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Attualità | 03 gennaio 2019, 18:15

Per sanare il deficit di 500mila euro l’Ipab di Bagnolo Piemonte vuole esternalizzare i dipendenti: al via una raccolta firme

Gli operatori sono preoccupati per il mantenimento “degli standard qualitativi dei servizi erogati” e “degli stipendi”. L’intenzione della petizione è quello di “sensibilizzare Comune e Regione, affinché si trovi una soluzione positiva a tale problematica”

L'Ipab "Domenico Bertone" di Bagnolo Piemonte

L'Ipab "Domenico Bertone" di Bagnolo Piemonte

Continua a preoccupare la situazione finanziaria dell’Ipab “Domenico Bertone” di Bagnolo Piemonte.

La delicata questione, in passato, è già stata discussa in Consiglio comunale, dopo alcune sollecitazioni della minoranza guidata da Pierluigi Comba.

Un anno fa (era gennaio del 2018), di fronte agli Amministratori comunali, il presidente del CdA Dario Ferrero aveva parlato di un “rosso” pari a 504mila euro, annunciando manovre correttive sul bilancio.

Gli accorgimenti apportati al bilancio dell’Ente hanno, di per sé, già portato ad un risultato: il pareggio (nonostante non si conoscano ancora con estrema perfezione i conti) dell'esercizio economico del 2018 (senza, quindi, andare ad aumentare il deficit).

Resta – tuttavia – da appianare il pesante disavanzo accumulatosi negli anni.

Per risanare i conti dell’Ipab, una delle azioni che verranno intraprese sarà quella di esternalizzare il personale. In altre parole, la CdA dell’Ente (chiamato anche “Collegio commissariale”) pensa di trasferire i dipendenti (attualmente in capo all’Ipab) ad una cooperativa.

La notizia, comprensibilmente, ha creato qualche preoccupazioni tra i lavoratori che quotidianamente prestano servizio tra le corsie della struttura bagnolese, che a loro volta hanno dato vita ad una raccolta firme (al mercato e all’uscita dalle Messe), superando nel giro di pochi giorni le 500 sottoscrizioni.

I dipendenti ci hanno contattato ieri (mercoledì), chiedendoci un po’ di spazio sul nostro giornale.

Siamo venuti a conoscenza – ci spiegano - che il collegio commissariale dell’Ente vuole affidare la gestione attraverso una global service. Ci sentiamo quindi preoccupati”.

La preoccupazione degli operatori spazia su più fronti.

In primi quello del “mantenimento dei già minimi standard qualitativi del servizio attualmente offerto agli anziani ospiti”. In seconda battuta, poi, il non meno importante aspetto del “mantenimento del nostro stipendio e delle poche garanzie”.

Il nostro intento è quello di sensibilizzare le Istituzioni, in particolare il Comune di Bagnolo Piemonte e successivamente la Regione Piemonte, affinché prendano in seria considerazione gli anziani. Vogliamo difendere gli ospiti, continuando a fornire assistenza e amorevoli cure negli ultimi anni della loro vita, senza nessun’altra finalità. Auspichiamo un intervento concreto di tutte le persone di buona volontà” continuano i dipendenti.

Chiunque, un giorno, magari per un breve periodo di sollievo o chissà, potrà avere bisogno di un servizio cosi fondamentale per la collettività. – aggiungono gli operatori – Quello che chiediamo, dunque, è un intervento concreto del Comune, affinché trovi una soluzione positiva a tale problematica, dal momento che il Consiglio comunale da sempre nomina i componenti del collegio commissariale e avrebbe dovuto vigilare costantemente sulla gestione ordinaria della Casa di riposo”.

Il personale, una volta chiusa la raccolta firme, la farà protocollare sia in Comune che in Regione. I dipendenti vogliono incontrare il sindaco del paese, Fabio Bruno Franco, ed il Consiglio comunale per “discutere della difficile situazione della struttura”.

Già a metà 2018 – ci raccontano – l’Amministrazione della Casa di riposo aveva licenziato i dipendenti a tempo determinato, circa 25 operatori. Ora rimaniamo in 30 dipendenti circa: in passato abbiamo vinto concorsi, abbiamo un contratto ‘Enti locali’. Siamo amareggiati quando rischiamo di perdere tutte le garanzie. Sappiamo che il comune di Bagnolo Piemonte ultimamente ha disposto un finanziamento di 50mila euro (per spese di investimento: ndr): l’atto di per sé è lodevole, ma assolutamente non sufficiente.

Si sarebbe potuto partecipare a bandi, integrare le convenzioni, fare in modo che non venisse meno il reparto di ‘Riabilitativa’ in convenzione con l’Asl”.

Il CdA dell’Ipab ha, dal canto suo, garantito che chiederà alla cooperativa che prenderà in carico la gestione del personale, la garanzia del mantenimento delle medesime condizioni e trattamento economico per i lavoratori, anche oltre il primo anno, come previsto dalla Legge.

Sul futuro dell’Ente, però, “aleggia” anche l’operazione di riordino delle Ipab che sta portando avanti la Regione Piemonte. La legge regionale di riforma riordina le Ipab in aziende pubbliche di servizi alla persona o in istituzioni private.

I conti dell’Ipab “Bertone” non permettono, al momento, un cambio di assetto dell’Ente, ragion per cui si sta studiando una sorta di “piano di rientro” della durata di cinque anni.

Nel frattempo, i dipendenti della struttura torneranno in piazza, per raccogliere ancora nuove firme, nelle giornate di sabato 5 e domenica 6 gennaio, in piazza San Pietro.

Nicolò Bertola

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