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Cronaca | 28 gennaio 2019, 09:47

Nella relazione del dottor Roberto Testi la “chiave” per individuare l’arma del delitto di Barge?

Si parla, oltre alle prime ipotesi di un’accetta o una roncola, di una pietra o un martello, ma le ferite sul cranio della donna, specialmente quella frontale, ha i lembi decisamente lineari e definiti. Sulla schiena del cadavere un mazzo di chiavi, quasi sicuramente della vittima: chi le ha messe li? Per quale motivo?

Il luogo dell'omicidio

Il luogo dell'omicidio

La Procura della Repubblica di Cuneo ha chiesto, nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Anna Piccato, uccisa con efferatezza a Barge, nei “Giardini d’Annonay” nelle prime ore di mercoledì scorso, l’intervento del dottor Roberto Testi.

Medico legale di prim’ordine, la Procura gli ha dato incarico di svolgere l’autopsia sul corpo della vittima, uccisa con diversi colpi al cranio. L’esame autoptico è stato svolto sabato, nelle camere mortuarie di Saluzzo dove il cadavere è stato trasportato nel pomeriggio di mercoledì scorso.

Testi non è nuovo a collaborazioni con l’Autorità giudiziaria: medico legale di grande e comprovata esperienza, in passato ha preso parte a complesse indagini. Fu lui a svolgere l’autopsia sul corpo del piccolo Samuele Lorenzi, ucciso a Cogne. Come consulente, ad esempio, prese parte anche alle indagini per l’omicidio di Garlasco, costato la vita a Chiara Poggi, per il delitto di Novi Ligure e nelle indagini sui fatti di via Poma, a Roma.

DALL’AUTOPSIA I DETTAGLI SULL’ARMA DEL DELITTO?

Con la relazione del dottor Testi potrebbe stringersi il cerchio sull’arma del delitto utilizzata per l’assassinio della donna. Arma che – al momento – non sarebbe ancora stata individuata. C’è chi continua a sostenere la tesi dell’accetta, o della roncola. Chi invece parla di un martello, chi ancora di una pietra.

La Procura, che avevamo sentito 48 ore dopo il ritrovamento del cadavere, ci aveva comunque confermato che le ferite sono state inferte da un oggetto “acuminato”.

L’autopsia sarà in grado di dare maggiori dettagli (al momento coperti dal massimo riserbo). A parlare chiaro saranno le ferite sul cranio della donna, specialmente quella frontale, dai lembi decisamente lineari e definiti.

LE CHIAVI SULLA SCHIENA DELLA VITTIMA

È un altro particolare di certo non passato inosservato dopo il rinvenimento del cadavere della Piccato, riverso in posizione prona e adagiato sul canale di scolo che corre lungo il perimetro della chiesa di San Rocco.

La donna, quasi sicuramente, è stata colpita in un primo momento all’esterno dei “Giardini d’Annonay”. Poi, sarebbe stata trascinata all’interno del giardino comunale, sino nei pressi del muro della chiesa. Qui sarebbe stata colpita ripetutamente al cranio.

La 70enne indossava il suo cappotto. Non è stato sfilato durante la colluttazione. Sulla schiena, invece, un mazzo di chiavi, che quasi certamente appartengono alla Piccato. Chi le ha messe li? Per quale motivo?

I SOSPETTI DEGLI INQUIRENTI

Sin da subito gli inquirenti hanno iniziato a raccogliere elementi utili per la ricostruzione di quanto successo e, quindi, per individuare l’assassino. Si lavora, ancor più che sull’arma del delitto, sul movente alla base di un simile gesto.

I Carabinieri, come confermato dalla Procura, si stanno concentrando sul passato della donna. In caserma, oltre ai parenti, si stanno ascoltando i racconti delle persone vicine ad Anna Piccato, sia negli ambienti della Croce rossa che della Cgil, dove la donna svolgeva la sua opera di volontariato.

In questi giorni, inoltre, i militari sono stati diverse volte in via Giolitti, la strada su cui si affaccia l’ingresso dei “Giardini d’Annonay”.

Per strada i Carabinieri hanno fermato ed ascoltato diversi residenti della zona, alla ricerca di qualche dettaglio utile per le indagini. Nessuna persona, al momento risulta iscritta nel registro degli indagati, ma di certo v’è che gli inquirenti avrebbero – almeno - già un sospetto.

Si esclude, comunque, che il delitto sia da attribuirsi ad un serial killer.

LA VEGLIA DI PREGHIERA

Intanto, ieri sera, la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista ha ospitato una veglia di preghiera: alcune decine di fedeli hanno recitato il Santo Rosario, in attesa della data dei funerali che, complice anche l’iter investigativo ancora in corso, non è ancora stata fissata.

Nella Santa Messa domenicale, ieri, il parroco del paese, don Mario Peirano, ha pregato insieme alla popolazione perché “eventi simili non abbiano più a ripetersi”.

Nicolò Bertola

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