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Cronaca | 12 febbraio 2019, 15:02

A Cuneo, due giornaliste di Studio Aperto a processo per diffamazione a mezzo stampa

In tribunale la testimonianza dei genitori di una ragazza del Saluzzese che si tolse la vita nel 2011

A Cuneo, due giornaliste di Studio Aperto a processo per diffamazione a mezzo stampa

La vicenda che fa da sfondo al processo in corso a Cuneo fa riferimento a una serie di suicidi di adolescenti avvenuti fra il 2004 e il 2011 nel Saluzzese. Il 27 maggio 2013 il tg Studio Aperto su Italia 1 aveva mandato in onda due servizi che gettavano ombre fra le morti dei ragazzi e sette e riti satanici. Nei filmati si parlava anche del suicidio di una studentessa avvenuto due anni prima. La ragazza veniva citata per nome e comparivano anche alcune immagini dell’abitazione.

Il collegamento fra le morti degli adolescenti con la frequentazione di sette sataniche, come pure si era vociferato, era stato in seguito completamente scartato dagli inquirenti. Così come la connessione fra gli studenti stessi e una insegnante di religione interessata all’occultismo che li avrebbe turbati e influenzati. Nel 2013 l’inchiesta si era infatti conclusa in tutt’altra direzione con l’arresto dell’insegnante Valter Giordano, che nel 2015 ha patteggiato due anni per violenza sessuale su due allieve.

Due giornaliste Mediaset sono a processo per diffamazione a mezzo stampa. Oggi in tribunale hanno parlato i genitori costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Alessandra Silvestri del Foro di Milano, che hanno voluto ribadire ancora una volta come la morte della ragazza non c’entrasse nulla con le sette sataniche.

Vidi un camioncino avvicinarsi al cancello di casa nostra”, ha ricordato il padre della ventenne, che vive insieme alla famiglia in un paesino di 6.000 anime del Saluzzese. “Si avvicinò una donna con un microfono chiedendomi cosa pensavo del satanismo con riferimento a mia figlia mentre venivo ripreso dalla telecamera. Quella stessa sera fu trasmesso un servizio in cui si dicevano tante cose false. Mia figlia non frequentava il liceo “Soleri” ma la scuola d’arte “Bertoni” così come non conosceva una certa insegnante di religione, e non era vero che fosse satanista. Noi genitori venivamo anche accusati di sapere e di non aver fatto nulla. Dopo due anni dalla sua morte eravamo ripiombati nella disperazione”.

Il padre ha spiegato che la vera causa del suicidio fu l’estremo stato di prostrazione della ragazza in seguito alla scoperta che il fidanzato l’aveva tradita: “Iniziò a stare molto male. L’abbiamo portata da psicologi e psichiatri. Purtroppo fu tutto inutile, diceva che era stufa del mondo”.

Dopo la messa in onda, i genitori avevano convocato alcuni giornalisti per cercare di bloccare l’attenzione morbosa sulla famiglia: Le persone chiedevano, non riuscivamo neppure ad andare a lavorare. Mai ricevute smentite dalle giornaliste o lettere di scuse”.

Non la lasciavamo sola un momento, dormiva insieme a noi”, ha ricordato la madre. “Sensibile com’era non era riuscita a superare i tradimenti del ragazzo. Prima della sua morte non era mai venuta fuori questa storia del satanismo, mai saputo nulla. E’ anche per questo che la notizia fu così scioccante”. Secondo la difesa, invece, all’epoca della messa in onda, i servizi fotografavano lo stato delle indagini.

L’udienza è stata rinviata al 5 marzo per altri testi.

Monica Bruna

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