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In&Out | 16 dicembre 2018, 08:03

Da Mondovì a Coventry con gli occhi puntati sul futuro: l'avventura inglese di Giacomo Bottoli

"L’anno scorso ho provato un Natale inglese e non sono tornato in Italia; è stata una nuova esperienza senza dubbio... che però preferirei non ripetere. Ho imparato che Natale senza la tua famiglia è un Natale perso"

Giacomo Bottoli

Giacomo Bottoli

- La tua esperienza a Coventry arriva dopo quella a Oxford; come e perché hai deciso di affrontarla, di andare a vivere e studiare all'estero?

I fattori che più hanno influenzato questa mia scelta sono stati il mio desiderio di proseguire gli studi nel mondo del business, dopo aver conseguito il diploma di ragioneria al Baruffi di Mondovì e la mia volontà di visitare e scoprire nuove culture. Per meglio comprendere le dinamiche e gli equilibri dell’economia tra diversi Paesi, sapevo di dover mettermi in gioco in un contesto più globale.

Lo studiare all’estero era la soluzione capace di permettermi di visitare nuovi luoghi e allo stesso tempo contribuire al progredire dei miei studi. Quindi, dopo un anno di vissuto in Oxford servitomi per maturare la consapevolezza di poter affrontare un corso di studi in lingua straniera, ho deciso di iniziare l’università in Inghilterra. Famiglia, amici e professori sono stati di grande supporto in questa mia scelta.

- Perché proprio l'Inghilterra?

Questa è una buona domanda; data l’attuale situazione di incertezza createsi per effetto della Brexit, lo studiare in Inghilterra potrebbe sembrare una decisione azzardata. Sono tre i motivi che mi hanno spinto a proseguire i miei studi alla Warwick Business School. Davanti a tutti, la possibilità di perfezionare e padroneggiare al meglio la lingua inglese, una delle abilità capace di aprirti le porte nel mondo del lavoro a livello globale.

Determinante, è stata anche la possibilità di ricevere un prestito dal governo britannico per pagare le tasse universitarie, che mi permette di far fronte alle spese universitarie senza il sostegno finanziario della famiglia. Ultimo, ma non per importanza, il prestigio mondiale delle università inglesi, e della Warwick Business School in particolare. Questo fattore attrae studenti da tutto il mondo creando un ambiente cosmopolita che mi ha permesso di venire a conoscenza di diverse culture, usi e costumi (tra cui Cina e India).

- Studi il mondo dell'imprenditoria digitale: dal punto di vista professionale com'è lo "stato delle cose" in questo campo?

Inizierei subito con il menzionare Londra per approfondire questo tema. Warwick Business School possiede 2 piani nello Shard (il grattacielo progettato da Renzo Piano a Londra) che permette agli studenti di immergersi completamente nel mondo finanziario e imprenditoriale relativo alle start-ups tecnologiche. Londra è sede di diversi uffici di grandi banche quali Bank of America, JP Morgan, Rotschild e molte altre. Istituzioni così attraggono immensi capitali da tutto il mondo ed è proprio tramite Londra che questi capitali vengono investiti in nuovi progetti e nuove idee.

Da gennaio, è entrata in vigore l’Open Banking, una legge che obbliga le maggiori banche inglesi a condividere i dati dei propri clienti con terze parti qualora gli stessi clienti lo richiedano. Questa nuova legge ha dato il via ad una massiccia proliferazione di nuove start-ups capaci di offrire agli intestatari di conti correnti bancari, consulenze personali su come investire al meglio i propri capitali a costi ridotti, proponendosi come alternativa alle costose attività di consulenza privata.

Per riassumere, posso affermare che l’intera industria è in fermento e che di qui a pochi anni possiamo aspettarci la creazione di nuovi prodotti finanziari volti a le disponibilità finanziarie delle persone.

- Da Mondovì a Coventry il passo non è breve: quanto è stato difficile lo spostamento?

Data la mia precedente esperienza in Oxford da solo, dove ho vissuto un anno lavorando come aupair (ragazzo alla pari) e cameriere al Folly Restaurant, questa nuova avventura non è stata cosìdrammatica. Ora condivido un alloggio nel campus con altri studenti, ed è divertente sfidarsi la sera in cucina a base di piatti provenienti dalle diverse tradizioni. Io do del mio meglio per tenere in alto la tradizione italiana.

Diciamola così, questo nuovo inizio all’università si è rivelato decisamente meno complicato della prima volta che sono arrivato in Oxford. Quindi per ora tutto procede bene.

- Ogni quanto torni in Granda? Cosa ti manca di più?

Mentre rispondo sono ora sull’aereo di ritorno in Italia. Mediamente torno nella Granda due volte all’anno, ora per le vacanze Natalizie e poi per l’estate. L’anno scorso ho provato un Natale inglese e non sono tornato in Italia; è stata una nuova esperienza senza dubbio... che però preferirei non ripetere. Ho imparato che Natale senza la tua famiglia è un Natale perso.

Qui in Inghilterra, oltre a parenti, amici e famiglia mancano due cose in particolare: il pane (micche, pagnotte, grissini, tutti i pasti qui vengono consumati senza pane a meno che non si mangino tramezzini... una tortura) e le montagne (essendo piatta, l’Inghilterra non offre spettacolari vedute quali siamo abituati noi della Granda).

simone giraudi

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