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Attualità | 20 febbraio 2019, 13:03

Cuneo e la riqualificazione dei "luoghi della memoria": "Ricordare è importante per i giovani e le vittime dimenticate"

Coinvolti nel progetto di museo itinerante presentato ieri sera (19 febbraio) dall'architetto Sergio Costagli il rifugio antiaereo sotto il "Peano-Pellico" e le celle sotto l'Istituto Comprensivo di corso Soleri

L'entrata da via XX Settembre del vecchio Ufficio Politico Investigativo

L'entrata da via XX Settembre del vecchio Ufficio Politico Investigativo

Un museo itinerante che, in prospettiva, colleghi e valorizzi tutti i “luoghi della memoria” della città di Cuneo collegati alla storia della II^ guerra mondiale: l’amministrazione del capoluogo non ha mai nascosto il fatto che questo sia uno dei propri obiettivi più ambiziosi da portare a termine.

E partire dal rifugio antiaereo sotto il Liceo “Peano-Pellico” e dalle camere di tortura sotto l’edificio dell’Istituto Comprensivo di Corso Soleri (ex Ufficio Politico Investivativo) potrebbe essere, forse, il primo vero passo verso la sua realizzazione.

Il progetto è stato presentato nella commissione consiliare tenutasi nella serata di ieri (martedì 19 febbraio) nella sala consiglio del comune di Cuneo. A illustrare l’idea ci ha pensato l’architetto Sergio Costagli, promotore della stessa con il presidente del Consiglio comunale Antonino Pittari

Costagli ha ideato il progetto di recupero dei locali lo scorso anno. Pittari si è quindi occupato di visitare i locali stessi e di coinvolgere gli assessori Mauro Mantelli e Cristina Clerico: l’intera delegazione ha poi visitato il Museo del ‘900 a Torino, sulla cui falsariga si potrebbe realizzare il museo itinerante della città.

L’idea - di concerto con il dirigente Alessandro Parola, che ha già dato la propria disponibilità - è quella di far gestire le visite alla parte di museo sotto il liceo a un pool di studenti di 5^ formati e preparati. Secondo i presenti alla commissione i locali da riqualificare si trovano ancora oggi in buono stato e non sarebbero necessari particolari lavori: il costo dell’intera iniziativa, quindi, si prevede sarebbe contenuto.

La memoria di questa “Cuneo sotterranea” e il suo tramandarsi alle nuove generazioni, finora, era appannaggio dei singoli insegnanti del liceo e dell’Istito Comprensivo - ha sottolineato l’assessore Mantelli, sostenuto dalla Clerico nel riconoscere l’importanza divulgativa del progetto - ma racconta della vita quotidiana in uno dei nostri periodi più difficili, senza alcuna finalità politica”. 

Il recupero delle celle dell’UPI e dei rifugi antiaerei non è solo obiettivo formativo per le nuove generazioni nello spiegare cosa volesse dire vivere a Cuneo nel 1944 e nel 1945 - ha sottolineato Costagli - ma anche modo per rendere omaggio alle vittime, eroi silenziosi e in larga parte dimenticati a cui è giusto ridare una voce”.

E la storia raccontata dall’ampia documentazione presente nell’archivio storico della città - che comprende una mappa completa dei rifugi antiaerei, documenti fotografici relativi anche agli agenti del Servizio X di controspionaggio, cartellonistica e i protocolli di sicurezza per i civili e per le opere d’arte presenti in San Francesco - è proprio quella relativa ai due ultimi anni di guerra e occupazione nazi-fascista, di una Cuneo che fortunatamente non c’è più ma nella quale, come ricorda Costagli, “la tortura veniva largamente praticata dai servitori dello stato” e che ha visto la morte di oltre 98 persone. Importante ricordare il 2 dicembre 1944 Duccio Galiberti sia stato ospite proprio delle celle dell’UPI. 

In tutta la città i rifugi collettivi sono in totale sette, con un numero di posti variabile da un minimo di 280 a un massimo di 1100, e si trovano sotto l’ex caserma “Cantore” di corso Soleri, sotto discesa Bellavista lato Stura, sotto via della Pieve lato Gesso, sotto la Prefettura, sotto la stazione ferroviaria e sotto il palazzo del municipio. Di proprietà privata, poi, il MilitarKommandatur sotto corso Garibaldi. 

Tra i consiglieri intervenuti (Carlo Garavagno, Simone Priola e Tiziana Revelli) - tutti d’accordo con la prosecuzione del progetto - anche Ugo Sturlese: “Ricordo i fatti della guerra, alcuni meglio di altri, e ricordo come oltre ai rifugi sotterranei anche la zona di via Negrelli fosse considerata più protetta durante i bombardamenti. Ogni iniziativa di sensibilizzazione come questa è da difendere: nella ricostruzione storica, a volte, non si tiene conto dei disastri concreti realizzati dalla guerra, e non è mai detto che siano spettri allontanati per sempre”.

simone giraudi

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