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In&Out | 27 gennaio 2019, 07:20

Dall'altra parte delle Alpi con Isabella, veterinario: "Di Cuneo mi manca tutto, soprattutto i locali della mia adolescenza"

"Su una cosa siamo d’accordo tra noi “amici emigrati”: ogni volta che si torna a casa sembra di essersi allontanati solo il giorno prima"

Isabella Nicola

Isabella Nicola

- Ciao Isabella. Raccontaci perché ti sei spostata a vivere in Francia.

Il motivo primario è legato alla possibilità di trovar lavoro. Per la particolare situazione della mia professione, in Francia c’è moltissima offerta mentre in Italia proprio il contrario. Sicuramente il salario fisso ha anche aiutato a partire.

Mentirei, però, nel dire che la motivazione sia stata solo questa. Mi piace molto l’idea di vedere, anzi di vivere, nuovi posti, motivo per cui ho approfittato della situazione.

- Com'è stato il crearsi una propria quotidiana dimensione nella terra dei cugini d'Oltralpe?

Non sempre facile. Non è il primo periodo più o meno lungo che passo lontano da casa, e so che la possibilità di crearsi una propria quotidianità non dipende tanto dall’estero in generale quanto da dove si trova lavoro, se ci sono colleghi giovani o possibili attività nelle città vicine.

In particolare qui dove sono io è abbastanza sperduto e la differenza con Torino dove stavo prima la sento parecchio. Oltre questo, una delle cose che adoro fare all’estero è il giro nei supermercati perché fa subito capire le abitudini, alimentari e non, del paese in cui ci si trova.

- Sei un veterinario. Come credi sarebbero la tua vita e la tua professione se fossi rimasta in Italia?

Difficile a dirsi. Prima di essere venuta qui ho fatto un dottorato all’università di Torino, per cui il mio lavoro era nell’università... ma dopo non so cosa ne sarebbe stato di me. Forse il mio lavoro non sarebbe stato troppo diverso da qui, ma meno remunerato, forse avrei cercato di rimanere in università.

- Cosa ti manca di più di Cuneo?

Tutto. Dalle montagne a 20 minuti che coronano la città come mura di protezione ai due lungofiume, ai vari negozi e locali che hanno segnato la mia infanzia e adolescenza come il Nuvolari. Non di meno la famiglia e tutti quegli amici che sono come una famiglia.

Cuneo è bellissima e vivendoci lontano la si apprezza ogni giorno di più. E probabilmente la si ama anche più di chi ci vive perché assume solo un’accezione positiva nella nostra memoria, spoglia di tutti quegli stress quotidiani dell’età adulta che, vivendo all’estero, impariamo a collegare ad altri posti e altre persone.

Tornare è sempre un’emozione, è veramente tornare a casa, nel proprio porto sicuro, che cambia esteriormente ma che in realtà sembra non cambiare mai da una volta all’altra. Su una cosa siamo d’accordo tra noi “amici emigrati”: ogni volta che si torna a casa sembra di essersi allontanati solo il giorno prima.

simone giraudi

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