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Cronaca | 07 febbraio 2019, 15:15

Verzuolo, picchiò l'uomo che gli chiese di non bestemmiare durante la partita di calcio dei bambini: condannato a sei mesi di carcere

Il fatto avvenne nel 2012. M.D. si era infuriato con l’arbitro che aveva ripreso il figlio. Seduto vicino a lui sugli spalti c’era anche la vittima, che gli aveva detto di calmarsi e di non imprecare davanti ai bimbi

Il campo sportivo di Verzuolo

Il campo sportivo di Verzuolo

Oggi il tribunale di Cuneo lo ha condannato a 6 mesi di reclusione per lesioni personali.

Il giudice, riconosciute le attenuanti dell’incensuratezza e della buona condotta processuale, gli ha concesso la sospensione condizionale con la non menzione della pena nel casellario giudiziario.

I fatti si sono svolti nel marzo 2012 prima e dopo una partita giocata da bambini nel campo da calcio di Verzuolo.

M.D. si era infuriato con l’arbitro che aveva ripreso il figlio. Seduto vicino a lui sugli spalti c’era anche la vittima che gli aveva detto di calmarsi e di non imprecare davanti ai bambini.

Finito l’incontro, i due si erano ritrovati nel parcheggio.

Era ripartita la discussione e l’uomo aveva tirato addosso all’imputato il borsone del figlio che teneva in mano, colpendo l’imputato in faccia.

Questi aveva reagito, dando un violento pugno al volto della vittima, facendolo finire a terra. A dare manforte al D. era intervenuto anche il fratello che aveva immobilizzato l’uomo premendo il ginocchio contro lo sterno.

La moglie, cercando di aiutare il marito, era rimasta ferita ad una mano.

M.D. aveva a sua volta denunciato la vittima che nel processo era stato assolto.

Secondo il legale di parte civile, il suo assistito era stato punito con un vero “agguato organizzato”: “E’ stato aggredito alle spalle mentre teneva per mano il figlio”.

L’imputato si è difeso scaricando la responsabilità di quanto accaduto sul fratello, che soffre di una malattia psichiatrica: “Quando il signore mi ha tirato il borsone in faccia è arrivato mio fratello come una furia e lo ha colpito continuando a picchiarlo anche quando era a terra. Ho cercato di tirarlo via, avevo paura che gli facesse veramente del male perché in passato anche io ero stato vittima della sua violenza”.

Il difensore, chiedendo l’assoluzione, ha fatto presente che le testimonianze non erano state concordi nel riconoscere M.D. come l’aggressore: “E’ intervenuto per portare via il fratello, ci sono fondate ragioni per dubitare che i fatti si siano veramente svolti come raccontato dalle persone offese”.

Monica Bruna

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