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Curiosità | 07 febbraio 2019, 15:45

Accanto alla tomba di Botticelli, il ritratto idealizzato del grande pittore del ‘400, firmato dall’artista saluzzese Franco Giletta

Si trova nella Chiesa di Ognissanti di Firenze. Il pittore saluzzese si è ispirato all’ autoritratto di Botticelli, presente nell’”Adorazione dei Magi” degli Uffizi: "Si è realizzato un mio sogno. Ho voluto ricordare il suo grande genio e la sua parabola umana, anche di uomo di fede"

Firenze, Chiesa di Ognissant: il dipinto di Franco Giletta ritratto di Sandro Botticelli sulla tomba del pittore del '400

Firenze, Chiesa di Ognissant: il dipinto di Franco Giletta ritratto di Sandro Botticelli sulla tomba del pittore del '400

E’ il ritratto idealizzato ed "empatico" di Sandro Botticelli.

Lo ha dipinto l’artista saluzzese Franco Giletta ed è da qualche settimana esposto a lato della tomba di Botticelli, nella chiesa di Ognissanti di Firenze che si affaccia sulla omonima piazza lungo il fiume Arno.

La chiesa di Ognissanti si trova nelle vicinanze di un altro luogo di culto, la chiesa di Santa Maria Novella, molta cara ai fiorentini, dove sono conservati capolavori assoluti e si trovano illustri sepolture.

Qui vengono spesso lasciati biglietti con messaggi e fiori da turisti di tutto il mondo. 

Qui sono sepolti Amerigo Vespucci e la sua famiglia, Simonetta Vespucci, considerata la donna più bella del suo tempo, della quale si innamorò perdutamente Giuliano de’ Medici (fratello di Lorenzo il Magnifico) e, proprio a fianco della cappella funeraria di Botticelli, vi è la tomba della sorella di Napoleone, Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat, Re delle Due Sicilie. 

“Si è realizzato un mio sogno - commenta l'artista che fin da bambino ha avuto una grande ammirazione per i capolavori di Botticelli - In quest’opera c’è tutto un mio mondo interiore, che emozionalmente mi lega a Firenze, alla sua storia e, adesso, a questa Chiesa. 

E’ un dipinto fatto più con il cuore che con la mente.

Ho voluto ricordare il suo grande genio e la sua parabola umana, anche di uomo di fede. Botticelli fu una persona molto profonda ed altruista, ma anche capace di trasmettere allegria a chi gli stava attorno; famose sono le burle organizzate nella sua bottega narrate anche dal Vasari.

Parlando di Botticelli, subito le immagini che ci appaiono alla mente sono quelle della Primavera e della Venere. In realtà altrettanto importanti, per l’evoluzione della pittura rinascimentale, furono le sue straordinarie raffigurazioni della Madonna con Bambino".

Il dipinto è collocato in prossimità della lastra tombale circolare, su cui è rappresentato lo stemma familiare dei Filipepi con il nome di Mariano, il papà di Sandro, e la data del 1510 (Botticelli morì, povero e quasi dimenticato, il 17 maggio di quell’anno).

Come nasce l’idea di questo dipinto? 

"In uno dei miei frequenti viaggi a Firenze  per studiare la storia dell’Accademia Neoplatonica, istituzione fondata nel 1462 le cui dottrine  ebbero un’influenza determinante nella formazione di tutta una generazione di artisti, da Botticelli a Leonardo, fino a Michelangelo.

La figura di Sandro Botticelli è centrale in tale vicenda. Fu il primo eccellente interprete nelle arti figurative di questa riscoperta della filosofia classica e della mitologia".

Alessandro Filipepi, detto il Botticelli, ricorda Giletta, visse e ebbe la sua bottega nella Via del Porcellana, proprio a fianco della Chiesa di Ognissanti.

Suo padre, Mariano di Vanni dei Filipepi, aveva infatti preso casa in una proprietà della potente famiglia dei Vespucci che abitavano in un grande palazzo in prossimità della Chiesa di Ognissanti e che furono tra i principali committenti degli arredi artistici in essa presenti.

Botticelli chiese espressamente di essere sepolto in Ognissanti in cui si trovava la tomba di Simonetta Vespucci che fu la sua musa ispiratrice.

"Egli la ritrasse infatti nelle vesti della Primavera, di Venere ed in molte altre figure femminili presenti nei suoi capolavori.

Simonetta Cattaneo era nata a Genova e sposò Marco Vespucci dell’omonima famiglia fiorentina. Fu considerata la donna più bella del suo tempo e di lei di innamorò perdutamente Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico.

Il 28 gennaio 1475 (giorno del compleanno di Simonetta) si tenne a Firenze un memorabile torneo, la Giostra.

Giuliano risultò il vincitore e a lui andò in palio lo stendardo dipinto per l’occasione proprio dal Botticelli (capolavoro purtroppo disperso) su cui era ritratta Simonetta nelle vesti di Pallade con il motto, scritto in francese antico, “La Sans Par”, la senza pari in bellezza.

