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Attualità | 14 febbraio 2019, 11:19

Chiusa l'operazione Gutemberg delle Fiamme Gialle: crac di RotoAlba, bancarotta da 15 milioni di euro

Conferenza stampa per la chiusura delle indagini fiscali e tributarie. Tre le persone arrestate. Non versarono contributi per oltre 2,5 milioni di euro. Ne dovranno pagare 1,5 milioni di imposte ciascuno

Un momento della conferenza tenuta questa mattina presso il Comando provinciale delle Fiamme Gialle

Un momento della conferenza tenuta questa mattina presso il Comando provinciale delle Fiamme Gialle

I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Cuneo hanno ultimato un'operazione, chiamata "Gutemberg" dall'inventore della stampa moderna, che ha permesso di individuare condotte di bancarotta per circa 15 milioni di euro e che ha portato all’arresto di 3 persone e al sequestro di beni per 1 milione di euro.

I dettagli sono stati illustrati oggi, giovedì 14 febbraio, nel corso di una conferenza stampa convocata presso la caserma della Guardia di Finanza. Presenti il tenente colonnello Michele Pagnotta, al comando del Nucleo di polizia economico finanziaria, il capitano Gabriele Izzo, comandante della Sezione tutela entrate, e il luogotenente Giuseppe Tortone.

Si parla del fallimento della RotoAlba, la storica tipografia di via Liberazione, già centro stampa delle Edizioni Paoline prima dei vari passaggi di proprietà che nel 2012 la portarono nelle mani dell’imprenditore milanese Guido Veneziani e tre anni dopo, nel maggio 2015, alla dichiarazione di fallimento, avvenuta il 27 maggio 2015. Tutto prese il via da una normale verifica fiscale. Non ci volle molto a capire che "la situazione di dissesto in cui versava l'azienda era disastrosa", come dichiarato da Pagnotta. 

Col crac della stamperia persero il lavoro i 133 dipendenti dello stabilimento, che dalla procedura fallimentare reclamano compensi e contributi non pagati per circa 2.5 milioni di euro più mezzo milione circa di versamenti destinati al Fondo pensionistico integrativo: fondi che, insieme ad altri 15 milioni che secondo l’accusa furono distratti dalla gestione, rappresentano il “buco” valso al 54enne editore Guido Veneziani il rinvio a giudizio per "bancarotta fraudolenta patrimoniale, distrattiva e preferenziale aggravata dall’entità del dissesto”. Lo scorso ottobre 2018 l'apertura al Tribunale ad Asti del processo a Veneziani, rinviato a giudizio il 4 maggio 2018.

Oltre a Veneziani, che venne arrestato nel 2016 e trascorse anche alcune settimane in carcere, seguite da un periodo ai domiciliari, l’indagine aveva coinvolto altri sette ex dirigenti del gruppo editoriale lombardo. Di questi, due – Andrea Pelti e Marco Fossati – erano stati assolti nel maggio scorso dal giudice per le indagini preliminari Giorgio Morando, che, tenendo conto del risarcimento da loro versato, non aveva accolto la richiesta di condanna – rispettivamente, a un anno e due mesi e a un anno – avanzata dal pm Laura Deodato per l’aver loro distratto fondi della RotoAlba a favore di altre tre società.

Lo stesso giudice aveva invece acconsentito alla richiesta di patteggiamento di Patrizia Basile: due anni con pena sospesa e risarcimento. I quattro rimanenti – Gianmaria Basile, Marco Pezzoni, Francesco Pecere e Rino Garbetta – erano stati rinviati a giudizio insieme a Veneziani. Tre hanno scelto riti alternativi.

"La parte di Polizia Giudiziaria è conclusa, è in corso il processo. Mancava la chiusura della parte di Polizia Fiscale, che vi comunichiamo ufficialmente oggi. Un caso di grande rilevanza per la provincia di Cuneo. Sono indagati anche alcuni membri del Collegio sindacale, in quanto accusati di non aver vigilato sui conti dell'azienda, sulla tante manomissioni e omissioni commesse. I tre arrestati dovranno versare 1,5 milioni di imposte ciascuno. Sono stati disposti, per ora, il sequestro di una villa a Santa Margherita Ligure e di una villa in Francia. Parliamo di persone abbienti. Hanno auto di lusso, Ferrari, Porsche e non solo. E in più, su di loro, ci sono altri filoni di indagine, a Bergamo e Milano", ha spiegato il capitano Izzo.

 

UN PASSIVO DA OLTRE 30 MILIONI DI EURO

Lo scorso 10 gennaio in tribunale ad Asti il processo è proseguito con una nuova udienza e la deposizione dei teste convocati dal Pm Deodato. Tra questi il curatore fallimentare Salvatore Bellassai ha fatto il punto sulla quantificazione del passivo, stimato al momento in oltre 30 milioni di euro, destinati a crescere ancora vista la richiesta di due nuovi creditori, tra cui l’Agenzia dell’Entrate per 3 milioni. Questo a fronte di un attivo di poco superiore a 1.5 milioni di euro. Conti che descrivono una situazione la cui gravità, secondo lo stesso professionista, sarebbe già stata irreversibile nel 2012.

Presente all’udienza, lo stesso Veneziani si sarebbe difeso dicendosi convinto di poter dimostrare la propria buona fede nella gestione della tipografia: "A questa azienda tenevo e credevo di poterla salvare, come dimostra la scelta di chiedere un concordato in continuità".

Il processo continua. Le indagini si sono formalmente concluse.

 

Barbara Simonelli-Ezio Massucco

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