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Cronaca | venerdì 07 dicembre 2018, 14:00

Omicidio Ceste: per la Cassazione la colpevolezza di Michele è “l’unica possibile lettura”

Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui la Suprema Corte ha reso definitiva la condanna a 30 anni di Michele Buoninconti

La croce posta in memoria nel punto in cui vennero ritrovati i resti di Elena Ceste

La croce posta in memoria nel punto in cui vennero ritrovati i resti di Elena Ceste

Per la Corte di Cassazione, che poche ore fa ha depositato le motivazioni della sentenza che ha reso definitiva la condanna a 30 anni di carcere per l’ex vigile del fuoco, accusato dell’omicidio della moglie Elena, la colpevolezza di Michele Buoninconti è “l’unica possibile lettura da dare” al delitto.

I giudici della Suprema Corte scrivono che “i tempi strettissimi in cui l'imputato commise il delitto e poi occultò il cadavere, compatibilmente con il falso alibi già predisposto, comportarono una serie di azioni ben studiate, così da poter essere eseguite in continuità secondo una cadenza sul filo dei minuti".

Elena Ceste scomparve nel nulla dalla sua abitazione di frazione Motta di Costigliole d’Asti la mattina del 24 gennaio 2014. Il caso ebbe rapidamente risonanza nazionale, con tanto di presunti avvistamenti della donna in varie parti d’Italia. Speranze di ritrovarla viva che si rivelarono vane il 18 ottobre, quando i resi di Elena Ceste vennero casualmente rinvenuti nel corso della pulizia di un canale di scolo non molto lontano da dove la donna e il marito abitavano.

I giudici di Cassazione hanno convalidato totalmente la linea seguita in Corte d’Assise d’appello di Torino, facendo propria la tesi secondo cui Buoninconti, nel gennaio di quattro anni fa, premeditò l’omicidio per “punire” presunte infedeltà della moglie e madre dei suoi quattro figli.

Redazione

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