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Politica | 10 febbraio 2019, 17:45

Roberto Colombero si ritira dalla scena politica della Val Maira, ma il suo “commiato” diventa un “caso” politico

Botta e risposta tra l’attuale sindaco di Canosio e gli ultimi tre presidenti della Comunità montana. Al centro un passaggio del “saluto” di Colombero: “… cercheremo di portare avanti in questi 4 mesi i tanti progetti in pista che siamo stati in grado di portare a casa dal nulla che abbiamo ereditato”

Roberto Colombero

Roberto Colombero

Doveva essere un commiato dalla vita amministrativa del “suo” paese e – invece – si è trasformato in un mezzo “caso” politico.

Roberto Colombero, sindaco di Canosio e presidente dell’Unione montana della Val Maira, ha annunciato, nei giorni scorsi, il ritiro dal panorama politico-amministrativo locale.

Lo ha fatto attraverso un “post” sulla sua pagina Facebook, che poi è stato contestato dagli ultimi tre presidenti della Comunità montana, nell’arco temporale dal 1985 al 2010.

Ma andiamo con ordine.

Colombero, giunto al termine del suo secondo mandato da sindaco, il 4 febbraio, ha scritto: “Non mi ricandido per un terzo mandato a Canosio”.

Una decisione assunta già l’estate 2018: “Questi sono gli ultimi mesi da sindaco e, quindi, da presidente Unione Montana Valle Maira. Non era un segreto, perché sono stato chiaro col mio consiglio.

Un’esperienza che mi ha dato tanto, ma anche tolto tanto. E dopo 10 anni da sindaco (oltre a 4 da vice) e 10 anni da presidente prima della Comunità Montana Valli Grana e Maira e poi dell’Unione Montana Valle Maira, dico basta.

Ci sarà tempo per fare bilanci in questi mesi che mancano, ma sono felice per i risultati ottenuti e le tante persone conosciute. La voglia e lo spirito che ci ho messo sono stati sempre enormi perché enorme è stato l’amore per la mia valle.

Ma non ci sono più le condizioni per continuare ancora così, con questi soggetti istituzionali che, dal mio punto di vista, non mettono in condizione di dare la migliore risposta ai cittadini in termini di tempi, efficacia ed efficienza se relazionati agli strumenti a disposizione e alle responsabilità conseguenti. 

Per amministrare oggi un Comune (e un’Unione) serve tempo, esperienza, competenza e una visione a lunga gittata. Servono strumenti nuovi. Non ci si può improvvisare sindaci o presidenti. Non ci si può improvvisare amministratori. Neanche in un comune di 90 residenti.

E diffidate da chi vuole rendere tutto facile: di facile non c’è nulla. Se richiesta, non farò mancare una mano e l’esperienza maturata a chi si è preso la responsabilità, con serietà, di costruire un nuovo progetto.

E nel contempo cercheremo di portare avanti in questi 4 mesi i tanti progetti in pista che siamo stati in grado di portare a casa dal nulla che abbiamo ereditato.

Grazie ai dipendenti bravi con cui ho collaborato. Grazie ai tanti che mi hanno sostenuto. Grazie alla mia famiglia. Grazie alla mia stupenda compagna e al mio piccolo tesoro.

Viva la Val Maira, sempre”.

Quel “[…] dal nulla che abbiamo ereditato”, però, non è piaciuto a Ermanno Bressy, Mariano Allocco e Livio Acchiardi, gli ultimi tre presidenti della Comunità montana Val Maria, prima di Colombero.

I tre hanno a loro volta scritto una lettera di risposta: “Pensiamo che la sua frase meriti una riflessione.

Confessiamo di avere difficoltà ad accettarla, perché, al di la della inconsistenza della sua affermazione, la riteniamo offensiva nei confronti non solo nostra, ma degli amministratori che negli anni si sono impegnati in valle.

Noi tre, come tutti coloro con cui si è collaborato, abbiamo dedicato anni della nostra vita impegnandoci con i limiti che ognuno ha, a superare vincoli e paletti che il contesto imponeva e sicuramente con l’obiettivo di puntare al Bene Comune della nostra Valle”.

I “past president” – come li definirà Colombero – definiscono “presuntuose” le parole dell’attuale sindaco di Canosio: “Questa dichiarazione è innanzitutto lo specchio di una presunzione di cui non si sente il bisogno”.

E vanno oltre, auspicando che “la Valle Maira sappia ritrovare armonia e unità di intenti, ricucendo rapporti e ritrovando la strada del ‘dialogo, confronto e condivisione’ come suggerito saggiamente su una pagina del bollettino parrocchiale di luglio dell’alta valle in cui ci si parlava di un disagio diffuso in valle, disagio che ora facciamo nostro e che auspichiamo possa essere presto risolto”.

Parole che lasciano intendere come i rapporti, in vallata, non siano poi così “idilliaci”.

Sempre a “mezzo Facebook” è giunta la precisazione di Roberto Colombero: “Il passaggio in questione non era polemico, non era ironico, non era allusivo, non era metaforico, non era niente... solo un saluto e una constatazione.

Neanche più questo mi è concesso? Vorrei quindi tranquillizzare i ‘past president’ che neanche lontanamente mi sono venuti in mente nel mio messaggio, tantomeno per criticarne le gestioni. In primis perché al tempo di Allocco e Bressy, praticamente, non ero neanche nato, e con Acchiardi ho condiviso un mandato da assessore.

Il mio “nulla” era riferito al disastro che l'Unione Valle Maira ha ereditato dalla legge della leghista Maccanti che ha annullato le comunità montane: noi da quel nulla siamo dovuti ripartire.

Oggi lasciamo un'Unione più forte, che ha fatto tanto e che ha tanto da fare. Mi stupisce parecchio che persone esperte, navigate e molto anziane della politica si siano sentite tirate in ballo. Ma tant'è.

Ci sarà tanto da lavorare da maggio in avanti e questa è una fortuna che noi non abbiamo avuto, purtroppo. Non prendetevi troppo sul serio. Suvvia. Un caro saluto”.

redazione

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