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Attualità | 14 dicembre 2018, 07:15

Venti di incertezza sul nuovo anno alle porte e le industrie della Granda vedono grigio

Tra fibrillazioni Usa e area Euro in frenata l'ottimismo tocca solo meccanica e servizi. L’alimentare guarda preoccupato ai consumi interni, ripresa ancora lontana per l’edilizia e i comparti collegati alle costruzioni

Da sinistra Elena Angaramo, Mauro Gola, Elena Lovera e Giuliana Cirio

Da sinistra Elena Angaramo, Mauro Gola, Elena Lovera e Giuliana Cirio

Sono il settore della meccanica – comunque centrale per l’economia provinciale – e quello crescente dei servizi a fare segnare le uniche luci verdi nei pronostici degli industriali cuneesi per l’avvio del nuovo anno alle porte. Tutti gli altri ambiti della nostra manifattura confermano le incertezze già fatte registrare dalla precedente indagine previsionale, passando dal preoccupato giallo dell’alimentare (che teme l’ennesimo rallentamento dei consumi interni) all’uguale sentimento di chimica, gomma e plastica e di grafica, stampa ed editoria, che confermano le annose difficoltà del settore. Sino al permanente rosso di un’edilizia il cui umore rimane orientato a un severo pessimismo, sentimento che informa anche il collegato ambito dei minerali non metalliferi.

Giocherà certo l’ansia di un nuovo anno al via nel segno di profonde incertezze politiche sia sul livello nazionale che su quello d’oltre confine, ma l'umore con cui gli industriali cuneesi guardano al trimestre prossimo venturo – il primo del 2019 – non volge purtroppo al bello.
A certificarlo è l’indagine previsionale realizzata dal centro studi dell’Unione Industriale provinciale, i cui risultati sono stati presentati nel corso di un incontro tenutosi nel tardo pomeriggio di ieri presso l’Hotel Somaschi di Cherasco.

A illustrarli i vertici dell’associazione provinciale, col presidente Mauro Gola, la direttrice Giuliana Cirio, la responsabile dello stesso centro studi Elena Angaramo e la presidente dei costruttori riuniti sotto le insegne dell’Ance, Elena Lovera.
A loro è toccato passare in rassegna i vari indicatori presi in esame da un questionario che ha coinvolto un campione di 300 imprese iscritte.

Le risposte, come si diceva, sono all’insegna di un generale pessimismo.
Si vede quantomeno grigio un po’ su tutti i fronti presi in esame e a partire dai livelli di produzione e ordinativi, immaginati in calo soprattutto in ragione di un mercato interno che ha già fatto registrare segnali di sostanziale rallentamento dopo la timida ripresa dell’ultimo biennio.
Ne risente ovviamente la propensione agli investimenti, frenati dalle incertezze di scenario, mentre iniziano a scricchiolare anche le previsioni sull’export, nostra salvifica ciambella di salvataggio negli anni profondi della crisi, verosimilmente raffreddate dalle schermaglie di guerre commerciali ventilate dall’amministrazione Trump, dal rischio di un irrigidimento nelle politiche monetarie Usa e dal generale rallentamento che, dalla Germania in giù, ha già interessato l’area Euro.

Con la cassa integrazione ai minimi fisiologici, mossa soltanto dalle isolate crisi aziendali che interessano la provincia in questo momento, e il grado di utilizzo degli impianti attestato su valori di ciclo normale, l’unico dato in positivo in questo senso è quello riguardante l’occupazione, con un saldo ottimisti-pessimisti positivo che, non senza qualche contraddizione rispetto all'esito generale del sondaggio, passa da un +2% a un +6,6%.   

 

BOOM DI AZIENDE ISCRITTE PER L'UIC PROVINCIALE

In positivo, come rilevato dal presidente Gola a margine dell’incontro, c’è il numero delle aziende che nella Granda stanno guardano all’associazione confindustriale come a un utile punto di riferimento. "Negli ultimi dodici mesi le imprese che si sono associate all’Unione Industriale di Cuneo sono state un centinaio – ha spiegato Gola –, tra le quali una decina di start-up alle quali abbiamo offerto uno speciale percorso di accompagnamento alla crescita: un dato sbalorditivo, se consideriamo che parliamo di un numero di cinque volte superiore alla media degli ultimi anni. In tempi nei quali, prima con Renzi e ora ancor di più col governo in carica, la politica sembra aver dimenticato di ascoltare quei corpi intermedi che rappresentano la spina dorsale del Paese, le imprese hanno evidentemente compreso l’importanza della rappresentanza".

Ezio Massucco

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