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Ad occhi aperti | 02 febbraio 2019, 17:10

Uguaglianza tra uomo e donna, il traguardo all'orizzonte - Erin Brockovich

Riconoscere e conferire dignità a una donna non significa inserirla in un contesto totalmente maschile, ma costruirne uno che implichi al suo interno anche le necessarie carattiristiche femminili

Erin Brockovich

Erin Brockovich

“Erin Brockovich” (Erin Brockovich - Forte come la verità) è un film del 2000 di produzione statunitense scritto da Susannah Grant a partire dalla storia personale della vera Erin Brockovich, e diretto da Steven Soderbergh.

La vicenda narra la storia vera e personale di Erin Brockovich, segretaria precaria e madre di tre figli di Los Angeles, che decide per senso di giustizia di intentare una causa contro la Pacific Gas & Electric Company, rea di aver provocato tumori agli abitanti di un piccolo centro californiano tramite inquinamento della falda acquifera. 

L’uguaglianza sociale tra uomo e donna - al netto degli scandali mediatici, dei fatti di cronaca e delle varie strumentalizzazioni che entrambi finiscono per comportare - è ancora indubbiamente un traguardo lontano da raggiungere. E non lo dico io, ma i dati presentati dalla Consob lo scorso novembre a Milano: in Italia la disoccupazione femminile è ancora sotto al 50%. 

Sarà anche una tematica che ricorre ciclicamente - segno di quanto, in effetti, sia ancora attuale - come molti altri, ma la questione ha toccato profondamente l’ultimo consiglio comunale del capoluogo della nostra provincia, spingendo tutte le consigliere comunali a firmare un ordine del giorno congiunto per richiedere l’istituzione di una banca dati provinciali in cui raccogliere tutti i curricola “al femminile”. 

Di storie di rivalsa femminile come quella narrata in “Erin Brockovich”, per quanto mi riguarda, non ce ne sono e non ce ne saranno mai abbastanza. Una narrazione molto classica e, a quasi vent’anni di distanza, forse, un po’ ridondante... ma costruita perfettamente, incapace di lasciare il pubblico (di qualunque sesso) freddo e distaccato: non solo la vicenda delle vittime della PG&E è profondamente toccante e commovente, ma anche il lungo calvario personale della protagonista - una Julia Roberts particolarmente in forma, sia in senso estetico che per quanto riguarda la performance attoriale - riesce a catturare emotivamente lo spettatore come ben poche altre storie. 

La vicenda di Erin Brockovich non è solo un esempio prezioso per qualunque donna, e ovviamente per qualunque uomo.

La pellicola è anche simbolo di come la donna dovrebbe essere trattata dalla società intera, perché il personaggio di Erin non è una figura femminile raccontata nel ruolo e con le carattistiche tradizionali del personaggio maschile, ma possiede una propria dimensione personale legata al genere: riconoscere e conferire dignità a una donna non significa inserirla in un contesto totalmente maschile, ma costruirne uno che implichi al suo interno anche le necessarie carattiristiche femminili.

Forse è questo che dovremmo cambiare: non noi stessi, uomini e donne, ma la società in cui viviamo e di cui siamo parte. Che, spesso ce lo dimentichiamo perché ne siamo completamente avviluppati, non è altro che la concretizzazione del nostro sguardo sul mondo.

simone giraudi

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