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Attualità | 12 dicembre 2018, 12:57

“Se fra un mese non otterremo risposta dal Governo, avvieremo comunque l’iter per poter riutilizzare il Tribunale di Saluzzo”

Calderoni scrive per l’ennesima volta al Ministero, ripercorrendo la vicenda che ormai si protrae da tempo e portando avanti le tesi di "antieconomicità" ed inefficienza derivanti dall’attuale gestione dell’immobile

L'ingresso del Tribunale di Saluzzo

L'ingresso del Tribunale di Saluzzo

Senza una risposta dal Ministero della Giustizia, entro 30 giorni dalla presente, l’Amministrazione comunale assumerà le iniziative che riterrà necessarie per adibire l’immobile non utilizzato agli scopi indifferibili ed urgenti e di pubblico interesse sopra descritti”.

La Città di Saluzzo non è più disposta ad aspettare oltre circa il riutilizzo dei locali, vuoti da tempo, dell’ex Tribunale.

Il sindaco Mauro Calderoni torna ad incalzare il Governo sul futuro dello stabile ex sede del Palazzo di Giustizia cittadino.

Abbiamo risollecitato il Ministero – scrive - circa la restituzione in disponibilità al Comune di Saluzzo di parte del fabbricato ex-uffici giudiziari”.

La vicenda si protrae ormai da tempo.

I locali lasciati vuoti dalla Legge Severino, che aveva soppresso (tra gli altri) anche il Tribunale di Saluzzo, con il conseguente trasferimento del servizio a Cuneo, sono stati oggetto di diverse ipotesi circa un eventuale riutilizzo.

Si era parlato di un trasferimento del Municipio, dello spostamento di parte dei servizi dell’Asl Cn1 ad oggi ubicati (in affitto) nel complesso de “Le Corti” e di riservare parte dell’immobile al distaccamento saluzzese della Polizia stradale, attualmente in via Cuneo e, da tempo, sotto sfratto.

Vediamo se davvero questo è il ‘Governo del cambiamento’ – scrive Calderoni - e se quindi cambierà qualcosa nell'atteggiamento dello Stato nei confronti del nostro Comune su questa vicenda che è sempre più incomprensibile agli occhi di noi, semplici cittadini”. 

Il primo cittadino ripercorre le varie “puntate” della vicenda.

Il 19 aprile 2017 questo Comune richiedeva la disponibilità del fabbricato di proprietà comunale già sede del soppresso Tribunale di Saluzzo.

La richiesta, a cui si allegava il parere favorevole della conferenza permanente presso il Tribunale di Cuneo, veniva successivamente integrata con ulteriore documentazione, idonea a meglio individuare le parti oggetto di richiesta di riutilizzo”.

Un’istanza che aveva ottenuto il parere contrario del Ministero della Giustizia, anche se l’iter che aveva dovuto affrontare il Comune di Saluzzo per venirne a conoscenza era stato abbastanza travagliato: “Con nota a firma della Direzione generale delle Risorse materiali e delle tecnologie del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi del Ministero della giustizia, mai pervenuta a questo Ente, nonostante fosse specificamente indirizzata al sindaco del Comune di Saluzzo, ed avuta in visione in via informale per il tramite del Tribunale di Cuneo, il Ministero della Giustizia comunicava di non poter rilasciare parere favorevole”.

Ne era seguita, il 2 settembre 2017, una nuova richiesta di riesame del diniego “sommariamente motivato”, portata avanti dal Comune di Saluzzo, che aveva addotto “argomentazioni giuridiche e di opportunità e convenienza, al fine di favorire l'effettuazione di scelte conformi all'interesse pubblico complessivamente inteso, per consentire il migliore bilanciamento possibile di tutti gli interessi pubblici coinvolti”.

Tradotto: l’ok del Ministero avrebbe sbloccato un’annosa impasse, con un risparmio per le casse dello Stato centrale.

A tale nota non è mai stato dato riscontro!” tuona Calderoni.

Che poi aggiunge: “Le argomentazioni a suo tempo formulate, mettevano in evidenza la contrarietà del diniego ai parametri di economicità ed efficienza dell’azione amministrativa e del corretto impiego delle risorse pubbliche.

Riteniamo opportuno precisare nuovamente che il riutilizzo dell’immobile è necessario  per rispondere alla richiesta della Prefettura di Cuneo, che ha l’urgenza  ormai improrogabile di trovare una nuova ed idonea sistemazione al reparto di Polizia stradale di Saluzzo”.

Una soluzione che, come sostiene l’Amministrazione comunale, “è compatibile e propedeutica alla riattivazione degli uffici giudiziari, ventilata e poi smentita da fonti governative, ma fortemente auspicata da questo Comune, perché contribuirebbe a garantirne la sicurezza”.

Il sindaco è tornato, ancora una volta, a mettere in risalto le caratteristiche dell’edificio, ex sede di Tribunale: “è ubicato nel centro cittadino, dotato di tutti i servizi e di comodi parcheggi, su tre piani fuori terra ed un piano seminterrato, con una superficie complessiva di 6.180 metri quadrati di cui solo 1.700 metri quadrati circa attualmente in uso per l’Amministrazione della Giustizia, come sede degli uffici del Giudice di Pace”.

Per il Ministero gestire un fabbricato del genere “è assolutamente antieconomico”, anzi, Calderoni sostiene che si “potrebbe configurare una grave ipotesi di danno, derivante dalla necessità di provvedere al mantenimento in efficienza di 6180 metri quadrati, a fronte dell'effettivo utilizzo di un terzo dello spazio esistente”.

Spese che, invece, potrebbero venire ripartite tra i diversi utilizzatori dell’ex Tribunale, qualora giunga l’ok del Ministero, “con benefici evidenti per le Amministrazioni interessate e per la collettività”.

Senza contare le prime criticità che si stanno registrando in merito allo stato di conservazione dell’immobile ed alla manutenzione dell’area esterna, “superabili, con beneficio di tutti, se il comune potesse farsene carico”.

L’Amministrazione – conclude il sindaco - ritiene inaccettabile che un immobile di proprietà comunale realizzato con soldi pubblici rimanga inutilizzato, con il conseguente degrado del fabbricato e dell'area esterna, per un periodo prolungato.

Oltre che contraria ad ogni principio di economicità ed efficienza dell’azione amministrativa, questa azione risulta del tutto incomprensibile ai cittadini, già inclini a dubitare della capacità della pubblica amministrazione a curare i beni pubblici e l’interesse della collettività”.

Se anche questa missiva non dovesse ottenere risposta dal Ministero, Calderoni – come accennato in apertura - non ha dubbi sulle azioni da intraprendere.

Nicolò Bertola

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