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Cronaca | 01 febbraio 2019, 07:25

Delitto di Barge, dal conto postale della 70enne Anna Piccato “sono spariti 20mila euro in un anno e mezzo”

Lo racconta la nipote Roberta: “Aveva messo quei soldi su un conto dicendomi ‘Quando non ci sarò più saranno tuoi’. Ora non c’è più nulla. Mi inquietano i prelievi continui da 500, 1000 euro. Mia zia ha dato soldi a una o più persone sbagliate”. Il movente è dunque da ricercarsi nella sfera economica: non una rapina finita male, ma un’ulteriore richiesta di denaro non soddisfatta o una richiesta di “restituzione” del contante anticipato

I rilievi sul luogo del delitto

I rilievi sul luogo del delitto

Gravi indizi di reato”.

Sono gli elementi a carico di Daniele Ermanno Bianco, il 40enne bargese in carcere da giovedì 24 gennaio per l’omicidio di Anna Piccato, la 70enne, anch’ella residente a Barge.

Bianco è stato fermato dai Carabinieri neanche 24 ore dopo l’omicidio: tradotto in carcere, il GIP ha convalidato il fermo e l’uomo si trova tutt’ora recluso presso la casa circondariale di Cuneo.

Arma e Procura hanno mantenuto, per giorni, il massimo riserbo sulla sua cattura, sino a ieri (giovedì).

L’ALIBI SMASCHERATO DAI CARABINIERI

Gli elementi a carico di Bianco, ritenuto il presunto assassino della Piccato, al momento non possono essere diffusi, su ordine della Procura (coordina le indagini il PM Alberto Braghin).

Si sa con certezza, però, che durante gli interrogatori l’uomo ha fornito una serie di versioni, che si sono poi rivelate contraddittorie. Gli inquirenti hanno chiesto più volte all’uomo dove si trovasse, e cosa facesse, nella fascia oraria tra le 6.30 e le 7 di quel mercoledì 23 gennaio.

Nel racconto, Bianco ha fornito una serie di contraddizioni che, insieme ai “pesanti indizi”, hanno portato la Procura a richiedere una misura cautelare in carcere, poi convalidata dal GIP.

L’uomo aveva diversi precedenti penali, per furto e furto in abitazione.

VITTIMA E PRESUNTO OMICIDA SI CONOSCEVANO

Bianco era una persona conosciuta in paese. Sovente capitava di incontrarlo, anche a quel “Caffè del Borgo” dove – tutte le mattine – si recava anche Anna Piccato per fare colazione. I due, conferma la Procura, si conoscevano, anche senza frequentarsi abitualmente.

Il 23 gennaio la Piccato, dopo aver consumato la sua “solita” colazione, è tornata a casa, senza passare dal tabaccaio vicino al bar per acquistare il quotidiano, una “prassi” di ogni mattina, puntuale, alle 7.

Perché? È possibile che Anna, prima o dopo la “tappa” al bar, abbia discusso con qualcuno?

IL MOVENTE: “DAL CONTO CORRENTE SPARITI 20MILA EURO IN UN ANNO E MEZZO”

Le indagini, come ribadito più volte dalla Procura, si sono sempre concentrate sul passato della donna. Il movente dell’omicidio, ancora da determinare con chiarezza, sembra però essere da ricercare in una sfera ben precisa: quella economica.

In tal senso, Roberta, la nipote e “figlioccia” di Anna Piccato, ha rilasciato un’intervista ai giornalisti de “La vita in diretta”, programma Rai. Nella puntata di ieri pomeriggio (giovedì) Roberta, di fronte alle telecamere Rai, ha reso noti particolari che potrebbero rivelarsi decisivi per le indagini.

Negli ultimi due o tre mesi – racconta la nipote – ho notato che mia zia, quando andava in Croce rossa a fare volontariato, pretendeva in modo quasi ossessivo di essere portata e recuperata a inizio e fine turno. Chi me lo dice che non avesse paura di qualcuno che l’aspettasse per strada?”.

Roberta ha un forte dubbio: “Qualcuno l’ha uccisa per soldi”.

E racconta: “Tre anni fa mia zia mi ha lasciato un documento legato a un conto postale. In questo conto vi erano dei soldi: ‘Un domani che non ci sarò più sono tuoi’ mi aveva detto”:

L’ammontare del denaro depositato sul contro si aggira intorno ai 20mila euro. “In un anno e mezzo questi soldi sono spariti. Su quel conto non c’è più niente: mi ha inquietato il fatto che mia zia faceva prelievi continui, da 500, 1000 euro, da un anno e mezzo”.

