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Ad occhi aperti | 19 gennaio 2019, 14:30

L'arte di essere giovani - Kids

Perché non cominciare a trattare i “nostri” giovani non come fiori da proteggere ma come campi da coltivare?

Kids

Kids

“Kids” (Kids - Monelli) è un film del 1995 scritto da Harmony Korine e diretto da Larry Clark.

Il film racconta le (dis)avventure di una normalissima giornata di alcuni adolescenti che abitano e vivono i bassifondi di New York, tra alcool, droghe e rapporti sessuali non protetti; protagonisti della pellicola sono Telly e Jennie, due di questi ragazzini, “uniti” dalla trasmissione del virus dell’HIV dal primo alla seconda. 

La questione arriva da lontano e si riprone ormai da almeno un paio d’anni, portata avanti dal giovane rappresentante degli studenti del “Virgionio-Donadio” di Cuneo, e - credo tutti voi, miei cari cinque lettori, ne siate al corrente - riguarda l’installazione di un distributore di profilattici a prezzi calmierati all’interno della struttura dell’edificio.

Giusto? Sbagliato? Nel corso delle settimane - specialmente nell’ultima - un po’ tutti hanno detto la propria... secondo me spostando pesantemente il baricentro della questione. Come succede spesso. 

Certo la “questione giovani” è tema spinoso (che mi tocca soltanto in modo tangenziale, ormai, essendo l’adolescenza un ricordo... almeno dal punto di vista anagrafico), che andrebbe affrontato in modo equilibrato e concreto.

Specialmente concreto, che è esattamente il sostantivo che utilizzerei per descrivere la pellicola di questa settimana “Kids” di Clark/Korine.

Il “dinamico duo” - i cui componenti sono senza dubbio da annoverarsi nella cerchia di autori cinematografici più interessanti degli ultimi vent’anni, e quindi da tenere ben sott’occhio (se non avete mai visto Spring Breakers, per esempio, smettete di leggere e andate a farlo subito) - sforna quasi un documentario, riprendendo gli attori con l’occhio impietoso e tutt’altro che narrativo in una quotidianità dal retrogusto sporco e talmente tanto realistico da risultare banalmente indigesto: gli adolescenti di New York sono gli adolescenti di qualunque altra parte del pianeta, con le stesse paure e le stesse sensazioni, piccoli demonietti fatti di puro impulso (auto)distruttivo. Su di loro, lo spettro dell’HIV e la paura, tangibile, della morte. 

Dovremmo imparare qualcosa da un film come “Kids” - e, in generale, dall’arte di Korine e Clark - , qualcosa sui “nostri” giovani che forse appena dopo abbiamo smesso di esserlo abbiamo anche perduto. Qualcosa di concreto, di così radicato nelle nostre esistenze che darlo per scontato è molto facile. Troppo. 

E cioè che l’essere umano non fa ciò che vuole e/o desidera solo al raggiungimento di una non ben precisata e specificata “età adulta”. L’essere umano tende sempre e costantemente al raggiungimento della propria soddisfazione: i “nostri” giovani troveranno sempre il modo di essere giovani (e di fare tutto ciò che questo comporta, nel bene e nel male). Tutto ciò che possiamo fare è accompagnarli in queste loro avventure. 

Vero che un distributore di preservativi non vale quanto l’introduzione strutturata dell’educazione sessuale nelle scuole, ma può essere un passo avanti. Piccolo, forse, ma che importa? Credo sia ora, insomma, di cominciare a trattare i “nostri” giovani non come fiori da proteggere ma come campi da coltivare.

simone giraudi

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