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Attualità | sabato 08 dicembre 2018, 18:13

Il direttore di Mirabilia in Francia durante gli scontri dei gilet gialli: “Sembra il ’68, ma mancano gli ideali”

Fabrizio Gavosto è riuscito a raggiungere la Gare de Lyon in questi minuti

Parigi

Parigi

"Sembra il ’68, non è una manifestazione di piazza, ma di tutte le piazze in tutte le città. Rispetto al ’68 però mancano gli ideali e questo fa paura”.

Fabrizio Gavosto, direttore artistico del Festival Mirabilia è riuscito a raggiungere pochi minuti fa la Gare de Lyon grazie a un taxista che attraversava le strade caricando chi cercava un passaggio evitando i posti di blocco di “giubbotti gialli” e polizia disseminati in tutta la città.

Vengo da Rouen, lì è giubbotti gialli contro tutti – spiega Gavosto -. Ho visto devastare negozi e distruggere un’automobile perché il proprietario non voleva indossare il giubbotto giallo. A Parigi la situazione è più tranquilla, ma c’è un dispiegamento pazzesco di militari”.

Gavosto racconta una Rouen violenta e una Parigi blindata. “Tutti i negozi sono chiusi, vetrine sprangate, in giro ci sono solo giubbotti gialli, dovunque, e militari. Non ci sono nemmeno posti dove nascondersi in caso di pericolo perché tutto è chiuso. Ho parlato con alcuni commercianti e hanno paura”.

Ciò che spaventa di più è la mancanza di un filo conduttore della protesta, nata per manifestare dissenso contro l’aumento delle accise sul carburante, ma sfociata presto nello sfogo di una rabbia a lungo repressa. “Ho visto diverse persone con pistole alla cintura, spero finte, e i commercianti si stanno armando. Solo nelle vie del centro ci sono dei locali aperti, ma nella zona più calda, quella di Gare Saint Lazare, fa paura muoversi”.

“A Rouen ieri si respirava la paura e la violenza. Blocchi stradali ovunque dove ti obbligavano a indossare i giubbotti gialli come da noi accadeva con le camicie nere. Era caccia all’uomo con coltelli e bottiglie. A Parigi invece è tutto paralizzato, la metro è chiusa e la polizia è in postazione con i cannoni ad acqua. Sembra di essere in guerra, sebbene la situazione sia meno violenta. Le piazze sono tutte occupate. Ho cercato di attraversare Parigi a piedi per raggiungere la stazione e tornare in Italia, ma era impossibile. Dove le vie non sono deserte, ci sono cortei sterminati che congiungono le diverse piazze e non è possibile attraversarle indenni. Parigi è un unigo grande urlo rabbioso che sale al cielo e arriva da ovunque: dalle piazze, dalle grandi vie che mi circondano. Spero di raggiungere in qualche modo la Gare de Lyon” queste sono le parole di Fabrizio intorno alle 13 di oggi. La soluzione è arrivata poco dopo l’intervista telefonica ed è stata comunicata con un post su fb: “Mai ho tanto apprezzato la Brioche Dorée della Gare de Lyon di Parigi. Alla fine ho trovato un taxista salvatore che, dopo essere rimasto bloccato a sua volta per ore, raccoglieva sulla strada viaggiatori disperati diretti alla stazione. Evitando i blocchi in una Parigi Sud diventata una città fantasma e presidiata in forze siamo arrivati in stazione. Torino… Arrivo!”

"Se posso trovare un simbolo di speranza in tutta questa follia, sono tre pianisti, due ragazzi marocchini e una anziana signora parigina, che suonano chopin con una bimba nera in una stazione oggi deserta. Intorno, francesi, giapponesi e tanti tanti bambini con colori diversi ad ascoltare incantati. Voglio un mondo uguale a questa bolla di bellezza, fiorita in mezzo ad una parigi in stato di guerra"

Agata Pagani

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