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Ad occhi aperti | 12 gennaio 2019, 16:30

Disobbedienza: tra dire e fare c'è di mezzo il sacrificio - Hunger

Sono affascinato da quelle figure che per amore di un “bene superiore” finiscono per arrivare a consumare se stesse, consce però di mettere in gioco tutte se stesse

Hunger - una scena del film

Hunger - una scena del film

“Hunger” è un film di produzione anglo-irlandese del 2008, scritto da Enda Walsh e Steve McQueen, e diretto dallo stesso McQueen.

Il film racconta la storia vera dello sciopero della fame messo in campo dal detenuto del carcere irlandese di Long Kesh – e membro dell'IRA – Bobby Sands (interpretato da un magistrale Michael Fassbender) perché i membri della sua frangia politica venissero riconosciuti come “prigionieri politici”, così da dare un freno ai trattamenti disumani con cui essi venivano trattati. Un film sul sacrificio e sulla consunzione corporale a cui può portare l'adesione totale a un (qualunque) ideale di giustizia.

In queste ultime settimane di collegamento tra l'anno nuovo e quello vecchio, fatte di ubriacatura enogastronomica e buoni sentimenti, il dibattito politico a livello nazionale è senza dubbio stato occupato per (quasi tutta) la propria interezza da una grande domanda: può avere un limite il rispetto dovuto alle istituzioni fondanti della nostra società? Quando “l'autorità” diventa un ostacolo, per il cittadino?

Il via alla discussione l'ha dato, ovviamente, la discussione del “decreto Sicurezza” (o “decreti Salvini”), da molti rappresentanti delle amministrazioni di tutta la penisola osteggiato più o meno pubblicamente perché considerato troppo estremo e incostituzionale; nel nostro territorio regionale, per esempio, il presidente della regione uscente Sergio Chiamparino è stato un po' il portabandiera della protesta.

Ovviamente, l'altra campana della questione sottolinea come un rappresentante delle istituzioni non possa invitare al mancato rispetto di una legge dello Stato. Ed è proprio qui il cortocircuito. Cosa è “giustizia”, e cosa, invece, non lo è.

L'intera produzione artistica umana ha trattato questo argomento da quando abbiamo cominciato ad adottare un qualche tipo di metodo legislativo e la risposta è sempre stata abbastanza identica: la Giustizia è un'ideale più alto di qualsiasi uomo e di qualsiasi forma di governo, e deve essere perseguita anche se ciò significa distruggere o rivoluzionare qualsiasi struttura sociale esistente. Ma la nostra vita di tutti i giorni non è un film, non è pura narrazione, e spesso tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.

Però... siamo sicuri sia davvero così?

“Hunger” - secondo film di McQueen e, insieme al precedente “Shame”, quello che più l'ha consacrato al grande pubblico (per sua sfortuna, viste purtroppo le produzioni più recenti) – parrebbe dirci altro, e cioè che tra il dire e il fare ci sia di mezzo più che altro il sacrificio. Personale, fisico. Assoluto.

Per natura sono sempre affascinato da quelle figure (quasi mistiche) che per amore di un “bene superiore” finiscono per arrivare a consumare se stesse, come ha fatto nella pellicola e nella realtà Bobby Sanders.

Ma è bene ricordare cosa accomuna tutte queste figure, e cioè la piena consapevolezza che le proprie scelte finiranno per avere delle conseguenze. Se non altro, su se stessi.

simone giraudi

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