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Cronaca | 19 febbraio 2019, 17:31

Casa d'appuntamenti a Cuneo, una cinese e un agente immobiliare accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione

I carabinieri l'avevano scoperta nell'aprile 2015. L’imputato si è dichiarato estraneo alla vicenda

Casa d'appuntamenti a Cuneo, una cinese e un agente immobiliare accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione

Svolgo quest’attività da una ventina d'anni, non ho mai avuto problemi simili”. E’ il commento che D.A. ha fatto davanti ai giudici collegiali questa mattina nel processo che lo vede imputato per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con L.L., cinese classe 1964.

D.A. è un agente immobiliare. Fu lui ad occuparsi della locazione di un piccolissimo alloggio, ricavato dalla divisione uno più grande, a Cuneo in corso Dante. Qui i carabinieri, dopo un periodo di appostamenti partiti grazie a una soffiata di una “fonte confidenziale” che segnalava un certo via vai di uomini, nell'aprile 2015 avevano trovato due donne orientali: una, più giovane, indossava un body, l'altra era vestita con abiti normali. Era quest'ultima che i militari avevano visto arrivare a bordo di una Punto bianca, scendere dall'auto e varcare un cancello carraio.

I frequentatori dell'appartamento avevano fornito agli inquirenti il numero di telefono, pubblicato su vari giornali cartacei e online, indicato sull'annuncio di una “giovane accompagnatrice orientale molto bella”. L'utenza telefonica risultava intestata alla L.L., come pure la proprietà della Punto bianca.

Più complicati erano stati gli accertamenti riguardo all'appartamento, che era risultato sconosciuto sia al Comune che all'Agenzia dell'Entrate: né tasse comunali pagate, né contratto d'affitto registrato.

L.L. si presentò nell’estate del 2013 per affittare un alloggio perché voleva andarci ad abitare da sola. Mi diede i suoi documenti, il permesso di soggiorno e una busta paga. Di lì a pochi giorni ci andò ad abitare” ha raccontato D.A.. “Non fu possibile registrare immediatamente il contratto di locazione perché c’era un problema di accatastamento. Pertanto feci la comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate soltanto nel dicembre 2014”.

Il nome di D.A. era emerso da alcune conversazioni telefoniche con il convivente della L.L., che cercava locali da affittare ad un prezzo conveniente: “L.L. me lo aveva presentato come il marito, che abitava a Tortino. Mi disse che si chiamava Beppe”, ha spiegato l’agente.

Il pm Chiara Canepa, citando alcuni passaggi delle trascrizioni delle intercettazioni fra i due, ha fatto notare che “Beppe” (già giudicato con rito abbreviato) aveva detto che l’imputato sapeva trattarsi di sfruttamento della prostituzione: “Ma se ne fossi stato a conoscenza come minimo gli avrei fatto mandare lo sfratto”, la risposta dell’imputato.

Il processo è stato rinviato per la discussione al 19 marzo.

Monica Bruna

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