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Attualità | 03 gennaio 2019, 19:00

Iva ridotta sui tartufi: "Nessun regalo del Governo, l’Italia si è adeguata sotto la minaccia di una procedura d’infrazione dell’Ue"

L’avvocato albese Roberto Ponzio ripercorre l’intricata vicenda che ha portato al recente emendamento alla manovra di bilancio: "La misura adempie ai solleciti arrivati dopo la petizione rivolta da Alba al Parlamento Europeo"

Nella finanziaria il nuovo regime Iva per i tartufi freschi e i prodotti lavorati

Nella finanziaria il nuovo regime Iva per i tartufi freschi e i prodotti lavorati

Non un regalo del Governo, ma un preciso obbligo cui l’Italia ha ottemperato nei confronti dell’Unione Europa, la quale già da tempo aveva accolto le istanze avanzate dalla capitale delle Langhe mediante un’iniziativa politica sostenuta con determinazione lungo un iter durato ben quattro anni.

Rivendicata dalle forze che sostengono l’esecutivo Conte – e al contempo criticata dalle opposizioni per il suo apparire come un inutile regalo a una classe di consumatori che si presume agiata –, la misura con la quale la legge di bilancio appena approvata dal Governo ha abbassato al 5% l’aliquota Iva applicata al tartufo, avvicinandola a quella (4%) in vigore nella generalità dei Paesi europei nostri concorrenti in questo ambito, sembra avere in realtà genesi e paternità piuttosto diverse da quelle finora rappresentate.

A ricordarlo è l’avvocato albese Roberto Ponzio, sensibile al tema per ben note ragioni familiari (un museo di memorie, da lui allestito nella centrale via Maestra, ricorda la figura dell’omonimo padre, "re dei tartufi"), ma anche persona ben informata dei fatti per essere stato colui che, nella sua veste di legale, nel dicembre 2014 presentò la petizione con cui il Comune di Alba, l’Associazione Commercianti Albesi, l’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco e il Centro Nazionale Studi sul Tartufo avevano chiesto al Parlamento Ue di intervenire affinché si superasse quella che risultava un’evidente discriminazione tra Stati membri della stessa Unione.

Col documento i quattro enti chiedevano in sostanza che l’Italia rivedesse – a pena di una procedura d’infrazione – la qualificazione del Tuber Magnatum Pico quale "prodotto di lusso", per accostarne il regime fiscale a quello già in vigore ad esempio per i funghi (famiglia cui appartengono) e soprattutto a quello adottato da realtà quali Francia, Spagna, Bulgaria e Romania, per i quali il pregiato diamante grigio è da sempre un prodotto agricolo, tassato al 4%.

Nell’ottobre 2015 la petizione fu trasmessa dal Parlamento alla Commissione Ue per il "vaglio di ricevibilità", mentre pochi giorni dopo copia venne consegnata nelle mani del presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, ospite d’onore all’inaugurazione della Fiera del Tartufo albese di quell’anno, che assicurò il proprio personale interessamento al caso.
Due mesi dopo la petizione venne dichiarata "ricevibile" e la Commissione Ue attivò una procedura denominata "Eu Pilot", per raccogliere ulteriori elementi di prova utili a valutare la questione nel merito.

 

IL PASSAGGIO AL 10%

Nel gennaio 2017 era intanto entrata in vigore la cosiddetta "Legge europea 2015-2016", contenente un’eterogenea serie di disposizioni funzionali a dare applicazione di norme comunitarie nelle varie legislazioni nazionali. La stessa interveniva anche sulla raccolta dei tartufi, imponendo l’applicazione dell’Iva al 10%, l’abolizione dell’autofattura anonima per i raccoglitori occasionali e l’introduzione di una ritenuta d’acconto del 23% versata direttamente dall’acquirente di tartufi con obbligo di rivalsa sui raccoglitori, i quali in questo modo sarebbero dovuti uscire dall’anonimato in qualche modo garantito dalla precedente disciplina.

La nuova normativa veniva recepita dall’Italia, ma con alcune modifiche riguardanti propio il regime dell’Iva e dell’autofattura, e soprattutto senza l’atteso riconoscimento di prodotto agricolo. Un sostanziale inadempimento che lo stesso legale albese riportava all’attenzione del Parlamento Europeo nel novembre 2017, in occasione della seconda discussione della petizione (una prima si era tenuta nell’ottobre di un anno prima).

 

LA RECENTE MODIFICA
Con la legge di bilancio appena approvata l’Italia ha finalmente accolto le istanze partite dalla capitale delle Langhe disponendo, insieme all’aumento della franchigia Iva e Irpef da 5mila a 7mila per i cercatori occasionali, la diminuzione dell’Iva dal 10% al 5% per la cessione del prodotto fresco e dal 22% al 10% per tutti i prodotti a base di tartufo.
    
"Il recente provvedimento – chiarisce ora l’avvocato Ponzio – non è un casuale regalo del legislatore gialloverde. E’ la conclusione di un percorso iniziato nel 2014, quando nell’interesse di questi quattro enti mi appellai al Parlamento Europeo lamentando l’evidente discriminazione riguardante il regime del tartufo in Italia. Dopo una discussione pubblica in aula e in Commissione vi fu l’invito all’Italia a intervenire. Le norme varate nel 2017 però riducevano ma non annullavano tale discriminazione. Dopo una nuova segnalazione la Commissione Europea ha nuovamente sollecitato il nostro Paese a intervenire. Cosa che il legislatore ha finalmente fatto col nuovo regime appena introdotto".

 

Ezio Massucco

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