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Curiosità | 10 febbraio 2019, 10:45

Il giro del mondo in uno scatto, anzi due. A tu per tu con il fotografo Julio Berisso, metà argentino e metà braidese

"Bisogna essere curiosi, molto curiosi, guardare ed analizzare le foto di altri fotografi di primo livello, pensando che non si finisce mai d’imparare. Infine, non dimenticare mai le regole base che sono la luce, la composizione e, come diceva il grande Cartier Bresson, avvicinarsi al soggetto, avere un occhio attento ed un dito veloce”

Julio Berisso nella foto di Edoardo Stenta

Julio Berisso nella foto di Edoardo Stenta

Dall’Argentina all’Italia, dall’Olanda alla Grecia, dalla Germania fino in Israele. Le più importanti gallerie d’arte del mondo parlano anche di Bra, grazie ad uno scatto. Anzi due.

Fotografie che hanno lo sguardo profondo ed appassionato di Julio Berisso. Il suo obiettivo offre un panorama che sembra uscire da una favola moderna che di immagini si nutre e con immagini racconta l’esistenza.

Ed è così che una semplice porticina incastonata in un muretto di via Montegrappa diventa la celebrità del “Xpozer New Gallery” di Amsterdam. A questo aggiungete la fotografia in bianco e nero dei Vigili del Fuoco di Bra, finita prima a Berlino nella “Blue Art Gallery” e poi a Tel Aviv nel prestigioso “Foto Festival Show”.

Scatti di creatività assoluta da vedere ed accarezzare con gli occhi, protagonisti di mostre senza confini né frontiere. Nato in Argentina nel 1951, ma braidese d’adozione, Julio Berisso è testimone degli eventi del nostro tempo.

Ha fotografato di tutto, a partire dalle vicende del lontano Sudamerica, in cui ha dimostrato di avere molto coraggio e ambizione, oltre ad un eccezionale talento.

Oggi, il suo mondo è la strada, perché è in quel luogo che crea ogni sua opera.

Da bravissimo fotografo conosce molte cose che mi sono fatta raccontare tra un caffè ed un pasticcino in una Bra baciata dal sole e… dalla sua reflex.

Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale fotografo, che cosa racconteresti di te?

“Sono nato a Buenos Aires nel 1951, figlio di italiani. Ho sempre considerato l’Italia come la mia seconda patria. Sono arrivato ad Alba nel 2003 e, dopo un anno, mi sono trasferito a Bra con mia moglie”.

Come è nata la tua passione per la fotografia?

“Faccio fotografia, grazie ad un regalo di mio padre, una fotocamera Konica che uso dall’età di 6 anni. Non sapevo ancora scrivere bene, ma già scattavo foto. Terminate le Superiori, ho frequentato per due anni la Scuola dell’Associazione Fotografi Professionali di Buenos Aires.

Dopo il conseguimento del diploma, ho proseguito gli studi per altri tre anni come regista cinematografico nella Scuola di Arte Cinematografica ad Avellaneda e Buenos Aires, dove ho ottenuto la specializzazione di Fotografia Cinematografica.

Quindi, ho lavorato come reporter presso l’Editoriale GIT di Buenos Aires e, successivamente, nel mio Studio Fotografico, fino a quando ho deciso di emigrare in Italia. Attualmente collaboro con Getty Images”.

La prima foto che hai scattato?

“Confesso che non me la ricordo, sicuramente sarà stata un quadretto famigliare. Tuttavia, ricordo molto bene l’emozione del trionfo nel mio primo concorso fotografico nel 1969, dove ho vinto con una foto della presentazione della mitica Ford Fairlane.

Uno scatto fatto nella pista di prova in cui ho rischiato la vita per farlo diventare più spettacolare, tutta un’avventura. Dopo sono venuti altri premi, come un primo posto nel concorso Audiovisivi al Festival Rock Nacional Baires”.

Qual è la tua principale ispirazione come fotografo?

“Da sempre la mia ispirazione è la strada, la sua vita, i suoi particolari, la gente ed i suoi movimenti”.

C’è un fotografo che ammiri?

