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Attualità | 22 gennaio 2019, 09:35

"Anche nel privato si lavora con professionalità": lavoratrici di una Fondazione Casa di Riposo sulla vicenda della "Sacra Famiglia" di Mondovì

Riceviamo e pubblichiamo

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Gentile Direttore,

siamo un gruppo di lavoratori di una Fondazione Casa di Riposo della Provincia di Cuneo e da tempo stiamo seguendo le vicende della “Sacra Famiglia” di Mondovì.

Anni fa anche la nostra IPAB si è privatizzata trasformandosi in Fondazione, per cui abbiamo vissuto lo stesso percorso che ora viene scongiurato dalle colleghe monregalesi. Noi, in qualità di ex dipendenti pubblici ora con contratto Uneba, ci sentiamo chiamate in causa dagli ultimi articoli letti su vari giornali, dove vengono continuamente sostenuti dei concetti molto offensivi nei nostri confronti e nei confronti di tutte le Fondazioni della Provincia che attualmente sono più numerose delle IPAB.

Viene sottolineato continuamente da più soggetti (compresi alcuni Sindacati che ci hanno affiancato nel passaggio) il concetto, del tutto falso, che la qualità del servizio di assistenza e di cura sia differente tra pubblico e privato. Che il personale pubblico lavori con professionalità encomiabile mantenendo umanità e affetto verso gli ospiti. Che il servizio pubblico sia senza fini di lucro mentre le Fondazioni facciano business come i privati. Che i livelli assistenziali pubblici siano migliori per una popolazione che invecchia e che non deve essere lasciata sola.

Quanto sopra è stato estrapolato dagli articoli che leggiamo con frustrazione, perché tutti i suddetti concetti suppongono verità che offendono una professionalità che noi abbiamo acquisito negli anni nello stesso modo delle lavoratrici della “Sacra Famiglia”; anche noi dimostriamo quotidianamente la stessa pazienza e amorevolezza che ora viene vantata in esclusiva dalle OSS dell’IPAB, perché l’atteggiamento verso l'anziano non cambia con il cambiare della personalità giuridica dell’Ente.

Bisognerebbe spiegare bene a cittadini come era stato spiegato a noi durante la privatizzazione, che lIa Fondazione non ha scopo di lucro e non può avere utili così come le IPAB. Ci preme sottolineare che il nostro posto di lavoro è sicuro e che economicamente non abbiamo perso nulla, per non parlare del fatto che prima eravamo sempre sotto organico per la difficoltà di assumere mentre ora riusciamo ad avere un organico più numeroso, che garantisce sempre i livelli assistenziali.

Vero che abbiamo perso lo status di dipendenti pubblici di cui, a distanza di tempo, non sentiamo più la mancanza, ma nulla è cambiato nel nostro lavoro quotidiano e nella qualità del servizio che diamo.

Concludiamo augurando il meglio per tutti che, non necessariamente, si trova dentro una IPAB.

Grazie,

Lettera firmata

Al Direttore

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