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Attualità | 14 dicembre 2018, 10:31

Anche Confartigianato Cuneo in manifestazione a Milano: "Si punti sullo sviluppo: il Governo deve ascoltare le piccole imprese"

In 8 anni gli investimenti pubblici sono crollati del 37,7% e sono stati persi 122mila occupati: le infrastrutture italiane sono al -19,5% rispetto alla media Ue

La delegazione cuneese

La delegazione cuneese

L’Italia ha una dotazione infrastrutturale inferiore del 19,5% rispetto alla media UE e nelle 8 regioni più manifatturiere (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Marche) il gap di infrastrutture sale al 20,6% rispetto alle regioni competitor della Germania.

Tra il 2009 e il 2017 gli investimenti pubblici sono crollati del 37,7% provocando la perdita di 122.000 posti di lavoro nel settore delle costruzioni. Nel 2018 il valore degli investimenti pubblici in Italia è inferiore di 17,1 miliardi in confronto alla media Ue.

Sono i numeri dei ritardi sul fronte delle infrastrutture italiane e del loro impatto negativo sulle piccole imprese che Confartigianato ha denunciato lo scorso 13 dicembre a Milano alla manifestazione “Quelli del sì”, con 2.000 piccoli imprenditori arrivati da tutta Italia, per chiedere politiche che rimettano in moto lo sviluppo del Paese partendo dallo sviluppo delle imprese. Presente anche una folta delegazione da Confartigianato Imprese Cuneo, in rappresentanza dell’importante settore produttivo dell’artigianato e delle PMI della Granda.

«Durate la manifestazione – commenta Luca Crosetto, presidente territoriale Confartigianato Cuneo – abbiamo dato voce a 4,4 milioni di piccole imprese con 10,8 milioni di addetti. Rappresentiamo il 65% del totale degli occupati delle imprese italiane. Siamo “Quelli del sì” perché vogliamo continuare a creare sviluppo e lavoro, a portare il made in Italy nel mondo. I nostri “sì” sono altrettanti incitamenti al Governo a realizzare le condizioni per la crescita del Paese. Sì, quindi, agli investimenti pubblici e privati, sì a efficaci collegamenti nazionali e internazionali, alle grandi infrastrutture strategiche e alle piccole opere per far viaggiare le persone e le merci. Sì a reti e connessioni per il trasferimento dei dati. Sì ad una pubblica amministrazione che funzioni e sia attenta alle esigenze dei cittadini (oggi per l’84% delle imprese italiane la burocrazia è un ostacolo alla crescita). Sì ad un mercato del lavoro che valorizzi il merito e le competenze incrociando le necessità competitive delle imprese (nell’ultimo anno sono 309mila gli apprendisti assunti, 132mila in più rispetto al 2015). Sì all’Europa con l’euro moneta comune (il 69% degli imprenditori italiani è favorevole all’unione economica e monetaria europea). Sì ad una giustizia civile rapida ed efficiente (oggi servono 1.120 giorni per risolvere una disputa commerciale, quasi il doppio della media dei Paesi Osce)».

«La nostra competitività – dichiara Domenico Massimino, past president dell’Associazione cuneese e vicepresidente nazionale di Confartigianato - si gioca anche sulle infrastrutture fisiche e immateriali. Sono oltre 1 milione le piccole imprese con 3,6 milioni di addetti dei settori manifatturiero, trasporto e costruzioni interessate allo sviluppo infrastrutturale sia come utilizzatrici delle opere pubbliche sia perché coinvolte nella loro costruzione e manutenzione».

Durante l’Assemblea è intervenuto Giorgio Felici, vicepresidente vicario Confartigianato Cuneo e presidente regionale di Confartigianato Piemonte, che ha illustrato in particolare le criticità legate alla TAV.

«La TAV – ha affermato Felici – è un’opera indispensabile per lo sviluppo del nostro Paese e dell’Europa. Non si tratta di una questione solo piemontese ma nazionale, che purtroppo si sta affrontando con leggerezza e approssimazione. Come abbiamo sempre affermato, ci servono piani strutturali e programmatici che diano nuovi impulsi a imprese e territori. Non vogliamo che si perda altro tempo: l’Italia e gli imprenditori hanno diritto a quest’opera, così come hanno diritto a tutte quelle opere che le permetterebbero di confermarsi nazione moderna e competitiva». «Inoltre – ha aggiunto Felici – bisogna abbassare il carico fiscale e ridurre il peso della burocrazia. Abbiamo detto e continuiamo a dire un convinto “sì” alla flat-tax: questa sarebbe una vera riduzione degli oneri fiscali, che chiediamo da sempre. Un modo per contribuire alle risorse del Paese, ma in modo equilibrato e sostenibile».

comunicato stampa

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