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Al Direttore | 12 gennaio 2019, 13:45

“Il mondo del ‘No profit’ non è tutto uguale!”: il presidente delle Pro loco del Piemonte commenta l’aumento dell’Ires previsto dal Governo

Riceviamo e pubblichiamo

Giuliano Degiovanni

Giuliano Degiovanni

Ho assistito, insieme a tutti gli altri Italiani, alla promulgazione della legge finanziaria 2019, la cosiddetta “Manovra”, alle contestazioni delle minoranze ed alle difese della maggioranza.

Fra le varie critiche emerse c'è stata quella dell'aumento dell'IRES sugli Enti “No profit”, che merita però alcune riflessioni, peraltro già fatte da validissimi esponenti come il presidente regionale Avis Giorgio Groppo.

Come presidente regionale delle Pro loco devo dire che questa ipotetica nuova tassa o meglio questa minore agevolazione, tocca solo marginalmente il nostro mondo, fatto di 1050 Pro Loco, 25mila volontari attivamente impegnati ad organizzare più di 5mila eventi sul territorio Piemontese, con circa 100mila soci iscritti.  

Le Pro loco usufruiscono infatti di un regime agevolato per il pagamento delle imposte (Ires appunto) che è la legge 398/91, la quale permette di forfetizzare le spese, andando a pagare l'Ires con aliquota normale (quindi pari al 24%) solo su un imponibile del 3% calcolato sul totale degli incassi. Anche l’Iva si versa in modo forfettario.

Il limite per poter accedere a questo regime prevede ricavi di natura commerciale per 400mila euro, e posso affermare con certezza che pochissime Pro loco superano tali limiti e quindi non sono affatto toccate da questa riforma dell’imposizione fiscale (per altro già in fase di correzione).

La legge 398/91 insieme alla legge 383/2000 che istituiva in Italia le Associazioni di Promozione Sociale (che le Pro Loco possono  diventare) ha regolato e permesso alle nostre associazioni di crescere, creando un tessuto sociale molto importante nella nostra regione; e con esse, altre associazioni quali quelle sportive, le bande musicali, i gruppi folkloristici, le corali, le compagnie teatrali e tante altre che in questi anni di globalizzazione sfrenata hanno saputo mantenere ben salde le tradizioni e quindi le radici della cultura popolare di cui un “popolo “ si nutre.

Tutto questo mondo rischia però di essere stravolto dalla riforma del Terzo Settore, voluta dal governo Renzi, e diventata legge nel 2017 con il dlgs 117/2017.

Per mantenere le stesse agevolazioni fiscali che permettono ad esempio alle Pro Loco di organizzare le sagre e le fiere, queste associazioni saranno costrette ad un lungo e complesso cammino per diventare Enti del Terzo Settore, con un inevitabile aumento di costi e burocrazia.

Questa riforma è fatta, come sostiene giustamente Groppo, per i grandi Enti e non per le piccole ma importantissime associazioni che operano nei piccoli comuni o nelle frazioni degli stessi.

È fatta per le grandi organizzazioni del “No Profit”, che in molti casi sono strutturate come imprese pur avendo ovviamente l'assenza di lucro. Se è eticamente corretto dare delle agevolazioni fiscali a queste organizzazioni, lo è altrettanto quello di garantire la sopravvivenza di migliaia di piccole e piccolissime associazioni fatte da volontari che prestano la loro opera in numerosi segmenti del variegato mondo del volontariato.

Auspico che il nuovo governo, fra le varie problematiche che si appresterà ad affrontare, ponga particolare attenzione a questo mondo di associazioni che magari non ha voce sui social, ma che “parla” quotidianamente con il lavoro che fa per e sul territorio.

Giuliano Degiovanni - Presidente Pro loco Piemonte  

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