/ Politica

Che tempo fa

Cerca nel web

Politica | 17 febbraio 2019, 14:56

Cuneo, il Gruppo Cuneo per i Beni Comuni chiede di inserire un ordine del giorno

Al prossimo consiglio comunale sul tema: "A rischio l’Unità nazionale con l’Autonomia regionale differenziata: Prima gli Italiani......ma solo quelli del Nord!"

Cuneo, il Gruppo Cuneo per i Beni Comuni chiede di inserire un ordine del giorno

Presentato un ordine del giorno del Gruppo Cuneo per i Beni Comuni. Ecco il testo:

I sottoscritti consiglieri comunali Ugo STURLESE,  Aniello FIERRO, Luciana TOSELLI, del Gruppo Cuneo per i Beni Comuni chiedono che nel corso della seduta del prossimo Consiglio Comunale venga posto in discussione il seguente Ordine del Giorno: A rischio l’Unità nazionale con l’Autonomia regionale differenziata: Prima gli Italiani......ma solo quelli del Nord!

                                                                                                                                    Il Consiglio Comunale di Cuneo

 

PRESO ATTO CHE

Giovedì 14 Febbraio, senza alcuna discussione pubblica e nella colpevole disattenzione generale sono approdati  al Consiglio dei Ministri gli accordi per l’autonomia differenziata di Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto (tre Regioni che producono il 40% del PIL del Paese), anche se è probabile che la firma sui testi da portare alle Camere sarà apposta solo fra alcune settimane, considerato un certo grado di dissenso fra le due forze di governo sull’impostazione generale del provvedimento, che comporta una profonda riforma dell’architettura dello Stato (secondo taluni una dissoluzione dello Stato unitario attraverso una secessione mascherata delle Regioni più ricche).

 

RICORDATO che tale prospettiva trae le sue origini dalla disastrosa realizzazione del Titolo V del 2001 realizzata dal Centro-Sinistra (estensore Bassanini) nell’imminenza di elezioni che sembravano favorire le posizioni autonomistiche nel vano tentativo di inseguire la Lega sul terreno che Le è più proprio. Si trattò di un pasticcio istituzionale che divise confusamente materie esclusive dello Stato o delle regioni e materie concorrenti oggetto di lunghi contenziosi fra Stato e Regioni.

 

MENZIONATO  che ne seguì un lungo periodo conflittuale con il prevalere all’inizio dell’ultimo decennio di orientamenti fortemente favorevoli al ridimensionamento dei poteri delle Regioni, colpite peraltro da diffusi comportamenti clientelari e corruttivi degli eletti sia al Sud come al Nord del Paese, tanto che Matteo Renzi nella sua peraltro infelice proposta di Referendum dell’Autunno 2017 pose l’obbiettivo di un nuovo centralismo al centro del dibattito e di una drastica ridefinizione dei poteri delle Regioni e delle materie delegate. La sconfitta di Renzi e nel Marzo di quest’anno l’affermazione giallo-verde ha riportato la pallina dell’autonomismo, costitutivo della Lega delle origini, nei numeri alti della roulette politica, favorita dalla fluttuazione ondivaga di un elettorato sempre più disorientato dagli effetti della crisi economica e dalla debolezza di un’offerta politica strutturata o  indotto viceversa alla semplificazioni dei problemi (l’autonomia come soluzione salvifica) e alla ricerca di facili capri espiatori (l’immigrazione come causa di concorrenza sleale e minacciosa sul posto di lavoro);

 

SOTTOLINEATO che il tema è stato accarezzato pericolosamente da molte forze politiche, compreso il PD, portatore anch’esso in Emilia-Romagna di una proposta “gentile” di accordo autonomistica (e senza promuovere un Referendum come in Lombardia e in Veneto). Il lato nobile e accattivante della proposta è centrato sul principio di sussidiarietà rispetto a tematiche che lo Stato Centrale non sarebbe in grado o non dovrebbe tout court esercitare. Il lato perverso e urticante è invece rappresentato dal trattenimento delle risorse in maniera crescente sul cosiddetto “residuo fiscale” definito a seconda del reddito prodotto in rapporto al costo dei servizi erogati -  i famosi Costi Standard –, creando così le premesse per una sperequazione crescente, ancor più in assenza di una definizione a priori dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) a diritto universale. Ciò impatta contro due situazioni non facilmente gestibili: i Comuni del Sud (sui quali ricadrebbero le conseguenze dei ridotti finanziamenti, anche se ciò viene negato dai sostenitori dell’assetto autonomistico) hanno iniziato energiche forme di protesta e così alcune aree del Meridione, mosse da evidenti preoccupazioni legate agli iniqui e poco solidali criteri distributivi delle risorse fra componenti dello Stato italiano, la cui unità rischierebbe di essere nei fatti compromessa e sostituita nei fatti da una Federazione di 21 piccoli  Stati-Regione. Anche sotto il profilo economico generale il provvedimento rischia di essere fallimentare, rendendo sempre più povere alcune regioni depauperate nel potere d’acquisto delle merci prodotte dal Nord produttivo del Paese (e quindi anch’esso danneggiato) e afflitte da fenomeni massicci di spopolamento per emigrazione. Sotto questo profilo si determinerebbe nel Sud la presenza di ampie fasce assistite dal reddito di cittadinanza, ma private nel contempo di possibilità di lavoro e di accesso a servizi qualificati (sanitari, sociali, scolastici). Tutto ciò sul piano politico potrebbe peraltro creare non pochi problemi alla stessa Lega nella sua nuova proiezione nazionale, riportandola alla vecchia dimensione secessionista delle aree del Nord del Paese (“LA SECESSIONE DEI RICCHI, come titola un appello che sta raccogliendo larghi consensi nel paese). Si tratterebbe di una oggettiva contraddizione  e di un ritorno alla Lega di Bossi: insomma da “Prima gli Italiani” a “Prima i Settentrionali”, eco di non lontani ricordi;

