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Agricoltura | 08 gennaio 2019, 07:45

Intrecci: a Mondovì sei aziende agricole hanno condiviso storie, percorsi lavorativi e obiettivi solidali (FOTO)

Da fine ottobre a Natale 2018 si sono impegnate nell’apertura di un punto vendita delle loro eccellenze in un locale di corso Statuto. Ma l’iniziativa si è trasformata in uno straordinario momento di incontro per la città e non solo. Il giorno della chiusura hanno ringraziato tutti, salutandoli con un arrivederci

Alcuni dei titolari delle sei aziende di "Intrecci" con i loro prodotti di qualità

Alcuni dei titolari delle sei aziende di "Intrecci" con i loro prodotti di qualità

Agricola Basso si trova in frazione Prea di Roccaforte Mondovì. Ci lavorano Claudio Sergio Grossi e il fratello Paolo, 41 e 37 anni: il primo laureato in polacco; il secondo in lingua e letteratura cinese. L’azienda l’ha fondata la mamma Domenica Basso nel 2000 che, ancora adesso, a 65 anni, li aiuta. Loro sono diventati titolari dell’attività nel 2011. All’interno dei cinque ettari di castagneto dei bisnonni hanno pulito e recuperato 5.000 metri di terrazzamenti in cui coltivano ortaggi e piccoli frutti che, poi, trasformano in confetture, sughi, salse e sottoli. Inoltre, gestiscono un piccolo agriturismo.

Agritrutta ha la sede nella frazione San Biagio di Mondovì. Con il valore aggiunto di essere incastonata all’interno della Riserva Naturale Crava Morozzo e di avere a disposizione degli spazi verdi e due laghetti. Un parco dentro al parco. Conducono l’attività Lorenza Borsarelli e il marito Andrea Fariano, entrambi di 46 anni: lei è architetto con un master in psicologia conseguito in Svizzera; lui ha il diploma da geometra. Allevano e lavorano le trote. L’azienda è nata nel 1999 con il laboratorio di trasformazione, ma è frutto dell’opera di tre generazioni precedenti che si sono sempre dedicate al pesce d’acqua dolce. Lorenza è subentrata nel 2005. Inoltre, il socio Francesco Di Paola, 28 anni, anch’egli geometra, è responsabile dell’ittiturismo.

Marco Bozzolo, 28 anni, laurea in Economia e Commercio e master in Economia dell’Ambiente, gestisce dal 2016, con l’aiuto dello zio e del papà, nella frazione Castello di Viola, in valle Mongia, la storica attività agricola (5 generazioni) dedicata alla castanicoltura. In quindici ettari di bosco vengono coltivate le antiche varietà di castagne, ma soprattutto la Gabbiana e la Frattona. L’essicazione del prodotto si svolge in azienda con il tradizionale metodo a fuoco lento: una quarantina di giorni. Attualmente, per la trasformazione Marco si appoggia a una struttura esterna. Ma l’idea è di avere, a breve, un laboratorio proprio.

Cascina Biasin, a San Giovanni dei Govoni di Mondovì, è un’azienda tutta al femminile. Se ne occupano le sorelle Maria Cristina e Silvana Gasco, 38 e 42 anni, rispettivamente diploma di Scuola Media e all’Istituto Agrario. Hanno ereditato l’attività nel 2010 da papà Agostino. Coltivano 55 giornate piemontesi di terreno: una piccola porzione impegnata dal foraggio per alimentare i 75 bovini di Razza Piemontese e una superficie di gran lunga maggiore seminata a mais necessario, con il mangime di qualità, a fornire il cibo per l’allevamento dei 300 maiali. La carne viene trasformata. Fiore all’occhiello della produzione è il prosciutto a Denominazione Comunale (De. Co.) di Mondovì.

Nella frazione Blangetti di Pianfei c’è Erbe di Montagna di Samantha Baghino e Simone Braguzzi, 42 e 43 anni: entrambi laureati in Chimica e Tecnologia Farmaceutica; abilitati farmacisti e specializzati in medicina naturale e fitoterapia. Dal 2006 selezionano, miscelano e trasformano erbe officinali: una parte delle ricette è rivolta alla salute delle persone (tisane, infusi); l’altra è riservata al settore della cucina (spezie, misti di sapori). Una tranche di prodotti per l’attività la ricavano dalla loro azienda agricola con due piccoli appezzamenti di 3.000 metri quadrati: uno a Pianfei; il secondo a Camogli. Il resto lo acquistano badando esclusivamente alla qualità. Tutto viene lavorato nel laboratorio di Blangetti. I risultati ottenuti, frutto degli antichi saperi della tradizione erboristica e degli studi accademici, hanno permesso loro di conquistare il riconoscimento di Eccellenza Artigiana Piemontese.

L’azienda Rosso Gentile Agriforno, nata a inizio 2018, si trova a Vicoforte. Ne sono titolari Enrico Bergamaschi e Luca Battistini, 38 e 33 anni, entrambi con il diploma di Scuola Superiore. In 25 giornate piemontesi di terreno coltivano antiche varietà di cereali che si fanno macinare in farina e dopo trasformano in pane e pasticceria secca con la cottura in un forno tradizionale alimentato dalla legna di bosco e dai gusci delle nocciole. Enrico e Luca arrivano da attività totalmente diverse. Ma ad averli accomunati nella coraggiosa avventura è stata la passione entusiasmante per un nuovo percorso di vita.

