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Attualità | 08 gennaio 2019, 08:00

Cinghiali e danni alle colture agricole: Alta Langa Attiva plaude alle nuove misure regionali. "Ecco quello che ancora manca"

L'associazione: "Ora ci auguriamo che le Province dimostrino la loro attesa e finora celata operatività. Diversamente pronti a sostenere le aziende agricole che vorranno intraprendere le vie legali"

Cinghiali e danni alle colture agricole: Alta Langa Attiva plaude alle nuove misure regionali. "Ecco quello che ancora manca"

Le novità da poco introdotte dalla Regione Piemonte in tema di piani di contenimento – ma anche le iniziative di privati contro quello che giudicano il "lassismo" manifestato in questo ambito di loro competenza dalla Provincia di Cuneo come dagli Ambiti Territoriali di Caccia Cn4 Alba-Dogliani e Cn5 Cortemilia – continuano ad animare il dibattito sull’annoso problema dei danni alle colture che il proliferare degli ungulati provoca sulle colline di Langhe e Roero.

Ultima a intervenire in argomento è l’associazione Alta Langa Attiva che, tra gli interlocutori dell’Assessorato regionale all’Agricoltura per la legge sulla caccia approvata nel giugno scorso, ricorda i termini della nuova misura varata dalla stessa Regione negli ultimi giorni di dicembre.

"Pochi giorni prima di Natale la Giunta ha infatti approvato con una delibera alcuni dei punti su cui Ala ha da sempre insistito, quale la necessaria riduzione della presenza di ungulati (e relativi danni) sulle colture piemontesi. Con questo provvedimento la Regione si smarca nettamente dalle dormienti Province, che non hanno ancora predisposto i piani di contenimento dei cinghiali, così come sancito dalla nuova legge regionale sulla caccia. La Giunta ha quindi voluto chiarire ulteriormente quali siano gli strumenti in dotazione alle Province e quali le loro finalità approvando la delibera del 21 dicembre scorso, che definisce le indicazioni operative ed esecutive dei piani di contenimento numerico del cinghiale.

In particolare sarebbe concesso ai proprietari o conduttori di fondi in possesso delle necessarie autorizzazioni di provvedere alla cattura e all'abbattimento degli animali colti a danneggiare i propri fondi. Per la cattura le province dovranno predisporre le autorizzazioni all'installazione di appositi recinti mentre per l’abbattimento il conduttore del fondo non in possesso di licenza venatoria potrà designare un “tutor” appositamente addestrato e autorizzato.

Infine i piani di contenimento che le Province predisporranno dovranno comprendere interventi di urgenza per garantire una tempestiva azione in caso di danneggiamenti in atto, oltre a interventi programmati per il controllo della presenza della specie".

Il direttivo di Ala "si aspetta e augura" che le Province "ora in possesso di tutti gli strumenti opportuni, possano dimostrare l’attesa e finora celata operatività, diversamente l'associazione sarà pronta a sostenere le aziende agricole associate che vorranno intraprendere la via legale".

Nella nuova normativa rimangono comunque alcuni aspetti che secondo Ala "non trovano ancora risposta nella nuova delibera e che saranno oggetto di discussione dei prossimi incontri con gli enti preposti".

Tra questi la necessità di istituire uno strumento di verifica e controllo anche solo a campione sui censimenti svolti da volontari; la necessità di adottare da parte degli enti territoriali un prezziario regionale condiviso e ufficiale per la stima dei danni alle colture, e in particolare sulle colture poliennali quali frutteti, vigneti e noccioleti, sui quali la legge regionale prevede l’indennizzo anche del danno ripercosso sulle annate agrarie successive; la necessità di regolamentare – come previsto dalla legge – forme di caccia che favoriscano la competizione tra le squadre, ad oggi non contemplata dagli enti territoriali; la necessità di garantire una maggior sicurezza stradale e sopratutto una responsabilizzazione delle istituzioni in caso di collisioni tra fauna selvatica e veicoli.

Il presidente di Ala Mauro Boasso sottolinea quindi che, "se la fauna selvatica è un bene comune, allora lo Stato non può nascondersi dietro un cartello stradale di pericolo, così come non è congruo che il danno recato ad un fondo privato gravi solo su chi lo conduce".

Ezio Massucco

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