 

 

                                                                                                                                                                            RILEVATO CHE

in realtà, come sostenuto dal costituzionalista Paolo Maddalena,  “è lo stesso articolo 116 della Costituzione, introdotto nella modifica del titolo quinto della Costituzione, che è spurio rispetto ai principi fondamentali della

Costituzione stessa e costituisce il cavallo di Troia per sgretolare definitivamente lo Stato facendo passare tutte le più importanti competenze nelle mani delle Regioni. Oggi le Regioni hanno la competenza concorrente su un numero rilevante di materie importantissime quali la salute, le grandi vie di comunicazione nazionale, le fonti di energia e numerose altre materie. Nella stesura del titolo quinto si è trovato un compromesso proprio stabilendo che in queste materie così importanti le regioni devono limitare la loro attività alla legislazione di dettaglio, mentre le norme di principio devono essere emanate dallo Stato: un debole filo per mantenere ancora in piedi l´unità della Repubblica.È da ricordare inoltre che oltre l´articolo 116 c´è un ulteriore punto debole nell´articolo 117 titolo quinto della Costituzione che ha stabilito che la materia delle "norme generali sull´istruzione" (articolo 117 comma due lettera N) e le norme sull´ambiente (articolo 117 comma due lettera S) potessero passare nell´autonomia regionale differenziata”.

 

                                                                                                                                                                PRESO ATTO CHE

l’insieme di queste disposizioni lede i principi fondamentali della Costituzione e in particolare i seguenti: l´articolo 5 della Costituzione "La Repubblica è una e indivisibile", l´articolo 2 della Costituzione secondo il quale: "La Repubblica riconosce e garantisce i doveri di solidarietà politica, economica e sociale", l´articolo 3 della Costituzione secondo il quale: "La Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l´eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l´effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all´organizzazione politica, economica e sociale del paese", l´articolo 119 secondo il quale: "La Repubblica deve promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale", correggendo gli squilibri economici e sociali per favorire l´effettivo esercizio dei diritti della persona, destinando risorse aggiuntive ed effettuando servizi speciali in favore di regioni, città metropolitane e comuni. Ne consegue che l´articolo 116, come si diceva, introdotto con la legge costituzionale numero 1 del 2003, è privo di valore giuridico e come tale deve essere cancellato dalla Corte Costituzionale.

                                                                                                                                                          CONSTATATO CHE

in questo contesto le Regioni Lombardia, Veneto e Emilia Romagna chiedendo oggi che le materie di competenza concorrente (fino a 23 per il Veneto) divengano di competenza esclusiva delle regioni e che le citate materie definite norme generali sull´Istruzione e "ambiente ecosistema e beni culturali" passino dalla legislazione esclusiva dello stato alla legislazione esclusiva delle regioni  intendono realizzare un assetto istituzionale in contrasto con i principi fondanti della Costituzione (Parte Prima), così come si evince dalle bozze delle preintese stipulate dal Governo Gentiloni e poi dal Governo Conte.

Per far fronte a questo aumento di funzioni le tre regioni in questione chiedono il cosiddetto "residuo fiscale" vogliono cioè che i nove decimi del gettito fiscale riscosso in regione resti alla regione stessa. E inoltre chiedono che in relazione alle materie trasferite dallo Stato alle regioni vengano conferite alle regioni stesse nuove risorse da parte dello stato in base al criterio dei "bisogni standard" i quali dovrebbero essere determinati da

commissioni paritetiche di tecnici senza tener conto dei bisogni delle altre regioni e cioè caso per caso e indipendentemente dalla preventiva determinazione da parte dello Stato "dei livelli essenziali delle prestazioni

concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale" (articolo 117 comma due lettera M).

Insomma una vera e propria secessione, come è sempre stato nelle intenzioni della Lega, dell´Italia del nord rispetto all´Italia del centro-sud.

Se si pensa poi che queste "autonomie differenziate" possono essere chieste anche dalle altre regioni l´obbiettivo proprio del pensiero neoliberista, quello cioè di distruggere lo Stato nazionale, sarà stato perseguito.

L´Italia si troverà divisa non più in sette stati, come era prima dell´unità di Italia, ma in venti staterelli privi di forza e nelle mani delle multinazionali.

                                                                                                                                                                                                                                                         

TUTTO CIO’ PREMESSO,

 

                                                                                                                        il  Consiglio Comunale di Cuneo

esprime grande preoccupazione per i rischi che l’Autonomia Regionale differenziata determini condizioni ancora maggiori di diseguaglianza fra le Regioni del Paese in particolare fra quelle del Nord e del Sud del Paese, condannando quest’ultimo ad un ulteriore decadimento che danneggerebbe l’intero Paese e metterebbe a rischio la stessa unità della Nazione: in particolare non devono essere messi in discussione i principi universalistici che denotano il nostro Servizio Sanitario Nazionale e il nostro sistema scolastico;

chiede che il Parlamento non sia espropriato delle proprie prerogative e responsabilità decisionali sulla materia, come sembrano prevedere le bozze di accordo stipulate fra le prime tre Regioni ed il Governo;

chiede che qualunque eventuale decisione sull’attribuzione dei residui fiscali sia preceduta da un calcolo dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, che debbono obbligatoriamente essere assicurate a tutti i cittadini italiani.

 

 

Ugo Sturlese             Nello Fierro                  Luciana Toselli                     (Gruppo Cuneo per i Beni Comuni)

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium