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Economia | 18 gennaio 2019, 20:00

Petrolio, cosa accade sui mercati dopo i tagli OPEC e shale oil Usa

L'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, guidata dall'Arabia Saudita, ha deciso il taglio della produzione di greggio nel 2019 allo scopo di sostenerne i prezzi

Petrolio, cosa accade sui mercati dopo i tagli OPEC e shale oil Usa

L'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, guidata dall'Arabia Saudita, ha deciso il taglio della produzione di greggio nel 2019 allo scopo di sostenerne i prezzi. L'iniziativa targata OPEC+, cioè estesa all'organizzazione e ai suoi alleati, prevede di stabilizzare il mercato riducendo la produzione giornaliera di 1,2 milioni di barili nel solo mese di gennaio 2019. Questa strategia dimostra la solidarietà dell'OPEC verso i produttori americani di "shale oil", ossia olio di scisto, a cui si aprono maggiori spazi di mercato.

La sfida saudita.

L'obiettivo del regno saudita è più ampio del solo bilanciamento della domanda e dell'offerta di petrolio e volge a contrastare l'insistenza del Presidente Trump, che attribuisce agli eccessi di greggio sul mercato la caduta dei prezzi a danno dei petrolieri americani. I messaggi degli esponenti OPEC hanno rassicurato gli investitori sulla serietà dei tagli e reclamato il merito di aver creato lo spazio per il balzo in avanti della produzione statunitense.

Ossigeno per i produttori di "shale oil".

I dati EIA, l'agenzia USA d'informazione sull'energia, riportano un record di 11,7 milioni di barili al giorno, prodotti dai petrolieri americani e prezzi del greggio WTI attorno ai 50 USD a barile.
L'industria dell'olio di scisto sta affrontando costi di ricerca ed estrazione crescenti, ma dovrebbe godere dell'impennata del prezzo petrolio greggio, indotta dai tagli alla produzione OPEC.
Il mercato si sta infatti avvicinando ai 54 USD al barile necessari per il break even dei produttori di shale oil.

Prezzi altalenanti e Riserve
I prezzi al barile sono cresciuti del 20% dopo il minimo storico del biennio 2017/2018, a cui ci si è avvicinati nel dicembre 2018. Le oscillazioni di breve periodo sono comunque possibili, generate dall'incertezza dei mercati sulla dimensione che i tagli alla produzione OPEC dovranno assumere per compensare efficacemente l'offerta crescente di olio di scisto statunitense. Tra il 10 e il 14 gennaio, la quotazione del WTI ha infatti oscillato al ribasso del 4%. In ambiente OPEC viene percepito il rischio che i petrolieri americani incorrano in eccessi di produzione che vanificherebbero in parte gli sforzi di stabilizzazione dei prezzi adottati dall'organizzazione. 
In aggiunta, le riserve di "shale oil" potrebbero richiedere un tempo molto lungo per lo smaltimento, a fronte della produzione corrente.

In tema di riserve petrolifere, l'Arabia Saudita sta continuando a investire per mantenere capienza. Il rafforzamento delle riserve saudite concorrerà al successo nella comunità finanziaria del prestito obbligazionario che la Saudi Arabian Oil Co. collocherà nel 2019 e in vista della quotazione dell'azienda sui mercati, la cui IPO è prevista per il 2021.

Convergenza della Russia

OPEC+ si è dimostrata un'organizzazione coesa, che ha saputo condividere la scelta di rallentare la produzione per rimuovere gli eccessi indesiderati presenti sul mercato ed evitare ulteriori effetti depressivi sui prezzi. Ci si può attendere che il fronte sarà compatto anche qualora occorrano ulteriori correzioni. Il regno saudita ha mantenuto un ruolo di leadership condiviso da altri paesi. Tra questi, la Russia ha aderito riducendo il flusso sul mercato in modo inizialmente lento, ma ha mantenuto l'impegno al rallentamento. Il mondo dei produttori di petrolio russi è impegnativo, in quanto caratterizzato dalla presenza diffusa di operatori privati e da una geografia vasta e complessa.

 

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