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Politica | 19 gennaio 2019, 12:00

#controcorrente: l’accorpamento del ministero dell’Agricoltura con quello del Turismo, voluto dal Governo Lega-5 Stelle, non funziona

Così come potrebbe difficilmente convivere la proposta di Coldiretti di mettere insieme il Mondo Rurale con lo Sviluppo Economico. Sono tre settori troppo importanti e strategici che hanno bisogno di una propria autonomia e autorevolezza

Il ministro Centinaio con il sindaco di Alba Marello alla Fiera Internazionale del Tartufo

Il ministro Centinaio con il sindaco di Alba Marello alla Fiera Internazionale del Tartufo

Prima delle votazioni politiche del 4 marzo 2018 erano arrivate ai candidati per il Parlamento le proposte di numerose organizzazioni di categoria. Tra queste anche quelle di Coldiretti Cuneo, che aveva organizzato un incontro con gli aspiranti senatori e deputati di tutti i partiti in campo. Nella circostanza, i vertici dell’Associazione chiesero, tra le altre cose, a chi avrebbe vinto le elezioni, di istituire il nuovo ministero del Cibo.

Con quali caratteristiche? Accorpando le Politiche  Agricole, Alimentari e Forestali e lo Sviluppo Economico. Obiettivo? “Evitare - dissero i rappresentanti di Coldiretti - le contraddizioni e le contrapposizioni a cui abbiamo assistito troppo volte in questi anni tra due settori che, al contrario, avrebbero molte competenze simili”.

Invece, non è andata così. Il ministro del nuovo Governo Lega-5 Stelle, Gian Marco Centinaio, ha fortemente voluto unificare le Politiche Agricole con il Turismo. Però, a distanza di otto mesi dall’insediamento della compagine giallo-verde alla guida dell’Italia, sul fronte del Turismo nulla si è mosso. Anche perché c’è stata la bocciatura del passaggio da parte del Consiglio di Stato. Pur non vincolante. Ma soprattutto sono nate molte perplessità tra il personale del settore. Infatti, hanno accettato di trasferirsi appena la metà degli addetti del dipartimento. Gli altri sono rimasti ai Beni Culturali, ai quali il Turismo era accorpato con i Governi Renzi e Gentiloni.

Nella vicenda c’è, forse, un problema di fondo, come ha scritto il Consiglio di Stato: “Il turismo non può essere riguardato come funzione ancillare di altre funzioni statali, siano esse quelle riguardanti i beni culturali siano quelle riguardanti l’agricoltura, l’alimentazione e le foreste, ma semmai come legante di un coordinamento complesso tra tutte le forme di presentazione e di produzione del territorio italiano nella loro potenzialità di fruizione turistica”.

In sostanza, il Turismo, per l’importanza che ricopre in Italia,  deve avere una propria struttura ministeriale. Motivo?  Poter esercitare quel ruolo di coordinamento e di regia che gli compete e non essere un accessorio di questo o di quel ministero.

Così come deve mantenere la sua autonomia e autorevolezza il dicastero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Legarlo allo Sviluppo Economico, seguendo la proposta di Coldiretti, per la complessità dei temi in gioco di quest’ultimo comparto, come le crisi industriali, rischierebbe di farlo annegare nelle onde tumultuose.

A livello politico, l’agricoltura è sempre stata la “Cenerentola” dell’economia italiana ed europea. Succube di scelte spesso penalizzanti. Di conseguenza, le organizzazioni e gli imprenditori del comparto dovrebbero battere di più i pugni sul tavolo per far capire che il mondo rurale è una colonna portante del nostro sistema produttivo. Mentre il ministero del Cibo potrebbe andare bene se si vuole cambiare il nome, per ampliare i confini sotto il profilo promozionale. Ma senza accorpare nessuno. Un discorso di autonomia che vale anche per il Turismo.

#controcorrente

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