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Politica | 05 gennaio 2019, 10:45

#controcorrente: le montagne del Piemonte e quelle Cuneesi vanno valorizzate come un contenitore unico di risorse preziose

Serve l’impegno dello Stato, della Regione, degli amministratori pubblici dei Comuni che non devono più badare solo al loro piccolo orticello e di quanti abitano in città i quali devono amarle ogni giorno dell’anno e non solo quando ci passano le vacanze

#controcorrente: le montagne del Piemonte e quelle Cuneesi vanno valorizzate come un contenitore unico di risorse preziose

Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’Associazione Libera contro tutte le mafie, coraggioso prete dei “poveri”, sul valore straordinario delle terre alte ha le idee chiare. “La montagna - dice - è maestra di vita e ha un’anima che dobbiamo rispettare e proteggere. Ci insegna l’equilibrio, la coscienza del limite, l’impegno, il dare più continuità a quanto facciamo e la condivisione: cioè il noi e non l’io da navigatore solitario. E ci aiuta  a guardare in noi stessi, assumendoci di più le nostre responsabilità. Anche quelle di graffiare le Istituzioni e la politica perché facciano la loro parte”.

Le montagne della provincia di Cuneo e del Piemonte sono incantevoli e non hanno nulla da invidiare a quelle di altre regioni italiane. Anzi. Ma le persone che le hanno scelte per vivere e lavorare devono essere aiutate. Perché la loro decisione vuol dire anche presidio del territorio e, quindi, difesa contro i fenomeni, sovente devastanti, causati dal dissesto idrogeologico dovuto all’abbandono. Di conseguenza, un servizio reso all’intera comunità. Tuttavia i paesaggi meravigliosi da guardare quando apri la finestra o la porta di casa, l’acqua pulita da bere, l’ambiente incontaminato non ti danno le risorse per campare.

Perciò chi abita in città deve portare le montagne nel cuore ogni giorno dell’anno e non solo in occasione delle gite domenicali o dei periodi di vacanza. Comprare, spesso, le eccellenze di qualità prodotte nei borghi alpini è un modo concreto per dare ossigeno agli imprenditori che hanno deciso di investire e operare nelle terre alte.

La politica, a sua volta, se intende fare la sua parte, ha l’obbligo di creare delle opportunità di sviluppo, rendendo dignitose le attività di quanti hanno avuto il coraggio di insediarsi.

Alcuni esempi? Lo Stato deve prevedere una tassazione più bassa per chi lavora alle alte quote. La Regione, che gestisce i bandi del Programma di Sviluppo Rurale, prima di renderli attivi, ha il dovere di condividerli maggiormente con le organizzazioni di categoria interessate. Così da abbattere la burocrazia ancora imperante. Nel settennato in corso 2014-2020, infatti, sono state troppe le proteste per i problemi a compilare le domande e ad allegare i documenti richiesti.

Per non parlare dei collegamenti telefonici e a Internet: spesso contraddistinti da inefficienze disarmanti in un mondo che, al contrario, comunica ormai quasi esclusivamente in rete. Ma i gestori se ne "fregano", in quanto le terre alte sono zone poco appetibili dal punto di vista economico.

Senza dimenticare la chiusura degli uffici postali e degli sportelli bancari e la mancanza di servizi accettabili nel settore scolastico e in quello dei trasporti pubblici.

Gli amministratori dei Comuni e delle Unioni di montagna sono da applaudire perché svolgono gli incarichi quasi sempre gratuitamente o con minimi rimborsi spese. Pur dovendo affrontare ogni giorno leggi e normative asfissianti. Ma anche loro poi, molte volte, si chiudono nei campanilismi dei piccoli orticelli senza guardare a quei possibili progetti condivisi e strategici di aree più vaste: i soli capaci, in momenti di crisi, di rilanciare lo sviluppo e la crescita dei territori alpini.

Le montagne vanno promosse e valorizzate come un contenitore unico di risorse preziose. Con l’impegno di tutti: Istituzioni e Persone. Altrimenti non avranno futuro. Perché non basta l’impegno “eroico” di chi ci vive e lavora.     

#controcorrente

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