“Al primo posto c’è Henri Cartier Bresson, poi Pedro Luis Raota, Alex Webb, Sebastiao Salgado ed Elliot Erwit”.

Come definiresti il tuo stile?

“Mi definisco uno Street photographer, fotografo di strada. La macchina fotografica è la mia amica inseparabile. Amo fermare in uno scatto la vita quotidiana della gente ed i particolari di luoghi che in Italia sono veramente spettacolari”.

Bianco e nero o colore?

“Le foto possono essere a colori, oppure in bianco e nero a seconda del messaggio dello scatto. Non ho una predilezione”.

Se potessimo aprire il tuo borsello, che cosa potremmo trovarci dentro?

“Nel mio borsello c’è sempre una macchina fotografica. La porto con me tutti i giorni anche quando faccio le commissioni, perché non si sa mai.

Ogni momento può trasformarsi in opportunità ed offrire situazioni adatte ad una buona foto. Il cellulare può essere una buona alternativa, ma non c’è niente di meglio della fotocamera per scattare una buona fotografia”.

Che cosa pensi del dilagare di foto fatte con smartphone, ipad...?

“Oggi, le vaste proprietà di smartphone o tablet fanno credere a qualche persona di essere un fotografo. Questo fa sì che molta gente dimentica che la fotografia è un’arte e va valorizzata con gli strumenti giusti”.

Hai fatto mostre dappertutto, da quali eventi e situazioni hai tratto sin qui le maggiori emozioni?

“In questi ultimi anni, ho avuto la soddisfazione e l’emozione di poter vedere qualcuna delle mie foto in Mostre Internazionali come Berlino, Amsterdam, Belgrado, Atene e Tel Aviv”.

Quali sono state le tue tappe significative?

“In Italia ho fatto diverse mostre personali con il tema delle Langhe a Neive, Torino, Rivarolo Canavese e Lavagna (Genova) e tante altre condivise.

I miei paesaggi di vino sono stati esposti a Morgex (Valle d’Aosta), Cherasco nel 2009 e sono stati protagonisti in diverse rassegne: Osservando Fossano nel 2009, Identità a Bra nel 2010, Fotografiamo il Paesaggio ad Alba nel 2010, Galleria ART LAB Bra nel 2011, Alba Fotografia del Gruppo Fotografico Albese nel 2011.

Inoltre, ci sono state altre collaborazioni importanti con Associazione Arvangia, Rivista Langhe, Ente Bra Turismo e Manifestazioni. Sono autore di diversi audiovisivi, come il Palio di Alba del 2009, I Colori dell’autunno, Fossano Moto, Piedi, Napoleone a Cherasco e Valle dei Berissi, perché non dimentico le mie origini. In questo senso, ho creato anche il Libro Fotografico Valle dei Berissi - origini mai dimenticate”.

Che cosa ami delle tue opere?

“Sono uno specchio dell’attimo. Nelle mie opere mi piace fermare il momento”.

Quali i consigli più importanti che ti senti di dare ai giovani che volessero cimentarsi nella tua professione?

“Posso solo dire che la fotografia è un’arte visiva, che si deve imparare, in primis, studiando con professionisti seri e scattando tanto, tantissimo.

Deve essere un divertimento. Inoltre, bisogna essere curiosi, molto curiosi, guardare ed analizzare le foto di altri fotografi di primo livello, pensando che non si finisce mai d’imparare.

Infine, non dimenticare mai le regole base che sono la luce, la composizione e, come diceva il grande Cartier Bresson, avvicinarsi al soggetto, avere un occhio attento ed un dito veloce”.

Qual è la fotografia dei tuoi sogni?

“La prossima. Le mie foto non sono come quelle fatte in studio: tratto le immagini, la forma, la luce e la composizione colte in un determinato momento, irripetibile”.

A che cosa stai lavorando in questo momento?

“Sono sempre al lavoro per nuovi progetti, ma il più immediato è continuare a fotografare Bra con i suoi particolari e la sua gente”.

Dove possiamo trovare i tuoi lavori?

“Sul web, dove ho una pagina Facebook dal titolo Fotografias J.c,berisso”.

Dateci un’occhiata, ne varrà la pena!

Silvia Gullino

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