La nipote, quindi, pensa ad una cosa sola: “Mia zia era sotto ricatto, ha dato soldi a una o più persone sbagliate. E questa persona ha voluto sempre di più, sino a quando lei non aveva più niente. Gli avrà detto ‘Non posso più aiutarti, se non mi lasci stare vado dai Carabinieri’, questo è impazzito e le ha fatto quello che le ha fatto”.

L’ARMA DEL DELITTO

Se le cose stessero davvero così, ecco che il movente di un omicidio così efferato potrebbe essere lampante. Una questione di soldi, ma non una rapina finita male.

Un prestito, nato forse come un aiuto, che poi si è trasformato in una richiesta sempre più onerosa, insostenibile. Alla base del delitto, dunque, un’ulteriore richiesta non soddisfatta o – potrebbe anche essere – una richiesta di “restituzione” del denaro anticipato.

Tuttavia, il mistero rimane ancora sull’arma del delitto. Sull’oggetto che ha colpito più volte alla testa la donna non c’è – al momento – una versione ufficiale.

Accetta, roncola, martello: sono queste le ipotesi circolate in questi giorni. Gli inquirenti parlano di un “oggetto contundente”, anche se c’è chi sostiene con assoluta certezza che le ferite rinvenute sul cranio della donna siano dai lembi netti e lineari.

Una tipologia di trauma che, qualora venisse confermata, non fa pensare ad un martello, bensì ad un oggetto “acuminato”, come aveva a suo tempo confermato la stessa Procura. L’autopsia sul corpo di Anna Piccato è stata svolta da Roberto Testi, medico legale torinese che ha preso parte a complesse indagini, come quelle sui fatti di Cogne, Novi Ligure, Garlasco e via Poma.

L’efferatezza del crimine, comunque, conferma che chi ha aggredito Anna l’ha fatto con profonda rabbia, con odio: chi l’ha colpita più volte voleva essere sicuro di lasciarla a terra priva di vita.

Sul corpo della donna non vi sono ferite da difesa: la Piccato, dunque, o conosceva quell’uomo che poi l’ha colpita, oppure ancora è stata aggredita alle spalle, prima di essere trascinata a fianco della chiesa di San Rocco, dove sono stati inferti gli altri colpi.

LE INDAGINI ALLA “VECCHIA MANIERA”

Daniele Ermanno Bianco è stato fermato dai Carabinieri in meno di 24 ore. Un risultato che ha ottenuto il plauso di Onelio Dodero, procuratore capo di Cuneo, che ha ringraziato i Carabinieri per il lavoro svolto in modo serrato e senza sosta.

Le indagini, particolare rimarcato dalla Procura, si sono articolate alla “vecchia maniera”, senza l’utilizzo di particolari tecnologie, come ad esempio gli impianti di videosorveglianza, del tutto assenti nella zona del delitto.

Rilievi, colloqui, sopralluoghi a tappeto hanno contraddistinto l’attività investigativa dei militari della Compagnia di Saluzzo.

LA RICHIESTA DI SCARCERAZIONE

Ad assistere Bianco, l’avvocato saluzzese Davide Ambrassa. L’uomo, sin dai primi istanti, rigetta le accuse, professandosi innocente.

Ambrassa parla di una “quadro indiziario che risulta essere contraddittorio”. Il legale punta sulla mancanza dell’arma del delitto e sul movente dell’omicidio, “poco credibile”. Secondo Ambrassa, Bianco in sede di interrogatorio ha fornito tutti i dettagli “circa i movimenti compiuti il giorno del delitto, negli orari in cui è stato commesso il crimine”.

Il mio cliente è stato visto poco dopo il delitto in un locale pubblico del paese, tranquillo e senza apparenti tracce che potessero far pensare ad un omicidio”. Una ricostruzione invece smentita dai Carabinieri.

Ambrassa ha comunque presentato al Tribunale della Libertà di Torino istanza di scarcerazione.

SIGILLI SULL’ABITAZIONE DI VIA PIAN LISSARD

Daniele Ermanno Bianco, sposato e padre di due figli, vive in paese, in una casa sulla collina bargese, in via Pian Lissard. Sul cancello di casa i Carabinieri hanno posto i sigilli: l’abitazione è posta sotto sequestro.

Tra i reati contestati, in passato, all’uomo, vi sono anche il furto di carburante (aveva rubato ingenti quantità di gasolio) e di rame. Aveva trascorso anche un periodo in carcere, per una questione legata alla ricettazione di un motorino.

Nicolò Bertola

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