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Attualità | 16 gennaio 2019, 16:43

"Il 'Sacra Famiglia' di Mondovì va preservato, insieme ai suoi dipendenti": l'appello di alcuni utenti della casa di riposo

Insieme ai parenti di altri ospiti, hanno inviato una lettera al nostro giornale nella quale si dicono "preoccupati" per il futuro della struttura monregalese. Il Comune non commenta, ma garantisce massimo impegno da qui sino a marzo per assumere la decisione migliore

"Il 'Sacra Famiglia' di Mondovì va preservato, insieme ai suoi dipendenti": l'appello di alcuni utenti della casa di riposo

"Siamo alcuni degli utenti della casa di riposo 'Sacra Famiglia' di Mondovì e dei loro familiari. In queste settimane seguiamo con una certa apprensione il dibattito che si sta svolgendo in varie sedi (Consiglio comunale, giornali) relativamente alle future sorti dell'istituzione di cui usufruiamo. Sappiamo che essa, per legge, dovrà cambiare veste giuridica entro marzo, e non abbiamo chiaro quale indirizzo le autorità preposte intendano seguire e con quali motivazioni".

Quello che abbiamo appena terminato di riportare è l'incipit di una missiva inviata al nostro giornale da parte di un gruppo di ospiti della struttura monregalese, che si dicono preoccupati circa il domani che attende quella che ormai considerano, a tutti gli effetti, casa loro.

COS'È IL "SACRA FAMIGLIA" "La casa di riposo 'Sacra Famiglia' - proseguono - è un ente benemerito per la città di Mondovì. Nata addirittura nel diciannovesimo secolo per volere di un vescovo come 'istituzione di assistenza e beneficenza', da molto tempo offre alle persone che si trovano in particolare situazione di fragilità la possibilità di trovare alloggio, assistenza, cura. Soprattutto da quando, nel 1994, ha avuto una nuova collocazione proprio al centro del quartiere Altipiano, in un edificio luminoso, dotato di spazi interni adatti alla vita comunitaria e di un meraviglioso parco esterno in cui gli ospiti possono vivere a contatto con la natura e con la vita del quartiere, essa si è rivelato una risorsa preziosissima per tutto il territorio. Un folto e variegato gruppo di volontari si spende quotidianamente, con passione e inventiva, per offrire svago, cultura, compagnia. Una piccola ma organizzata biblioteca, che si avvale della collaborazione con la biblioteca civica, permette a molti utenti di accedere a buone letture. Grazie alla presenza di un sacerdote straordinario, don Lelio Sardinopoli, gli ospiti che lo desiderano possono continuare a curare la propria vita spirituale nonostante le limitazioni fisiche che impedirebbero a molti di loro di frequentare una parrocchia".

QUALITÀ E PROFESSIONALITÀ - Ma è soprattutto la qualità del servizio di assistenza e di cura a fare la differenza: "Il personale (dagli OSS agli infermieri, dalla psicologa ai cuochi, dai fisioterapisti alle ausiliarie, alla direttrice, alle segretarie e così via) lavora con professionalità encomiabile, mantenendo contemporaneamente quella necessaria dose di umanità e, ci si consenta di dirlo, di affetto che fa sì che un luogo che per sua natura potrebbe essere un 'parcheggio' un po' triste conservi, per quanto possibile, quell'aria di 'casa' di cui tutti, soprattutto le persone fragili, hanno bisogno".

TRASFORMAZIONE E AUSPICI -"Ora - aggiungono - la legge impone che anche la casa di riposo 'Sacra Famiglia', come altre IPAB, si trasformi giuridicamente. Sappiamo che la scelta tra le due strade possibili (pubblico o privato, nella forma della fondazione di diritto privato senza fini di lucro) presentano entrambe vantaggi e criticità, soprattutto se guardate nelle diverse ottiche: del personale, degli utenti, dell'amministrazione… Non siamo in grado e non ci permettiamo di suggerire a nessuno quale sia la scelta migliore. Chiediamo soltanto a tutti gli attori coinvolti (Comune, Provincia, diocesi, Consiglio d'amministrazione) che sulla questione si ragioni sempre ponendo al centro dell'attenzione i più deboli: la storia stessa della struttura indica questo percorso. All'interno della casa di riposo 'Sacra Famiglia' vivono persone che hanno dato molto alla collettività e che ora attraversano una fase delicata e hanno diritto, quale che sia la loro condizione economica, a vivere con dignità questa fase". E ancora: "Chiediamo un'attenzione particolare al personale, a cui riconosciamo competenza e passione; perché una struttura del genere 'funzioni' come deve (ovvero sia un luogo in cui ci si prende davvero CURA degli anziani) c'è bisogno di operatori stabili, motivati e gratificati. Chiediamo che il processo decisionale venga condotto senza pregiudiziali, senza che sia trasformato in uno dei tanti terreni di scontro politico, possibilmente a carte scoperte, in modo che anche chi non è del mestiere riesca a seguirne le fasi e possa comprenderne le ragioni. Che siano impiegate le migliori forze, che siano trovate le migliori sinergie, che si spendano le persone più competenti. Siamo certi che questo andrà a vantaggio non solo degli ospiti, delle loro famiglie e del personale, ma anche di tutta la città".

IL PENSIERO DEL PRESIDENTE - Di fronte a tali parole, il presidente della casa di riposo "Sacra Famiglia" di Mondovì, Diego Bottero, ha asserito: "Condivido appieno le preoccupazioni e le motivazioni degli ospiti e familiari della nostra casa di riposo, da mesi stiamo lavorando per individuare la migliore soluzione per la trasformazione del nostro ente in collaborazione con il Comune e la diocesi. Le diatribe politiche interne non mi affascinano. Sono solo e unicamente interessato ai nostri ospiti e alla loro qualità della vita all'interno della nostra struttura che è, e rimane una eccellenza in Piemonte. Sono d'accordo sul fatto di mettere sempre al centro la persona in ogni singola scelta amministrativa. La scelta tra pubblico e privato non è sicuramente facile, ma su un punto occorre essere chiari: quale modello assistenziale vogliamo? Quello pubblico, senza fini di lucro, dove lo Stato non delega ai privati la propria funzione e mantiene il controllo, o il modello privatistico, dove il pubblico fa un passo indietro a vantaggio dei privati? In sostanza, la scelta è questa: ognuno si prenderà le proprie responsabilità di fronte alla città".

IL COMUNE NON COMMENTA, MA AGISCE - In tutto questo, il Comune di Mondovì continua a lavorare per giungere alla decisione migliore per tutti, come annunciato dal sindaco,Paolo Adriano, nel Consiglio comunale di fine dicembre. Né il primo cittadino né, in generale, l'amministrazione cittadina hanno voluto commentare questa lettera, pur ribadendo la grande attenzione rivolta in questi giorni e nelle prossime settimane al destino di una realtà fondamentale per la comunità monregalese.

Alessandro Nidi

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