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Cronaca | 10 gennaio 2019, 12:30

"Sentiero" largo un metro “diventa” una strada di dimensioni triplicate: indagini di Carabinieri e Procura per un abuso edilizio a Oncino

Dopo il sopralluogo dei militari Forestali il Comune ordina “l’immediata sospensione dei lavori” in località “Meira Dacant-Croce Bulè”. 300 i metri cubi di volume di movimentazione terra, rispetto ai 58 dichiarati nel progetto. Il sindaco: “Ci dovremo costituire parte civile, così come il Ministero dell’Ambiente”

Immagine di repertorio

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Emergono nuovi dettagli sull’abuso edilizio annunciato dal sindaco di Oncino nel corso dell’ultimo Consiglio comunale del 15 dicembre scorso.

Oncino è stata oggetto di un abuso edilizio. È stata costruita una strada…” aveva detto Alfredo Fantone, prima di venire interrotto dal segretario comunale.

Della vicenda se ne sono occupati i Carabinieri Forestali della stazione di Barge, che hanno effettuato un sopralluogo in località “Meira Dacant-Croce Bulè”.

Dopo il verbale dei militari, il Comune ha emesso un’ordinanza di sospensione lavori, a firma del responsabile del Servizio urbanistica dell’Unione montana del Monviso, Fulvio Brondino.

“È emerso – si legge nell’atto – che sono stati realizzati interventi edilizi in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, dalla comunicazione di inizio lavori e dalle autorizzazioni rilasciate”.

I Carabinieri hanno accertato che (l’ordinanza non riporta nomi) un soggetto privato ha richiesto le autorizzazioni per realizzare “una viabilità che consentisse di accedere ai pascoli alpini con mezzi propri, in un ’area sottoposta ai vincoli idrogeologico e paesaggistico ambientale”.

L’iter progettuale è poi passato in capo all’Unione del Monviso, avente per oggetto la “Manutenzione straordinaria di strada esistente a servizio di attività agro-silvo-pastorale”.

1154 metri la lunghezza totale della strada: di questi, i primi 612 della viabilità da realizzare attraverso l’eliminazione di massi (anche di considerevoli dimensioni), mentre nella seconda parte si sarebbero eseguiti anche lavori di movimento terra.

“Il tutto – scrivono i Carabinieri - senza ampliare né ridurre la larghezza di due metri dell’esistente strada che conduce alla croce Bulè, riportata nelle vecchie mappe catastali d’impianto redatte ad inizio del 1900”.

Dalle indagini è emerso come la strada, dopo la fine dei lavori, ha una larghezza media di tre metri.

Non solo. Perché i Carabinieri hanno appurato che “la viabilità esistente denominata strada vicinale dell’Alpe Bulè, non presente nello stradario del comune di Oncino, era un sentiero/mulattiera della larghezza di circa un metro assolutamente non percorribile da automezzi”.

I lavori di “manutenzione” della viabilità avrebbero quindi allargato la sede stradale di un metro rispetto al progetto presentato e di due metri rispetto al sentiero/mulattiera originale.

Enorme la discrepanza tra i dati dichiarati nel progetto e quelli riscontrati dall’Arma: più di 8mila metri quadrati di superficie interessata dai lavori (rispetti ai 2300 mq dichiarati), 300 metri cubi di volume di movimentazione terra (e non 58 come da progetto).

“I lavori avrebbero dovuto ottenere le dovute autorizzazioni previste dalla Legge. – si legge nel verbale dei Carabinieri - Inoltre, l’area interessata dai lavori di realizzazione della nuova strada è risultata essere di oltre 8mila metri quadrati, superando quindi il limite dimensionale di 5mila metri quadrati previsti dalla normativa vigente”.

Ciò comporta che l’autorizzazione “avrebbe dovuto essere rilasciata dal Settore tecnico regionale e non, come invece è avvenuto, dal comune di Oncino tramite l’Unione montana dei Comuni del Monviso”.

Inoltre, il tracciato della nuova strada “ha comportato una trasformazione d’uso del suolo forestale, non autorizzato, per un’area di circa duemila metri”.

I rilievi tecnici eseguiti nell’ambito delle indagini eseguite sono stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria di Cuneo.

Dal canto suo, il Comune di Oncino – “dal momento che l’area è attualmente coperta da neve e che non è possibile procedere con ulteriori sopralluoghi” – ha ordinato “l’immediata sospensione dei lavori”.

Il Comune ha comunque accertato “che l’area dei lavori ricade in zona sottoposta a vincolo paesaggistico nonché in zona sottoposta a vincolo per scopi idrogeologici” e che “le opere sono state realizzate in difformità delle autorizzazione rilasciate”.

L’ordinanza è stata trasmessa a Procura, Presidenza della Giunta regionale, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione (Settore tecnico, verifica, vigilanza e beni ambientali), Soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte, Carabinieri Forestali, Parco del Monviso.

Nel prossimo Consiglio comunale, l’Amministrazione di Alfredo Fantone dovrà decidere in merito al ripristino dello stato originale del sentiero. “Il Comune – spiega il sindaco Fantone - si dovrà costituire parte civile, come pure il Ministero dell’Ambiente. La strada dovrà essere richiusa e lo stato dei luoghi dovrà essere ripristinato come in precedenza dell’intervento”.

La vicenda potrebbe, dunque, minare i rapporti tra Comune e Unione?

Bisognerà attendere i nuovi sviluppi. Di certo rimangono le parole usate da Fantone nell’ultimo Consiglio comunale del 15 dicembre: “La possibilità di riprendermi le funzioni tecniche servirà per dare incarico ad un funzionario che dovrà dirimere questi grossi problemi di abuso edilizio.

Al momento c’è un’indagine della Magistratura, coperta da segreto istruttorio, ma ci sono elementi penali. Abbiamo dato incarico ad uno studio legale che seguirà il tecnico che designeremo su tutta la vicenda che ha dell’incredibile, come mi ha detto l’avvocato”.

Nicolò Bertola

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