale che il Comune di Santo Stefano Roero e l’Associazione Tartufai delle Rocche hanno intitolato alla memoria del padre

L'avvocato Ponzio e il sindaco Maiolo inaugurano la tartufaia didattica sperimentale intitolata al commendatore albese (Foto Murialdo)

L'avvocato Ponzio e il sindaco Maiolo inaugurano la tartufaia didattica sperimentale intitolata al commendatore albese (Foto Murialdo)

Lui ci aveva provato lungo tutta una vita di impegno nel settore, convinto che quella di una maggiore tutela ambientale e di serie politiche di trasparenza fossero l’unica via possibile per dare un futuro a un’eccellenza del territorio cui davvero non mancano i tentativi di imitazione.

Figura mitica di quel passato che, dal primo Dopoguerra alla fine del secolo scorso, attestò il primato di Alba tra le capitali mondiali del Tuber Magnatum Pico, il profilo del commendatore Roberto Ponzio non si esaurisce infatti nell'opera di promozione e valorizzazione del diamante grigio albese messa in campo durante decenni di lavoro nel suo negozio di via Maestra.

Del "re dei tartufi" rilevò anche l’impegno speso su due fronti a suo giudizio decisivi per lo sviluppo di questa risorsa. Quello ambientale, a favore di più attente politiche di conservazione dell’ecosistema in cui il fungo ipogeo nasce e vegeta – e quindi volto a reclamare una migliore conservazione dei boschi, la riduzione dell’uso di pesticidi in agricoltura e l’adozione di severe norme sulle raccolta. E quello profuso nella convinzione che per meglio tutelare questa nostra eccellenza fosse importante lavorare su temi come la qualità, la trasparenza e serie politiche verso quella che oggi si direbbe la tracciabilità del prodotto.

Per molti versi disattese, quelle battaglie ricevono ora diversi riconoscimenti postumi. Dopo un primo spazio intitolatogli nel dicembre 2017 – e dopo quella dedicatagli nelle scorse settimane in quel di Mombercelli, nell’Astigiano – il Comune di Santo Stefano Roero e l’Associazione Trifolao delle Rocche del Roero sono infatti tornati a omaggiare la memoria del commendatore Ponzio collegandone la memoria ai 2mila metri quadrati della tartufaia didattica sperimentale inaugurata in paese nei giorni scorsi, in occasione della 3ª "Festa del Tartufo" promossa insieme alla Pro loco.

Un gesto voluto come attestato di benemerenza per la "straordinaria opera di promozione del Tartufo Bianco d’Alba" da lui svolta "nei lunghi anni della sua attività in Italia e nel mondo".

Nell’ambito della stessa manifestazione è stata poi presentata la “Carta di Santo Stefano Roero", documento che, come spiegato dal sindaco Renato Maiolo e dal presidente dei tartufai roerini Cesare Cuniberto, vuole essere un primo passo per arrivare a identificare il Tartufo delle Rocche del Roero come un vero e proprio "cru".

Presente alla cerimonia insieme agli ospiti della giornata – il fondatore di "Striscia la Notizia" Antonio Ricci, il noto paesaggista Paolo Pejrone e il maestro Peppe Vessicchio – l’avvocato albese Roberto Ponzio, che perpetua la memoria del padre col museo aperto da alcuni anni in via Maestra ad Alba, ha espresso gratitudine all’Amministrazione roerina per il "tributo offerto alle battaglie di mio padre, finora rimaste perlopiù inascolate", esprimendo il proprio plauso all’iniziativa volta a una maggiore qualità e tracciabilità del prodotto: "Non è vero – commenta infatti l’avvocato albese – che in questo campo una tracciabilità non sia possibile. Gli esempi non mancano, a partire dal marchio collettivo oggi collegato al Tartufo Nero di Fragno, prodotto nel comune di Calestano, in provincia di Parma, la cui tutela è affidata a un consorzio di qualità. Un marchio collettivo garantisce l’origine del prodotto, così come avviene non solo per il Grana Padano o per il Crudo di Parma, ma per decine di altre specialità agroalimentari che altrettanti territori italiani hanno capito di dover tutelare. C’è da augurarsi che l’iniziativa dei trifolao roerini rappresenti un primo passo per un ripensamento da parte degli addetti ai lavori del settore, visto anche quanto successo quando il nostro tartufo stava addirittura per sparire dalla legislazione agroalimentare italiana".

Ezio Massucco

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