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Attualità | 12 febbraio 2019, 10:25

Hanno un lavoro stabile e vivono ad Ormea da anni, ma rischiano di essere rimpatriati

In questa situazione si trovano 9 immigrati. Il decreto sicurezza rischia di interrompere non soltanto la loro collaborazione, bensì anche la loro permanenza in val Tanaro. Il sindaco Ferraris chiede aiuto all'assessore regionale Monica Cerutti

Un immigrato aiuta durante l'alluvione del 2016

Un immigrato aiuta durante l'alluvione del 2016

"Segnalo la situazione di Ormea, consapevole che sul territorio regionale e nazionale altre realtà si trovano nella stessa condizione, augurandomi che l'impegno profuso in questi anni, dalle comunità locali e dai giovani immigrati, non sia vanificato e distrutto".

Si chiude con queste parole la lettera che il sindaco ormeasco, Giorgio Ferraris, ha indirizzato a Monica Cerutti, assessore regionale all'Immigrazione, per domandarle aiuto in seguito alla notizia del possibile rimpatrio dei giovani africani che stazionano in val Tanaro ormai da anni.

"Nel Comune di Ormea - ha dichiarato Ferraris - è attivo dall'autunno 2015 un CAS a gestione pubblica, che ha ospitato 35 immigrati richiedenti asilo e protezione, che si sono ridotti nell'ultimo periodo a una ventina. In questi trentasei mesi, con la collaborazione della locale scuola superiore a indirizzo forestale, sono stati organizzati corsi per spiegare ai ragazzi ospitati le principali normative in materia di sicurezza sul lavoro e per insegnare loro il lavoro di taglio e pulizia dei boschi, di sistemazione del territorio e di ricostruzione dei muretti a secco. Sono stati attivati interventi di sistemazione territoriale e di pulizia dei sentieri di montagna, di recupero di castagneti abbandonati; alcuni di questi giovani hanno trovato opportunità di lavoro in strutture ricettive e in attività agricole del territorio".

Non solo: "Lo scorso anno si è costituita localmente una cooperativa agricola di comunità, che ha intrapreso significative attività nel settore del recupero di colture e terreni abbandonati e delle manutenzioni territoriali, compresa la trasformazione di prodotti locali, nella quale sono entrati e hanno trovato occupazione, in modo più o meno costante, ben nove degli immigrati assegnati al CAS".

Adesso, però, "tutti questi ragazzi, che svolgono egregiamente e con passione lavori che per i nostri giovani sono scarsamente appetibili, rischiano di non poterlo più fare: alcuni hanno già avuto il responso negativo da parte dell'apposita commissione e sono in attesa dell'esito del ricorso e per gli altri, provenienti da Paesi dell'Africa subsahariana, si prospetta la stessa situazione. Un significativo percorso di apprendimento e d'integrazione con risvolti e ricadute positivi sul territorio e sulla comunità locale rischia così di essere interrotto, bloccando importanti iniziative di recupero ambientale e di manutenzione del territorio e spingendo giovani ragazzi motivati e volenterosi nell'illegalità e comunque nell'impossibilità di continuare un'attività lavorativa di utilità sociale".

Alessandro Nidi

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