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Cronaca | 11 dicembre 2018, 20:13

Savigliano, giovane donna morì dopo il parto: nel processo i pareri dei consulenti

Il fatto avvenne il 21 aprile 2016, imputati tre medici e un’ostetrica

Foto generica

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R.B., 30 anni di Manta, era morta il 21 aprile 2016 subito dopo aver dato alla luce una bambina. In tribunale a Cuneo si sta celebrando il processo che vede imputati con l’accusa di omicidio colposo tre medici e un’ostetrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Savigliano.

Oggi sono stati ascoltati i consulenti tecnici delle parti: medici legali, docenti universitari e professionisti.

Secondo la ricostruzione della direzione sanitaria, dopo il parto la  mamma avrebbe avuto un’inversione dell’utero con successiva emorragia. La paziente era stata trasferita in sala operatoria per l’asportazione dell’utero stesso, ma quando l’operazione era alla conclusione ci fu  un arresto cardiaco. Per la Procura il decesso della giovane donna sarebbe diretta conseguenza dell’operato dei sanitari.

La morte fu determinata da una cattiva gestione ostetrica”, ha sintetizzato il medico legale consulente per il pm Chiara Canepa. Due le criticità intervenute nella fase post parto. La prima derivante da manovre “intensive e incongrue” eseguite dalla ginecologa  che, stando al consulente, non andrebbero compiute se la placenta non si è ancora distaccata “altrimenti può essere pericoloso”.

La seconda criticità sarebbe derivata dopo la diagnosi di inversione uterina  per la quale i medici erano intervenuti, sbagliando e perdendo tempo, con l’utilizzo del  “pallone di Cook”, mentre la paziente era in emorragia: “Si è deciso di procedere con una isterectomia solo dopo un’ora e venti minuti, durante i quali si è fatto poco o niente”.

L’intervento era stato eseguito da un chirurgo che quel giorno non era in servizio e che era stato chiamato con urgenza in ospedale. Sostanzialmente concordi i consulenti dell’avvocato Luca Martino, legale del marito e dei genitori della giovane, costituiti parte civile, che hanno voluto puntualizzare come l’inversione uterina non sia da considerare come una complicanza ma la diretta conseguenza di manovre errate.

Una ricostruzione “incompleta” per i consulenti dell’avvocato Gian Maria Nicastro, per l’ospedale  Santissima Annunziata, responsabile civile. Per i quali le manovre furono eseguite correttamente, come anche la tempistica, “logica” considerati gli eventi: “Giuste le manovre conservative manuali eseguite prima di arrivare all’isterectomia, che deve essere l’ultimo passo trattandosi di un intervento demolitivo”.

Le manovre manuali non sarebbero state la causa dell’inversione uterina, evento, come hanno evidenziato anche i consulenti dell’avvocato della difesa Luciano Aimar, “rarissimo”: “I medici si sono attenuti a ciò che è previsto dalle linee guida in questi casi”. Secondo il loro parere il decesso per arresto cardiaco potrebbe essere stato causato dalla somministrazione di farmaci uterotonici adoperati per prevenire o trattare le emorragie post partum“necessari in casi come questo anche se molto pericolosi”.

Il processo è stato rinviato al 22 febbraio 2019 per le deposizioni degli imputati.

Monica Bruna

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