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Attualità | 29 gennaio 2019, 05:00

Sciopero di otto ore con presidio all'Abet di Bra contro i 112 possibili licenziamenti

L'iniziativa sindacale indetta da Filctem, Femca e Uiltec è in programma per giovedì 31 gennaio

Sciopero di otto ore con presidio all'Abet di Bra contro i 112 possibili licenziamenti

E' passata circa una settimana dalla doccia fredda che si è abbattuta sulla città della "Zizzola". Lo scorso lunedì 21 gennaio all'Abet di Bra - azienda da 60 anni leader nella produzione di laminato plastico - sono stati annunciati 112 esuberi in parte legati alla terziarizzazione del polo logistico e in parte per (come spiegato dall'A.D. Ettore Bandieri) "riorganizzazione necessaria per far fronte ad investimenti". Di questi la maggior parte sono provenienti dai due stabilimenti di Bra, cinque dal polo logisitco di Roma e quattro da Reggio Emilia.

Dopo le assemblee convocate dai tre sindacati confederali dei chimici (Filctem, Femca e Uiltec) è stato stabilito all'unanimità di indire per giovedì 31 gennaio uno sciopero di otto ore sui tre turni con presidio davanti allo stabilimento braidese.Questo a seguito del primo incontro tra le parti dove le segreterie e la rsu hanno respinto "una politica fatta di risparmi sui costi aziendali con un percorso di terziarizzazione e ridimensionamento del personale".

"Non possiamo accettare la logica – avevano dichiarato dopo l'incontro di giovedì scorso le tre sigle – secondo la quale, a fronte di aumenti dei costi di materie prime ed energia, la risposta siano i licenziamenti".

Intanto rimane attivo il blocco degli straordinari.

45 GIORNI DI TRATTATIVA

Terminerà a inizio marzo (dopo 45 giorni dall'apertura della vertenza) la prima fase di trattativa tra la dirigenza aziendale e i sindacati. In caso di mancato accordo si passerà sui tavoli del Mise (in quanto la vertenza è aperta in siti di tre differenti regioni). Qui la finestra per trattare sarà attiva per altri 30 giorni, all'incirca nei primi giorni del mese di aprile.

Come spiegato a Targatocn.it da Enrico Cabutto (Cgil), circa la metà dei 112 (58 lavoratori), sono legati alla logistica su cui è in corso da parte di Abet una trattativa di terziarizzazione. Non si conosce ancora chi è la società con cui la Abet sta trattando né se è previsto una ricollocazione della totalità delle maestranze. Ipotesi auspicata dalla dirigenza, ma su cui ancora non sarebbe arrivata la assoluta conferma nel tavolo fra le parti. 

"ESUBERI PER FAR FRONTE A CHI PRODUCE IN PAESI A BASSO COSTO"

"Abbiamo dovuto affrontare preventivamente degli investimenti per continuare ad essere concorrenziali nel mercato mondiale" - aveva dichiarato nei giorni scorsi al nostro giornale Bandieri - dove negli ultimi otto anni sono nate molte aziende che producono in paesi a basso costo (Turchia, Cina e India). Il prodotto è apprezzato per il suo design e per la qualità: abbiamo 13 filiali consociate estere, 6 aree commerciali in Italia, 1.000 dipendenti (650 solo a Bra ndr), produciamo 21 milioni di metri quadrati all'anno di laminato per un fatturato di 190 milioni di euro."

"Una riorganizzazione e una riduzione dei costi aziendali si è resa necessaria per affrontare l'accresciuta competitività internazionale" - prosegue il numero uno Abet - "Questo intervento si accompagna, però, a un piano di investimenti tutt'ora in corso per garantire una continua crescita. Non solo tagli, ma il più grande piano di investimenti che Abet abbia affrontato nella sua sessantennale storia."

30 MILIONI DI INVESTIMENTO

Sono 30 i milioni investiti nella costruzione di un nuovo capannone industriale a Bra che ospiterà una nuova linea di produzione (pressa ed impregnatrice fenolica), nella creazione di un nuovo reparto per la stampa digitale e nel rafforzamento di alcune consociate estere (soprattutto in USA, Germania e Cina).

Daniele Caponnetto

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