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Cronaca | 22 gennaio 2019, 19:16

Processo Rimborsopoli, le motivazioni della Corte d’appello: scontrini presentati per errore tesi non credibile

In secondo grado condannati 25 consiglieri regionali in carica dal 2010 al 2014, fra cui l’ex presidente Roberto Cota

Processo Rimborsopoli, le motivazioni della Corte d’appello: scontrini presentati per errore tesi non credibile

"L’elevata frequenza di scontrini non inerenti di cui si afferma la presentazione erronea in buona fede (…) è con tutta evidenza logicamente non credibile. A titolo esemplificativo, non si vede come possa ritenersi erronea la presentazione di uno scontrino per l’acquisto di un capo di abbigliamento (sia esso una mutanda o un pantaloncino corto) avvenuto addirittura dagli Stati Uniti, per poi inserirlo dopo un volo transoceanico nella cartellina dei rimborsi, o chi avrebbe potuto avere interesse ad incrementare gli introiti dell’imputato inserendo a suo beneficio scontrini propri”. È uno stralcio delle motivazioni della sentenza con la quale la Corte d’Appello di Torino, lo scorso luglio, ha condannato per peculato 25 consiglieri regionali del Piemonte in carica dal 2010 al 2014, fra cui l’ex governatore Roberto Cota nel processo Rimborospoli.

“Certamente infondata (e per certi aspetti ingenerosa) - scrive il giudice di secondo grado - la tesi difensiva che accomuna Cota a molti altri imputati, volta ad addossare alla segreteria la responsabilità di rimborsi di spese palesemente non inerenti (…) la conservazione dello scontrino e la sua consegna alla segreteria palesa già di per sé l’intenzione di ottenerne rimborso, ed a nulla rileva sul piano del dolo che la segreteria ometta di verificare la liceità del rimborso”.

Secondo la Corte "(…) deve ribadirsi che nessuno dei dipendenti della segreteria aveva potere dovere di sindacare nel merito richieste dei consiglieri, se non mediante mero raffronto della tipologia di spese con un elenco amplissimo e generico, anche perché solo il richiedente rimborso poteva conoscere in concreto e nel dettaglio la causale della spesa”.

La Corte si sofferma poi sulla definizione di spesa di rappresentanza: "Deve intendersi solo quella destinata a soddisfare la funzione rappresentativa esterna dell’ente al fine di accrescere il prestigio dello stesso e darvi lustro nel contesto sociale in cui si colloca. (…). Essa dunque non può essere confusa con mere liberalità in favore di personaggi non rappresentativi di istituzioni o di specifici contesti sociali, ovvero di semplici elettori, perché in caso contrario si confonderebbe la nozione di spese di rappresentanza del Gruppo con le spese di utilità elettorale o di relazione per il singolo Consigliere. Esula certamente dalla nozione l’organizzazione di momenti di convivialità slegati da precisi eventi riferibili al gruppo (incontri pubblici, dibattiti, manifestazioni per la presentazione di iniziative legislative ecc.), o da contingenti necessità di confronto politico — istituzionale sul territorio, non potendosi di per sé considerare evento di rilievo politico ogni pranzo o cena al ristorante, od ogni incontro al bar per la presenza stessa del Consigliere regionale (essendo del resto le sedi istituzionali i luoghi normalmente deputati ad ospitare incontri di rilievo politico istituzionale)".

"L’informalità delle occasioni di convivialità contrasta infatti normalmente con la nozione stessa di spesa di rappresentanza, ed il rilievo ufficiale, istituzionale o politico dell’evento non deriva dal mero riferimento delle conversazioni anche a problematiche politico amministrative della più varia natura".

Marco Panzarella

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