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Attualità | 04 gennaio 2019, 17:30

I nostri noccioleti distrutti dai cinghiali, azienda langarola diffida la Provincia: dove sono i piani di contenimento?

Per difendere i suoi 53 ettari di coltivazioni bio dall’assalto degli ungulati una nota realtà corilicola di Cerretto Langhe ha dovuto posare 7 km di recinzione elettrificata. Ora vuole i danni: "Ente inadempiente rispetto agli obblighi imposti dalla Regione"

I nostri noccioleti distrutti dai cinghiali, azienda langarola diffida la Provincia: dove sono i piani di contenimento?

Il grave incidente stradale occorso ieri nel Lodigiano, lungo l’autostrada A1, dove l’invasione della carreggiata da parte di un branco di cinghiali ha causato una vittima e dieci feriti, ha riportato a una drammatica attualità il tema della proliferazione degli ungulati nelle campagne italiane. Un fenomeno che causa pericoli, come in questo caso legati soprattutto alla circolazione stradale, ma anche gravi danni alle coltivazioni, come ben sanno gli agricoltori che da anni, insieme alle loro organizzazioni di categoria, denunciano un problema che nel generale silenzio generale delle istituzioni tocca in modo particolare le colline di Langhe e Roero.

A poco sembra essere servita, almeno per quanto riguarda la nostra provincia, la normativa con la quale nell’aprile scorso la Giunta Regionale ha rimesso mano alla materia, approvando un provvedimento che mirava a incentivare la caccia di selezione.

Misura disattesa visto che né la Provincia di Cuneo, né i competenti Ambiti Territoriali di Caccia della zona – gli Atc Cn4 Alba Dogliani e Cn5 Cortemilia, ciascuno operativo su un territorio di 37 comuni – hanno presentato ai competenti uffici regionali le attese richieste per l’organizzazione dei previsti piani di contenimento e di abbattimento.

Per risolvere tale stallo nei giorni scorsi l’Assessorato regionale guidato dall’ex presidente regionale di Coldiretti Giorgio Ferrero è nuovamente intervenuto, ora predisponendo meccanismi per i quali, se Province e Atc non lo fanno direttamente, possano essere gli stessi agricoltori, là dove espressamente autorizzati, a intervenire direttamente con azioni mirate al contenimento di tali specie nocive.

Ma nel frattempo, sempre sul fronte agricolo, c’è chi si è intanto stufato di subire quello che giudica un inammissibile lassismo. E’ infatti notizia di questi giorni la diffida che un’importante realtà corilicola langarola – la società Altalanga Ss di Cerretto Langhe, di proprietà del noto imprenditore albese Gianfranco Cavallotto – ha inviato ai competenti uffici della Provincia e per conoscenza alla Regione.

Assistita dall’avvocato Roberto Ponzio, l’azienda agricola, impegnata nella coltivazione con metodo biologico di Nocciola Piemonte Igp, vuole infatti sapere quali piani di contenimento e di controllo siano stati adottati in adempimento alla legge regionale, ma anche quali interventi sono stati fatti e quando.

"In mancanza di risposte precise, attiveremo le azioni risarcitorie nei confronti di chi secondo noi ha responsabilità omissive", spiega il legale albese, che fatture alla mano ha intanto fatto il conto delle non indifferenti spese sostenute dall’azienda negli ultimi quattro anni per proteggere i suoi 53 ettari di noccioleti bio dall’invadenza distruttrice degli ungulati.

Nell’articolato consuntivo sono quindi rientrati i costi per l’acquisto dei materiali e la posa di qualcosa come 7mila metri di recinzione elettrificata a basso voltaggio, le importanti spese per la riparazione della stessa dopo i frequenti episodi di sfondamenti da parte degli stessi animali e anche quelli – pure qui non indifferenti – necessari per operare lo sfalcio dell’erba (con decespugliatore, essendo l’azienda certificata biologica) che altrimenti attecchirebbe alla recinzione rendendo vana l’elettrificazione dei fili.

Totale della spesa, 43mila euro, che l’azienda langarola chiederà di vedersi restituiti se gli enti competenti non daranno le risposte cui la legge li obbliga.

Ezio Massucco

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