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Cronaca | 21 gennaio 2019, 15:01

Accusati di aver "gonfiato" le pensioni: continua il processo contro quattro ex sindacalisti accusati di truffa ai danni dell’INPS

Secondo l’accusa, poco prima del pensionamento avrebbero ottenuto somme aggiuntive maturando così il diritto a ricevere, oltre al normale trattamento pensionistico, una ulteriore pensione. Indagini condotte dalla Guardia di Finanza

Immagine di repertorio

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Continua davanti al tribunale di Cuneo il processo a carico di quattro ex sindacalisti dello Snals (sindacato dei lavoratori della scuola)  per truffa aggravata ai danni dell’INPS.

L’accusa mossa dalla pm Carla Longo nei confronti di G.D., P.R., C.B., e M.C.., che hanno ricoperto incarichi a livello provinciale e nazionale, è di aver percepito dal sindacato indennità aggiuntive mensili inesistenti con conseguente versamento delle contribuzioni, maturando così il diritto a ricevere, oltre al normale trattamento pensionistico, una ulteriore pensione. Le somme aggiuntive nette calcolate dall’INPS, costituita parte civile nel processo, che sarebbero state indebitamente percepite per svariate di decine di migliaia di euro, erano state sottoposte a sequestro preventivo.

Dalle indagini della Guardia di Finanza sarebbe emerso che dai rendiconti annualmente predisposti, dalla documentazione delle spese sostenute dal sindacato e dalla documentazione bancaria, il sindacato non avrebbe avuto la disponibilità finanziaria per corrispondere i compensi aggiuntivi.

La loro deliberazione aveva fatto scattare il diritto a ricevere una quota pensionistica integrativa, calcolata secondo il metodo retributivo, ovvero sulla base della retribuzione dell’ultimo anno di attività. Come nel caso di G.D.. per la quale il direttivo aveva deliberato a fine luglio 2008 un compenso di 3.000 euro mensili. La sindacalista andò in pensione un anno dopo. Eppure non furono trovate tracce di pagamenti di tali stipendi da parte del sindacato, come non ce n’è menzione sui bilanci.

Questa mattina i testimoni, altri sindacalisti e due ex revisori dei conti dello Snals hanno spiegato che i compensi aggiuntivi si riferivano a rimborsi spese per le attività che gli imputati svolgevano con continuità. I pagamenti avvenivano con prelievi di cassa a fronte di pezze giustificative che però, una volta approvato il bilancio, venivano distrutte: “una prassi che si usa dappertutto”. Secondo l’ex componete del collegio sindacale quei contributi erano deliberati dalla segreteria provinciale del sindacato che aveva i fondi per farlo: “Una gestione finanziaria accorta e previdente. Il denaro proveniva dai proventi dei tesseramenti e dai servizi che il sindacato svolgeva come patronato. I bilanci dal 200 al 2017 sono sempre stati in attivo con accantonamenti che servivano ad ammortizzare le spese”.

Secondo gli avvocati difensori Bruno Dalmasso, Gianmaria Dalmasso e Claudio Massa gli imputati non hanno compiuto illeciti avendo seguito la corretta procedura per ottenere la maggiorazione pensionistica. Avevano usufruito del distacco sindacale retribuito, ma i finanzieri non svolsero ulteriori indagini circa la loro effettiva attività sindacale.

L’udienza è stata rinviata al 21 di febbraio per altri testi.

Monica Bruna

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