Simonetta morì giovanissima il 26 aprile 1476 e, esattamente due anni dopo, il 26 aprile 1478, Giuliano de’ Medici morì ucciso nella congiura dei Pazzi".

Queste ed altre singolari circostanze contribuirono a creare un’aura leggendaria attorno alle loro figure, riprese in tante opere letterarie e, recentemente, anche cinematografiche.

Dopo essere stato il massimo interprete dell’Accademia Neoplatonica fiorentina, Botticelli si avvicinò a Girolamo Savonarola. Alcuni storici sostengono che fece parte del gruppo dei Piagnoni, i seguaci più vicini al frate domenicano, ma non ci sono prove certe.

La morte di Lorenzo il Magnifico, suo grande protettore, e l’ascesa di nuovi astri dell’arte quali Leonardo, Michelangelo e Raffaello contribuirono poi a mettere in ombra la sua produzione artistica.

Per secoli, dopo la sua morte, fu quasi dimenticato come pittore. Solo nell’Ottocento la figura di Botticelli ritornò ad essere considerata per il suo reale valore di genio assoluto e interprete della bellezza ideale senza tempo.

Quali i motivi ispiratori del dipinto?

"Per il volto mi sono ispirato al suo autoritratto presente nell’”Adorazione dei Magi” degli Uffizi. Lo scatto concettuale, che forse rende più contemporanea l’opera, è rappresentato da alcuni particolari riscontrabili sul suo abito.

L’ho raffigurato con un manto ed un copricapo di un intenso colore rosso.

Sul copricapo di Sandro Filipepi è cucita l’iniziale B del soprannome Botticelli. Sull’abito compare il phi Φ, simbolo del numero aureo (espresso con il numero 1,618), la sezione aurea, la proporzione divina, a cui spesso fece riferimento nella realizzazione dei suoi più importanti capolavori che ispirarono poi gli altri geni del Rinascimento; il numero è anche cucito sulla sua veste.

Il volto riprende le fattezze del suo autoritratto presente nell’Adorazione dei Magi degli Uffizi. Ho raffigurato il grande artista voltato, di tre quarti, mentre guarda l’osservatore.

Questa suggestione nasce da una mia personale interpretazione iconografica del dipinto “L’adorazione dei Magi” in cui ritrasse tutti i personaggi legati alla corte medicea. Gli storici sono concordi nel ritenere che il personaggio sulla destra del dipinto, con il lungo abito giallo, sia il suo autoritratto.

A mio parere, l’aspetto singolare e misterioso è che, a ben guardare, Botticelli si rappresentò totalmente, anche nel viso e nei capelli, con un colore dorato, aureo.

E’ l’unico personaggio raffigurato interamente con questo suggestivo colore. Come in un rebus, Sandro, che utilizzò sapientemente la “sezione aurea” per costruire i suoi massimi capolavori, giocò probabilmente con il suo soprannome e con il riferimento al metallo prezioso proprio in una rappresentazione in cui l’Oro dei Re Magi è protagonista.

Il soprannome Botticelli pare gli derivasse dal fatto che, molto giovane, prima di intraprendere la carriera di pittore presso la prestigiosa bottega di Filippo Lippi, andò ad imparare il mestiere di orafo con il fratello Antonio.

L’orafo era chiamato all’epoca “battiloro”, in toscano battigello, da cui la trasformazione in Botticello e, poi, in Botticelli. Delle dorature seppe sempre fare un preziosissimo uso in molti dipinti. Ho giocato sulla fonetica del simbolo Φ, phi, per richiamare le iniziali del cognome Filipepi, un implicito riferimento alla sua ricerca della perfezione tramite il sapiente utilizzo della proporzione aurea; Botticelli il pittore dell’oro, il pittore dell’ideale aureo della bellezza, dunque il pittore Aureo per eccellenza.

Chiesa di Ognissanti

La Chiesa di Ognissanti con i capolavori di Giotto, Botticelli e Ghirlandaio La Chiesa di Ognissanti è un gioiello artistico di rara bellezza.

Vanno ricordati gli affreschi raffiguranti “S. Agostino nello studio” di Botticelli e il “San Girolamo” del Ghirlandaio. Opere del Ghirlandaio sono anche una Madonna della Misericordia e una Deposizione realizzate per la Cappella Vespucci, la potente famiglia fiorentina.

In una navata laterale è conservato un grande crocifisso di Giotto da poco restaurato. Nel refettorio adiacente al chiostro è perfettamente conservato l’importante affresco dell’Ultima Cena dipinto dal Ghirlandaio, a cui guardò anche con interesse Leonardo da Vinci.

La Chiesa fu iniziata nel 1251 per opera dell’ordine religioso degli Umiliati. Nel 1310 Giotto vi realizzò la sua opera su tavola più importante, la Maestà, oggi esposta agli Uffizi e il superbo crocifisso ligneo ancora oggi visibile.

Nel 1500 la Chiesa fu assegnata ai francescani che vi portarono l’importante reliquia del saio indossato da San Francesco quando ricevette le stimmate, ora trasferito nel Santuario della Verna. La chiesa è oggi in gestione dei Frati minori.

V.B.

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