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Cronaca | 15 gennaio 2019, 18:48

Saluzzo: assolta dall’accusa di aver falsamente dichiarato di essere la zia di un detenuto

Secondo il regolamento del carcere, non avrebbe potuto incontrarlo perché non c’era un vero rapporto di parentela

Saluzzo: assolta dall’accusa di aver falsamente dichiarato di essere la zia di un detenuto

Era a processo accusata di aver falsamente attestato nell’istanza di richiesta per il colloquio con un detenuto di essere la zia. Di fatto non c’era un rapporto diretto di parentela perché la donna era la sorella del patrigno del giovane recluso, ed era scattata la denuncia.

Oggi il giudice di Cuneo ha assolto l’imputata, residente nel Saviglianese, perché il fatto non costituisce reato. La vicenda fa riferimento al 18 febbraio 2017 quando la quarantenne si era recata, in compagnia di un’altra parente, presso il carcere di Saluzzo dove il ragazzo stava scontando una pena detentiva. Era stato lui stesso a chiedere la visita di quella che chiamava “zia” e alla quale era molto legato. Di lì a poco il giovane si era suicidato.

Gli agenti di polizia penitenziaria avevano applicato il regolamento del “Morandi”, che non consente le visite a persone che non risultino legate da vincoli di parentela o conviventi nello stesso nucleo famigliare. Una regolamentazione che non è uniforme per tutte le carceri, tant’è che l’imputata era regolarmente entrata altre volte quanto il “nipote” era rinchiuso in un diverso penitenziario.

Il pm aveva chiesto la condanna a 10 mesi di reclusione. “Aveva dichiarato di essere la zia perché lei e tutti quanti la consideravano tale”, ha precisato la difesa. “Non c’era un vero rapporto di parentela  ma affettivo, perciò la mia assistita lo ha dichiarato senza pensare al rischio di fornire una falsa dichiarazione. Eppure avrebbe avuto tutto il diritto di poter visitare il ragazzo perché viveva insieme al patrigno, succede in tutte le carceri”.

Monica Bruna

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