/ Attualità

Che tempo fa

Cerca nel web

Attualità | 17 febbraio 2019, 14:07

"Io, sobrio da oltre 5 anni, vi dico che cambiare vita si può. E si deve"

Quattro chiacchiere con Danilo, nostro lettore e presidente del Club Alcologico Territoriale di Borgo San Dalmazzo: "I CAT sono aperti a tutti e possono davvero darti la spinta per affrontare il problema"

Alcuni membri del CAT di Borgo San Dalmazzo

Alcuni membri del CAT di Borgo San Dalmazzo

- Ciao Danilo. Partiamo dal principio: raccontaci un po' della tua storia.

La mia storia comincia con me che mi considero un bevitore "moderato" (e non lo ero) e continua con il passaggio a essere un bevitore "assiduo". Da quel punto il passo verso il "limite della vita" come lo chiamo io credo sia stato breve, e dico credo perché un alcolista spesso non si rende conto di essere arrivato a toccare il fondo. Ma il fondo è proprio dove mi sono ritrovato: sordo a qualsiasi ammonimento o consiglio, ho rischiato di perdere tutto e soprattutto me stesso. Un problema così enorme come l'alcolismo non lo puoi nascondere per sempre; spinto e incoraggiato dalla famiglia e contro la mia volontà ho deciso allora di affrontarlo.

- Come sei venuto a conoscenza dell'esistenza dei Club Territoriali? Di cosa si occupano?

Mi sono rivolto allora al SERT di Cuneo dove ho conosciuto il dottor Bellino con cui ho cominciato le prime cure, ma sin da subito mi è stata consigliata la frequentazione dei Club Alcoligici Territoriali (CAT), sottolineandone la competenza e l’importanza.

Dopo un colloquio con l’assistente sociale e il mio "servitore insegnante" ho quindi affrontato la prima sera al Club di Borgo San Dalmazzo. Qui mi sono state impartite le prime nozioni sulla realtà del club e sul ruolo del servitore insegnante, e sul metodo di affiancamento che si adotta proprio nei Club, il metodo Hudolin.

Hudolin è stato uno dei massimi esperti mondiali sui problemi correlati all'alcol, titolare della cattedra di neurologia, psichiatria e psicologia della città di Zagabria, membro dell'OMS e presidente dell'associazione mondiale di psichiatria sociale, candidato anche agli inizi degli anni '90 al Nobel per la pace.

- Nel nostro territorio provinciale i CAT come sono disposti e organizzati? Quali sono le attività più significative?

I club di più comuni diversi si raggruppano in associazioni, le ACAT, che nel cuneese ammontano a dodici tra cui quelle di Borgo, Cuneo e Dronero. Le ACAT si occupano di problematiche correlate all'assunzione di alcol e si occupano di accogliere non solo il singolo individuo ma tutta la sua famiglia, essendo l’alcol un problema del singolo che coinvolge però tutta una sfera di situazioni, un problema sociale come diceva Hudolin, che parte dalla famiglia e dilaga nel mondo del lavoro.

Hudolin diceva che "l’alcolismo non può essere considerato come una vera malattia ma va piuttosto visto come un particolare modello comportamentale, uno stile di vita che non riguarda solo il singolo ma la famiglia e la comunità di appartenenza. I club si occupano appunto di questo, di accogliere le famiglie e gli individui e tramite le varie testimonianze coinvolgerle, far capire che un nuovo stile di vita è possibile e anzi spesso può essere una buona opportunità per ricominciare la risalita.

I club vivono di vita propria. Siamo autogestiti, i locali per le riunioni sono spesso stanze calde e accoglienti di proprietà dei comuni; tutti i lunedì ci troviamo alle 20.30 e spesso le serate si protraggono oltre le 23, tanti sono gli argomenti da trattare.

- Parlaci un po' del tuo ruolo personale nell'ACAT.

Personalmente non ho nessun ruolo nel club se non la carica di presidente e la cosa piu bella è l'energia che alimenta il club di lunedì in lunedì e che viene trasmessa dae a  tutti i partecipanti: vedere i progressi nelle persone che decidono di smettere è veramente stimolante.

- Quali sono i "consigli" che daresti a chi sta passando quel che hai passato tu?

Per me, ora, sono a 5 anni e 254 giorni di astinenza totale. Alle famiglie e alle persone che decidono di voltare pagina consiglio di rivolgersi prima al medico di base o direttamente al SERT di Cuneo. Più che consigliare, però, preferisco essere la testimonianza vivente di come si possa smettere, e si debba per la salute propria e della propria famiglia: il raggiungimento del benessere inteso come cambiamento di stile di vita che si può raggiungere con la rinuncia all’alcol.

Ci tengo comunque a lanciare un appello alle tante donne che purtroppo quotidianamente subiscono litigi, incomprensioni e aggressività da parte dei partner: è necessario che si rivolgano a tutti gli organi preposti al sostegno, avrete risposte e aiuto.

simone giraudi

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium