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Economia | 08 gennaio 2019, 09:23

L’effetto Wow! dei musei italiani

Proviamo a dare una lettura più innovativa e digitale di questi luoghi di tradizione, bellezza e universalità eterna, in cui, a vincere chiaramente il campionato intergalattico del più ebbro di cultura al mondo, è senza dubbio la razza umana.

L’effetto Wow! dei musei italiani

Nel 2018 premiati il coraggio di innovare, la creazione di percorsi con cui emozionare, la valorizzazione della componente femminile delle collezioni e l’intuizione di far interagire visitatori ed algoritmi.

È stato un anno record e questa volta di numeri positivi. Le parole escono facili dalla penna di chi analizza il fenomeno museale italiano del 2018 e senza nessun imbarazzo, perchè un successo così marcato mette a dura prova il bagaglio di aggettivi positivi della faretra di ogni giornalista di settore. È tutto vero, si, a scanso di equivoci lo ripetiamo: non è un’esercitazione, la cultura dell’Italia sembra vivere una solida stagione di rinnovamento.

Attenti però a pensare che ci si possa crogiolare sugli allori.

Un elenco dei musei, dei siti archeologici, culturali, storici e artistici protagonisti di questo risultato sarebbe riduttivo. Ma è più forte di noi e allora diamoci un po’ di arie.

Per il MArRC - Museo di Reggio Calabria il 2018 è stato un anno straordinario con più di 220.000 mila persone ad assaporare un’offerta espositiva dinamica e realizzata coinvolgendo il tessuto imprenditoriale ed istituzionale locale, compresa l’Università Kore. Il MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha triplicato negli ultimi 3 anni il numero di accessi grazie ad un nuovo piano di comunicazione e marketing culturale, consentendo ai 600.000 visitatori attuali di usufruire di una fidelity card per accedere al museo e a tutte le sue mostre 365 giorni all’anno. La Galleria degli Uffizi, poi, si confermi al top nazionale con più di 4 milioni di ingressi, complice forse anche la creazione di un algoritmo che comunica ai visitatori quale sia il momento più propizio per abbreviare la coda.

Benedetta sia allora l’innovazione nella nostra millenaria tradizione.

Ma non basta. Proviamo a dare una lettura più innovativa e digitale di questi luoghi di tradizione, bellezza e universalità eterna, in cui, a vincere chiaramente il campionato intergalattico del più ebbro di cultura al mondo, è senza dubbio la razza umana.

Primo, la capacità di reinventare gli spazi ed inserire tecnologie emergenti sono stati senza dubbio un fattore di successo per quei Direttori-Manager che hanno avuto il coraggio di coniugare la cultura con l’innovazione digitale. Avere un museo o un sito archeologico che comunica in modo social o tramite realtà aumentata e video immersivi fa certamente la differenza.

Secondo, allargare gli spazi espositivi e sperimentare nuove forme di interazione tra arte e contemporaneità consente di catturare un pubblico nuovo: i bambini con laboratori educativi, gli amanti delle serate aperitivo al museo, e soprattutto gli stranieri, da sempre abituati a vivere i musei come un’Industria Creativa piuttosto che come un semplice svago.

Infine, costruire una temporanea su temi universali come la primavera, il mare oppure la femminilità vista nei secoli attraverso le opere d’arte, non può che generare valore.

Il futuro di una nazione si crea attraverso il ricordo della cultura che l’ha generata e in questo percorso l’Italia ed il suo immenso patrimonio hanno piena facoltà di insegnare all’umanità intera cosa sia davvero la cultura. Anche al tempo degli algoritmi.

Enrico Molinari

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