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Attualità | 14 dicembre 2018, 16:45

"Parigi addobbata per Natale ma i doni quest'anno sono rabbia, tristezza e amarezza"

A parlare Michele Merenda, cuneese attualmente impegnato in un'esperienza nella capitale francese

Parigi - foto generica da Pixabay

Parigi - foto generica da Pixabay

Parigi è oramai addobbata, brillano le strade e le piazze, ma al lampeggiare delle luminarie si confonde quello dei mezzi della polizia che attraversano a suon di sirene il centro della Capitale. Sono in tanti a sostenerlo: “Non si direbbe neanche che stia arrivando il Natale”, le feste sembrano lontane e il clima è tutt’altro che prenatalizio, ma teso e pesante.

La gente non ne può più, elle n’a marre, è stufa. E i gilet gialli (anche se il loro sostegno è calato dopo il discorso del 10 dicembre di Macron), non contenti delle concessioni fatte dal governo, annunciano che non lasceranno le loro posizioni, pronti anche a celebrare il Natale in mezzo alle rotonde. Alle loro proteste si sono aggiunte negli ultimi giorni anche quelle degli studenti, liceali e universitari, contro le ultime riforme annunciate dall’esecutivo.

I liceali, contrari alla riforma del baccalauréat - la maturità francese - che sembrerebbe introdurre criteri di selezione discriminatori nei confronti degli studenti delle scuole di provincia rispetto a quelle di Parigi e delle grandi città, manifestano il loro disaccordo bloccando l’accesso ai licei, scontrandosi talvolta duramente con la polizia che non ha esitato a mettere in pratica misure repressive. Anche gli universitari, che già lo scorso anno si erano mobilizzati contro le nuove leggi che regolano l’iscrizione agli studi superiori e modificano i criteri di valutazione, hanno ricominciato a bloccare le diverse facoltà della capitale per chiedere lo stop all’aumento considerabile delle tasse universitarie per gli studenti stranieri fuori Unione Europea - aumentate di sedici volte - ma anche per evitare l’aumento delle stesse tasse per gli studenti francesi ed europei.

Gli studenti si mobilitano bloccando a tutti l’accesso alle aule, rivendicando il diritto di partecipare alle manifestazioni senza essere dichiarati assenti (cosa che li penalizzerebbe in vista degli esami); il decano (presidente) della facoltà di lettere ha detto che toglierà l’obbligo di presenza per i corsi in cambio di un regolare svolgimento delle lezioni e degli esami di fine semestre. Nel caso in cui i blocchi continuassero ha però garantito che i provvedimenti che prenderà saranno molti duri.

Negli scorsi giorni ho avuto anche modo di parlare con alcuni studenti che hanno partecipato alla grande manifestazione di sabato 8 sugli Champs Elysées e vittime delle cariche della polizia e degli scontri che oramai tutti conosciamo. Sono racconti duri, sconcertanti, episodi di pura guerriglia urbana a tratti raccapriccianti, che sono difficili da immaginare, soprattutto tenendo conto di dove si sono prodotti.

Questi ragazzi mi hanno detto che nella moltitudine dei manifestanti, in cui i pacifici (gente umile, lavoratrice che ha dovuto risparmiare per potersi pagare il treno per Parigi, l’alloggio ed essere presenti) erano mescolati ai violenti, la polizia non faceva distinzioni, utilizzava le granate stordenti, i lacrimogeni e le pistole flash ball. Era il caos, con scene di panico, con la gente scappava urlando, con addirittura i cani delle forze dell’ordine impauriti e vittime degli spray e dei gas lacrimogeni che cercavano di fuggire dai loro padroni. E i feriti non sono mancati.

Dopo essere stati fermati dalle forze dell’ordine, portati al commissariato e poi all’ospedale per essere medicati, hanno visto davanti a sé persone private di un occhio o con la mandibola staccata, per le flash ball, o con problemi respiratori a causa dei gas lacrimogeni. Certo tra di loro erano presenti anche le stesse forze dell’ordine vittime delle azioni dei violenti, i casseurs, che anche questa volta non hanno risparmiato la Capitale.

In una Parigi addobbata ma tesa il calendario dice che presto sarà Natale. Ma la gente è arrabbiata, triste, amareggiata, preoccupata e pensa ad altro. Ci possiamo solo augurare che la pace e la “magia” del Natale possano ridurre queste tensioni nella Città delle Luci e tutto il Paese, per poter finire questo 2018 ricominciare più serenamente un nuovo anno.

Grazie,

Michele Merenda

redazione

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