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Agricoltura | 01 febbraio 2019, 21:27

Falso "made in Italy", Coldiretti Piemonte non ha dubbi: "L'accordo Jefta con il Giappone mette a rischio la produzione regionale"

Moncalvo e Rivarossa: "Continuiamo la nostra battaglia a favore della trasparenza per proteggere l'eccellente patrimonio enogastronomico regionale"

Foto generica

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Via libera in Giappone al falso Made in Italy con l’entrata in vigore dell’accordo di libero cambio tra Unione Europea e Giappone JEFTA che, come prevedibile, peggiora le condizioni fissate nell’’accordo di libero scambio con il Canada (Ceta).

L’aggravante nel caso del Giappone è che non è stata neanche prevista la ratifica dei parlamenti nazionali per un accordo che prevede la protezione di appena 18 indicazioni geografiche italiane agroalimentari sul totale di 293 (appena il 6%) e 28 vini e alcolici sul totale delle 523 denominazioni di origine e indicazioni geografiche riconosciute in Italia (5%).

Peraltro anche se per Grana padano, Pecorino Romano e Toscano, Provolone Valpadana, Mozzarella di bufala campana e Mortadella Bologna viene garantita la protezione del nome complessivo, potranno essere utilizzati comunque utilizzati i singoli termini (Grana; Romano, Bologna) e si potrà addirittura produrre e vendere Asiago, Fontina non italiani per i prossimi sette anni.

Tra questi prodotti rientra il Gorgonzola, di cui il Piemonte, nell'ultimo anno, ha prodotto 40 mila tonnellate ovvero circa il 50% della produzione nazionale, per cui rischiamo che per i prossimi 7 anni in Giappone venga prodotto e venduto, senza che abbia nulla di piemontese – sottolineano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – Continuiamo, insomma, ad assistere al moltiplicarsi di accordi di libero scambio da parte dell’Unione Europea che legittimano, a livello internazionale, la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi. L’elenco, purtroppo è lungo, ma un’altra grave criticità è quella dell’accordo UE–Singapore che prevede la possibilità di utilizzare termini contenuti in una denominazione, il nome di una varietà di uve utilizzate nel territorio, come ad esempio «Nebbiolo». Continuiamo, quindi, le nostre battaglie a favore della trasparenza - concludono Moncalvo e Rivarossa – per tutelare l’eccellente patrimonio enogastronomico piemontese che annovera 14 Dop, 9 Igp, 18 Docg e 42 Doc”.

comunicato stampa

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