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Attualità | 01 febbraio 2019, 19:14

Ospedale di Fossano: un robot per restituire il movimento ai pazienti

Adatto alla modalità attiva e passiva per ridare mobilità agli arti superiori

Ospedale di Fossano: un robot per restituire il movimento ai pazienti

È stato inaugurato ieri, giovedì 31 gennaio, il nuovo robot donato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano all’ospedale di Fossano per la riabilitazione degli arti superiori nei pazienti di lungodegenza neurologica.

Una macchina all’avanguardia capace di sostenere il movimento dell’arto sia con esercizi in cui è il paziente a controllare il movimento, sia in modalità attiva quando il paziente non ha il controllo dell’arto.

Il robot è abbinato a un software che utilizza il gioco per coinvolgere il paziente anche nelle sue funzioni neurologiche e restituisce all’operatore dati e informazioni elaborando i risultati sulla forza espressa dal paziente e sulle traiettorie.

“Abbiamo, oserei dire, un’arma micidiale in più a disposizione del recupero dei pazienti. Questo è un reparto che mette spesso i pazienti in condizione di recuperare il movimento, ma sull’arto superiore un recupero importante è possibile solo con macchinari come questo. È uno strumento che modifica la qualità della vita dei pazienti ed è affidato alle mani di personale qualificato. Una nuova freccia nella faretra degli strumenti a disposizione dello staff del dottor Lamberti, vera punta di diamante” ha dichiarato il direttore generale dell’ASL CN1 Salvatore Brugaletta.

L’investimento è stato sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano con: “un intervento convinto” come spiegato dal presidente Gianfranco Mondino che ha aggiunto: “Questo reparto è un’eccellenza cuneese e ci ha fatto piacere migliorare ulteriormente un’eccellenza. La Fondazione è solida e può intervenire e chiede di farlo per migliorare i servizi. Ci sono nuovi interventi in vista per l’ospedale. Amiamo questo ospedale come cittadini e come Fondazione e interverremo nuovamente”.

“Siamo tutti soci e difendiamo l’ospedale in ogni modo perché è un’eccellenza. È molto importante questo reparto per la città. Oggi inauguriamo una macchina, ma la struttura è fatta dalle persone e questa è una missione importante perché cambia la vita delle persone”.

Come la vita di Monica che, nel 2012, a soli 32 anni di età fu colpita da una malattia vascolare a livello encefalico che ne ha causato la paralisi totali fino a costringerla a comunicare con il solo uso del puntatore ottico e che, dopo un lungo percorso di riabilitazione oggi vive sola, è tornata a lavorare e a guidare come raccontato dallo stesso dott. Lamberti che ha sottolineato come: “Rispetto a qualche anno fa, quando la riabilitazione era un concetto più romantico, oggi l’industria ci può dare una mano. L’arto superiore è critico e questo strumento può intervenire anche nell’associare strumenti cognitivi a quelli articolari”

Agata Pagani

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