Le sei aziende, nel 2018, da fine ottobre a Natale, hanno tenuto aperto un negozio in corso Statuto a Mondovì. In un locale del quartiere Breo messo gentilmente a disposizione dal proprietario. Incassando uno strepitoso successo. In due mesi hanno promosso le loro eccellenze, le hanno vendute, ma hanno anche offerto uno spazio agli artigiani del luogo per farsi conoscere o a chi semplicemente aveva il piacere di incontrare altre persone per scambiare due chiacchiere. Inoltre, sono state organizzate proposte ludiche e didattiche, con la distribuzione di volantini riguardanti iniziative e informazioni turistiche sulla città e i dintorni. Obiettivo? Far nascere un contenitore virtuoso di sviluppo del territorio, mettendo insieme la qualità dei prodotti, la solidarietà e la gioia della condivisione.  

LA STORIA DEL PROGETTO

Ma cosa ha unito le sei aziende con ognuna dei propri canali di commercializzazione dei prodotti e storie molto diverse alle spalle? E’ stato il progetto “Intrecci Solidali”, caratterizzato da tre parole fondamentali: Cultura; Condivisione; Crescita. Lo hanno lanciato, nel 2016, il Consorzio Socio Assistenziale del Monregalese (Ente capofila) e la Cooperativa Sociale Caracol, con il sostegno della Fondazione Crc e di numerosi Comuni e Associazioni della zona, tra cui il Comizio Agrario, l’Accademia della Castagna Bianca e la Condotta Slow Food Monregalese.

“Il percorso - dicono i titolari delle sei aziende - si divideva in due parti: una era dedicata ad occuparsi concretamente delle nuove povertà in forte crescita; l’altra intendeva capire quali potevano essere le strategie per far rivivere il nostro territorio. Creando collaborazione. Su quest’ultimo aspetto abbiamo partecipato a molti incontri. A febbraio 2018 la prospettiva ha avuto un’accelerazione pratica. Le nostre sei aziende hanno condiviso gli obiettivi solidali del progetto “Intrecci” e sottoscritto una Carta Etica insieme ad altre organizzazioni del territorio. A luglio ci hanno offerto il locale in cui iniziare a metterci alla prova, verificando se l’idea potesse davvero funzionare nel concreto”.

Cosa prevede la Carta? “Di costruire un modello di comunità che abbia tra i suoi principi quello di unire il territorio in una rete solidale le cui fondamenta sono rappresentate dalla fiducia e dall’apertura nei confronti degli altri. In sostanza, le aziende aderenti, pur proponendo, come prima, le loro eccellenze, e mantenendo, comunque, le rispettive individualità imprenditoriali, adesso hanno firmato l’impegno di intrecciare i percorsi, le conoscenze, i prodotti per favorire lo sviluppo della nostra zona, la solidarietà, l’integrazione. Perché è il confronto sulle differenze di vedute che può far crescere una comunità. E non la chiusura”.

Il punto vendita è stato importante? “Ha rappresentato il tassello iniziale di un percorso più complessivo del quale stiamo già discutendo le prospettive. Visto che ha funzionato e siamo contenti dei risultati ottenuti per quanto si è venduto, ma soprattutto per la condivisione degli ideali alla base del progetto e delle tante persone che venivano a parlarne con noi, è uno strumento utilizzabile anche in futuro. Siamo riusciti a coinvolgere Mondovì e il Monregalese. Si è creato un ambiente dinamico e positivo. Un luogo mai visto in precedenza nella nostra zona. E, tra l’altro, forse per la prima volta in città, un’iniziativa totalmente diversa dal solito, non ha creato polemiche. Già solo questo rappresenta un successo clamoroso”. 

“Intrecci” non è un circolo chiuso solo alle vostre sei aziende? “Assolutamente no. Siamo aperti al contributo e alla partecipazione di altri imprenditori. Devono però condividere e sottoscrivere i valori etici della Carta. Poi, certo, i nuovi ingressi andranno regolamentati. Questo, tuttavia, è un problema che verrà dopo. Prima bisogna sempre essere aperti agli altri”.

Per condividere ancora di più il percorso di solidarietà, nel punto vendita ha lavorato in tirocinio una persona legata alla parte sociale del progetto. Ma non solo. Hanno anche dato una mano molti volontari delle Associazioni solidali. Una bella squadra.    

LA SODDISFAZIONE PIU’ GRANDE E UN ARRIVEDERCI…

“Abbiamo voluto capire le caratteristiche delle attività coinvolte nel progetto -sottolineano i titolari delle sei imprese - scambiandoci reciprocamente le visite in azienda. Così l’intreccio si è consolidato in modo davvero forte. Ed è diventato importante nei due mesi di apertura del negozio, perché ognuno conosceva bene ed era in grado di spiegare e di vendere i prodotti degli altri. Se mancava un collega lo sostituiva chi era presente. Senza invidia, ma con gioia. Una grande soddisfazione. Su questo aspetto essenziale ripartiremo per sviluppare il progetto. Chiudendo il negozio abbiamo salutato tutti con un arrivederci. Come e dove dobbiamo ancora deciderlo: al momento non lo sappiamo neanche noi”.    

LE AZIENDE RACCONTATE A FUMETTI DA GIORGIO TINO

Il percorso ha avuto il supporto di un talentuoso vignettista monregalese, Giorgio Tino, in arte Tinoshi, il quale ha disegnato le storie a fumetti delle aziende che sono state utilizzate per i volantini pubblicitari e sui social. Anche questo un modo diverso e di successo per regalare emozioni.  

Un prodotto agricolo di solito non viene valorizzato per quanto veramente rappresenta: e cioè i sapori, i colori, i profumi di un intero territorio. Attraverso “Intrecci” le sei aziende, con lungimiranza e coraggio, hanno dimostrato di poterlo fare. Unendoci la solidarietà, che in un mondo spesso indifferente ai bisogni degli altri è un valore da far germogliare sempre di più.    

Sergio Peirone

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