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Attualità | 14 febbraio 2019, 10:15

La plastica non riciclabile diventa carburante: l'idea nata a Niella Tanaro trova la sua prima applicazione

In provincia di Trento è in fase di realizzazione il primo insediamento produttivo basato sulla tecnologia termocatalitica. Fra le anime del progetto, Ottavio Colombo, della niellese "Artech"

Capitan Ventosa di "Striscia la Notizia" in una foto d'archivio, risalente agli inizi del progetto

Capitan Ventosa di "Striscia la Notizia" in una foto d'archivio, risalente agli inizi del progetto

Un'intuizione dalla genesi provinciale e destinata a trovare applicazione su scala internazionale: ha infatti avuto origine a Niella Tanaro, a pochi chilometri da Ceva, l'idea di trasformare in carburante la plastica non riciclabile, mediante la cosiddetta "tecnologia termocatalitica", la stessa che, ora, è alla base dell'insediamento produttivo in fase di realizzazione in provincia di Trento.

"Dopo anni di attesa, finalmente si sta realizzando il primo insediamento (destinato a durare nel tempo) - racconta, emozionato, Ottavio Colombo della niellese "Artech", una delle anime del progetto -. L'impianto è composto da moduli costruiti e progettati a Millesimo dal nostro partner 'Demont', azienda operante nel ramo petrolifero. Proprio a Millesimo, come detto, era stato creato il primo impianto sperimentale di dimensioni industriali".

Ma com'è nato tutto? "Una decina d'anni fa - spiega - sono venuto a conoscenza casualmente di questa tecnologia chiacchierando con alcuni amici sotto l'ombrellone. In seguito, grazie alla spinta e alla curiosità di mio figlio Corrado, furono fatte prove con un piccolissimo convertitore, che diedero risultati eccellenti. Allora, in 'Demont' si costruì un impianto di grandi dimensioni, sperimentato sotto il controllo dell'Arpa di Savona che diede ottimi responsi in termini di resa e di inquinamento. Con il successivo servizio di 'Striscia la notizia' (datato 2013, con tanto di comparsata di Capitan Ventosa) in tanti vennero a conoscenza del nostro progetto"

Una soluzione, come detto, sviluppatasi in ambito provinciale, ma che potenzialmente è in grado di cambiare il mondo: "Era un problema - aggiunge Colombo - che per essere risolto non aveva bisogno di esperti o ricercatori in un settore specifico, ma di conoscenze medie in più settori, in modo da poter curare tutti i dettagli del nuovo processo: chimica, fluodinamica, meccanica, elettro meccanica, sistemi di controllo di processi e, poi, un po' di fantasia e l'aiuto dei miei figli. Il problema del rifiuti plastici è enorme, tuttavia penso che questa nostra intuizione possa dare un grande contributo se i convertitori costeranno poco e potranno, grazie alla ricerca, essere costruiti in dimensioni più piccole e facilmente gestibili. Una trasformazione sul posto senza molti spostamenti. Pensate, per esempio, alle navi da crociera, che producono grandi quantità di plastica: potrebbero trasformarla direttamente all'interno di un impianto a bordo, utilizzandola come carburante per il viaggio".

Alessandro Nidi

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